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Attualità | 20 gennaio 2019, 15:45

Piemonte fanalino di coda per i beni confiscati alla mafia che vengono riutilizzati

I numeri emersi nei giorni scorsi a margine di un evento a Nichelino: solo il 18% di ciò che era in possesso della criminalità viene restituito alla collettività. E l’attesa media è di oltre cinque anni

Piemonte fanalino di coda per i beni confiscati alla mafia che vengono riutilizzati

Nei giorni scorsi la presentazione del progetto “casa dei diritti” a Nichelino, che vedrà la luce ai primi di marzo nella struttura che in passato era un centro estetico usato dalla ndrangheta per riciclare denaro sporco, è stata l’occasione per fare il punto sulla situazione dei beni confiscati alla mafia.

E dai numeri forniti dall’analisi dell’associazione Libera Piemonte, aggiornata al novembre del 2018, la nostra regione si segnala purtroppo come fanalino di coda nella classifica del riutilizzo sociale dei beni sottratti alla criminalità. Infatti, a fronte di un numero complessivo di 940 particelle confiscate, che fanno del Piemonte la settima regione in Italia (e la seconda nel nord), solo 170 sono state quelle destinate a riutilizzo: una percentuale del 18,1% che è la più bassa in assoluto, solo l’Emilia Romagna con il 18,7% si attesta su un valore vicino a quello del Piemonte. Dalla Basilicata (terza della graduatoria a quota 20%) si sale progressivamente fino ad arrivare al top rappresentato dal Trentino Alto Adige, che sfiora quota 89%.

A incidere in maniera negativa sono anche i lunghissimi tempi di attesa: in media passano 1925 giorni, cioè 5 anni e due mesi, prima che venga completato tutto l’iter e un bene sottratto alla mafia venga destinato a nuovo utilizzo a favore della comunità. Insomma, i quattro anni e mezzo trascorsi tra l’esproprio fatto alla ndrangheta e il nuovo riutilizzo deciso dal comune di Nichelino per il bene di largo Delle Alpi che a breve rinascerà a nuova vita, sono un periodo relativamente più breve.

Il lavoro di raccolta, analisi, approfondimento e monitoraggio dei dati si sviluppa attraverso il Geoblog, strumento che dal 2008 racconta la storia dei beni confiscati e il radicamento delle mafie in Piemonte. Le abitazioni (51%) e i terreni (38%) sono le categorie predominanti tra quelle classificate e i soggetti destinatari degli immobili sono, per la stragrande maggioranza, gli enti locali (80%), considerandoli fruitori diretti o coloro che poi li assegnano a realtà del terzo settore per fini sociali. Il restante 20% viene trasferito a forze dell’ordine e amministrazioni per finalità di tipo istituzionale.

L’incontro organizzato da Libera Piemonte e dall’associazione Avviso Pubblico è servita anche per cercare di spiegare meglio come sia cambiato il fenomeno delle mafie. Rispetto alle stragi di Capaci e via d’Amelio del 1992, oggi la criminalità organizzata non è più dedita solo ad attentati e azioni di forza, non impone la sua legge solo con la violenza o l'intimidazione, ma spesso si insinua in modo silenzioso nei tessuti sociali e produttivi. Punta all’economia legale, si aggiudica appalti, arriva a condizionare persino l’elezione dei sindaci, tanto che è presente nella vita di tutti i giorni in modo sempre più silenzioso. E spesso inconsapevole per la gente.

Sì, perché a fronte di un 56,5% degli intervistati da Libera che dichiara che la corruzione e le mafie esistono anche in Piemonte,  il 75% ritiene però che non esista una pericolosità sociale nei nostri territori, considerando la criminalità organizzata un fenomeno che dilaga in altre regioni come Campania, Sicilia o Puglia. Le indagini delle forze dell’ordine e della magistratura, come ha testimoniato il recente caso di San Giusto Canavese, dimostrano invece che la ndrangheta e le mafie stanno prendendo piede anche in aree che si pensavano incontaminate.

“Per questo, serve l’impegno sempre attivo della politica e un’azione di prevenzione e coscienza del fenomeno che parta dalle scuola”, ha spiegato Diego Sarno, assessore alla Legalità di Nichelino e coordinatore regionale di Avviso Pubblico. “Questa lotta deve essere combattuta a tutti i livelli per produrre dei risultati”.

Per avere maggiori informazioni sulla realtà dei beni sotratti alla mafia cliccare su openregio.it oppure www.confiscatibene.it

Massimo De Marzi

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