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Attualità | 09 febbraio 2019, 07:00

L'accoglienza negata, famiglia di profughi siriani bloccata in Libano

Papà, mamma e sette figli sarebbero dovuti arrivare a Torino la scorsa settimana attraverso i “corridori umanitari”. Il coordinatore del progetto: “Faremo tutto il possibile per sbloccare la situazione”

L'accoglienza negata, famiglia di profughi siriani bloccata in Libano

Una famiglia numerosa dall'inferno del campo profughi di Tel Abbas, in Libano, a Torino in cerca di un futuro diverso, lontano dal presente di bombe, distruzione e povertà che attanaglia la Siria da ormai troppi anni: doveva essere questo, nella mente di organizzatori e presenti, il film della serata di presentazione (ieri sera presso l'oratorio Sant'Anna di borgo Campidoglio, ndr) del nuovo progetto di accoglienza voluto da diverse realtà laiche e religiose tra cui le parrocchie dell'Unità Pastorale 9, Operazione Colomba e associazione Accomazzi.

Jassem, la moglie e i loro sette figli erano già pronti a ricevere l'abbraccio della comunità cittadina quando, invece, l'alt improvviso imposto dal Ministero dell'Interno li ha costretti a restare ancora in Libano; a raccontarlo è Tommaso Panero di Operazione Colomba, coordinatore del progetto: “Quando tutto sembrava pronto – spiega – gli uffici del Ministero non hanno fornito il visto dicendo che la famiglia non ha diritto alla protezione internazionale, senza fornire ulteriori indicazioni; si tratta di una situazione ingiusta e incomprensibile perché, al momento, i corridoi umanitari sono l'unico canale sicuro e legale di migrazione”.

Nonostante le difficoltà contingenti, nel corso della serata si è parlato della difficile situazione dei profughi siriani in Libano e tutti si sono dimostrati determinati nel voler proseguire con il progetto di accoglienza: “Faremo tutto il possibile - continua Panero – per risolvere la situazione e far sì che la famiglia di Jass arrivi in Italia al più presto. Il nostro gruppo si sta, in ogni caso, organizzando come se fossero già qui: abbiamo anche deciso di inviare un contributo economico mensile per contribuire al loro sostentamento”. Prosegue, nel frattempo, il progetto di inserimento e integrazione per la famiglia del fratello di Jass Alì, approdata in Italia nel 2017 e ospitata a Rivalta dall'associazione Il filo d'erba. 

Marco Berton

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