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Via Filadelfia 88 | sabato 12 gennaio 2019, 09:05

Via Bogino 1, là dove è rimasto un pezzo di cuore

La sede dello storico Juventus Club Torino. Ne raccolgano il battito le nuove generazioni di tifosi bianconeri

Via Bogino 1, là dove è rimasto un pezzo di cuore

Ci sono luoghi che rimangono impressi nella memoria. Posti unici, irripetibili. Non tanto per stile o architettura, ma per le sensazioni provate, per le avventure vissute.

Via Po è da sempre uno dei punti nevralgici della città. Luogo per tanti giovani che hanno passeggiato sotto quei portici, riparo preferito della famiglia reale ai tempi della monarchia durante le giornate uggiose e le cui colonne videro lo sprigionarsi della pazzia nella mente contorta di un giovane Nietzsche.

All’angolo con via Bogino, dirimpetto a ‘Fiorio’ , in quel palazzo in cui il balcone del primo piano gira a snodo accarezzando via Po, quei muri trasudano di storia. Una storia bianconera, che molti di noi hanno vissuto quando, ancora ragazzini, varcavamo il portone di Via Bogino 1 per salirne le scale e aprire quella porta, ingresso dello JUVENTUS CLUB TORINO.

Un appartamento adibito a sede, che sprigionava tutto il fascino e la magnificenza della vecchia Torino. Soffitti alti, palchetto in legno massiccio e antico, specchi imponenti nel gran salone a riflettere le persone e donare maggior prospettiva all’intero locale.
E il bar, con il suo bancone e le scaffalature antistanti cariche di liquori e amari che caratterizzavano un’epoca: Strega, Nardini, Riccadonna, Molinari, Jagermeister, il Vecchio Amaro del Capo marchiato Caffo.

Martedì e Venerdì le serate catalizzanti, con la presenza dei molti iscritti, in coda per ritirare i biglietti della partita domenicale.
La tessera del Club e l’iscrizione all’Ancol erano il grimaldello per i biglietti ai Soci a prezzi ridotti (in gergo da balconata, il ‘ridotto club’). Tagliandi colorati, del tutto identici a quelli dei cinema pornografici di terza serie.

La variante, caratterizzante l’evento calcistico, era il timbro sul retro, che identificava la partita. Per rompere l’attesa e aspettando i tanti ragazzi dei gruppi che lì confluivano, oltre a usuali birre, liquori o amari, le tante partite a calcetto e quelle a bigliardo. Nella sala dedicata, attorno al panno verde, decine di ragazzi disquisivano di trasferte e del tifo in gradinata.

Da quella sede passavano decine di giocatori, venivano ospitati centinaia aderenti ai vari Juventus Club e le allora tifoserie amiche, nel rituale classico della Cena domenicale post partita.
Ricordo con nostalgia le feste per gli scudetti vinti, con il locale affollato da centinaia di persone provenienti da ogni dove.

I venerdì precedenti il derby la zona era invasa da gruppi ultras rivali, dai lampeggianti della polizia. Con ‘il Bogino’ che a volte diventava il Forte Apache juventino.
Un pezzo di cuore, insieme alla giovinezza, è rimasto tra quelle pareti. Per sempre. Ne raccolgano il battito le nuove generazioni di tifosi juventini.

Sintomo di amore e di dedizione a un’avventura iniziata da un gruppo di liceali all’Istituto D’Azeglio di Torino nel novembre del 1897 e diventata Storia.

Beppe Franzo

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