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Economia e lavoro | 06 febbraio 2019, 14:42

Tav, Api Torino incalza l'esecutivo: "Tutta l'Europa ci ride dietro, al governo uno sdoppiamento di personalità"

Il presidente delle piccole e medie imprese Corrado Alberto: "Presto però presenteremo il conto, il mondo dell'economia non ha la memoria corta"

Tav, Api Torino incalza l'esecutivo: "Tutta l'Europa ci ride dietro, al governo uno sdoppiamento di personalità"

Resta incandescente il clima intorno alla Torino-Lione. A una settimana dalla visita del ministro degli Interni Matteo Salvini al cantiere di Chiomonte e a poche ore dall'ennesimo scambio di battute sul tema dell'analisi costi-benefici, è di nuovo il tessuto produttivo torinese a far sentire la propria voce.

In particolare Corrado Alberto, presidente di Api Torino: “Sulla Tav ci stiamo facendo ridere dietro da tutta Europa. Anzi di più, il nostro Governo mi pare stia vivendo una sorta di sdoppiamento della personalità e di azione visto che una sua parte non sa quello che fa l’altra. E non solo, perché ad oggi, al di là di voci riportate da alcuni giornali, nulla di concreto si conosce di questa fantomatica analisi costi-benefici. L’Italia che lavora e produce non merita tutto questo”.

Alberto, oltre che delle piccole e medie imprese del territorio, si fa anche portavoce del gruppo di 33 associazioni che rappresentano il sistema della produzione e del lavoro torinese e piemontese. “Se davvero il Ministro delle Infrastrutture ha consegnato al Governo francese l’analisi costi-benefici sull’opera senza prima renderla nota al Governo Italiano nella sua interezza, ha compiuto una scorrettezza istituzionale inammissibile oltre che offeso un territorio importante come il Piemonte. Soprattutto comunque, tutto questo è il segno di uno stato confusionale che deve preoccupare tutti”.

“Il Governo gioca con il futuro delle imprese e dei lavoratori – conclude il presidente di Api Torino -, ma il momento di presentare il conto sta arrivando molto velocemente. I politicanti di ogni colore privi di senso dello Stato, e ottusamente chiusi al futuro, non credano che il sistema dell’economia abbia la memoria corta”.

Massimiliano Sciullo

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