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Scuola e formazione | 30 gennaio 2019, 19:53

Scuola e formazione, a Torino la lezione di Barack Obama: "La città cambia, deve cambiare anche il modo di insegnare"

Valentino Magliaro, Civic leader in Italia di Obama Foundation, insieme a Oscar di Montigny ha incontrato i ragazzi in un incontro organizzato dalla World International School of Torino: "Deve cadere la barriera tra pubblico e privato, il mondo del lavoro ha un approccio sempre più pratico e meno accademico"

Scuola e formazione, a Torino la lezione di Barack Obama: "La città cambia, deve cambiare anche il modo di insegnare"

Scuola e formazione, per riuscire a ritagliarsi il proprio spazio nel futuro. E' questa la ricetta vincente nel mondo che cambia. E pochi territori come Torino e il Piemonte ne sono interpreti perfetti.

Proprio Torino, nella giornata di oggi, ha ospitato un incontro sul tema alla presenza di Valentino Magliaro, Civic Leader in Italia di Obama Foundation scelto da Barack e Michelle per il suo impegno educativo e sociale e Oscar Di Montigny, fondatore di Mediolanum Corporate University. Sono stati loro i relatori scelti per l’incontro organizzato da WINS - World International School of Torino.

La domanda di fondo, parte dalla convinzione sempre più diffusa che il 65% dei bambini di oggi faranno un mestiere che non è ancora stato inventato. Una sfida innanzitutto per la scuola stessa, che deve preparare i ragazzi a un qualcosa che è ancora del tutto ignoto.

Valentino Magliaro ha 26 anni ed è stato scelto dall'ex presidente degli Stati Uniti, insieme alla moglie Michelle, per il suo impegno ad alto impatto educativo e sociale per i giovani. Tutto è iniziato proprio a scuola: eletto Presidente dell'assemblea degli studenti all'ITE Tosi di Busto Arsizio, poi non si è più fermato. Ha coinvolto per il progetto Expo Milano 2015 più di 45mila studenti di tutta Italia. Poi la possibilità di conoscere Barack Obama, la partecipazione al TED Women 2018, i viaggi negli Stati Uniti e in Europa, gli incontri con Tim Cook, la Ceo di Wikipedia Katherine Maher e con tanti altri profili che hanno un impatto su milioni di persone. La scuola vincente per Valentino è quella aperta al mondo, alla contaminazione tra saperi, culture e punti di vista differenti per insegnare ai ragazzi il rispetto dell’altro, dell’Istituzione e, come ha imparato da Obama, il give back.

"Qualsiasi città ha la scuola come punto di riferimento per la collettività - dice Magliaro - sia che si tratti di una metropoli come Milano, sia che si tratti di un piccolo paese di provincia. Ma se la scelta, dall'asilo alle medie, è legata alla territorialità di quella scuola, quello che manca al nostro Paese è il passo successivo, la scelta dell'insegnamento dalle superiori in poi".

E non è un problema di qualità della didattica. "Anzi, ce la invidiano e siamo di riferimento in tutto il mondo. Il problema è la parte della pratica, che abbiamo sempre tralasciato, nella convinzione - errata - che il pubblico dovesse appartenere a un mondo completamente opposto rispetto al privato. Serve invece dialogo, abbattere questa barriera, perché la necessità nel mondo del lavoro è sempre meno accademica e più pragmatica, operativa".

Torino non è Milano, a livello di metropoli, ma se da un lato il discorso è ugualmente valido, nel caso della città della Mole assume un valore ulteriore. "Milano guarda al mondo, ma in maniera talmente pronunciata da non avere quel legame con il territorio che Torino conserva ancora. Chi fa impresa a Torino, chi investe a Torino, lo fa tenendo presente il territorio. Dunque c'è una premessa ancora più forte per un dialogo che possa dare risultati. E' necessario però attivare quella comunicazione tra pubblico e privato, tra scuola e imprese, che è necessario. Forse nei primi tempi non darà grandi evidenze, ma nel medio-lungo periodo può dare risultati enormi".

Questo, anche se Torino sta vivendo un'impetuosa trasformazione: da città prettamente manifatturiera a città industriale, ma con un'anima turistica e non solo. "Torino deve definire quali sono le priorità e la direzione che deve seguire. E poi muoversi in maniera collettiva, omogenea. Non basta che lo facciano singole realtà, deve essere tutto il sistema che si muove".

Intanto, la Fondazione Obama osserva e si struttura, in Italia come in Europa: "Al momento non sono ancora iniziate le attività perché siamo nella fase di scouting e di ricerca nelle varie aree dei migliori talenti da valorizzare - conclude Magliaro - ma l'intenzione è di far partire i primi progetti tra la fine del 2019 e il 2020. Cerchiamo persone e progetti che, già da soli, abbiano mostrato un potenziale di impatto sul territorio di riferimento. Un potenziale che con il sostegno della Fondazione può dare risultati ancora superiori".

Massimiliano Sciullo

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