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Economia e lavoro | 10 febbraio 2019, 13:10

Il micro-artigianato torinese allo specchio: la prima metà del 2018 porta buone notizie solo per un'azienda su cinque

L'indagine di Cna Torino evidenzia vendite in aumento solo per il 21,8%, mentre per il 32,3% sono calate. Le imprese denunciano un aumento del costo delle materie prime e una crisi di liquidità

Il micro-artigianato torinese allo specchio: la prima metà del 2018 porta buone notizie solo per un'azienda su cinque

Ditte individuali o al massimo con 3 dipendenti e in grado di fatturare qualcosa meno di 65mila euro all'anno. Sono le imprese artigiane che Cna Torino ha voluto ritrarre nel suo identikit, sia per coglierne lo stato di salute in termini congiunturali, sia per capire a che punto siano del cammino verso l'innovazione e il famigerato traguardo del 4.0.
Ma quel che più interessa di questa analisi è l'andamento economico nel primo semestre 2018, periodo nel quale le cose non sono andate particolarmente bene e durante il quale si sono evidenziate alcune criticità: il 46% registra vendite stabili, il 32,3% una diminuzione, il 21,8% un aumento. Le esportazioni sono stabili per il 52,3% delle imprese, in aumento per il 33,8%, in calo per il 13,8%. L’occupazione è stabile nel 72,8% dei casi, in diminuzione nel 17% e in aumento nel 10,2% dei casi. Le imprese, infine, denunciano un aumento del costo delle materie prime (63.7%) e una crisi di liquidità (46,6%).

“L’analisi delle caratteristiche delle imprese torinesi è fondamentale per la definizione di qualsiasi politica di sostegno e sviluppo del territorio. Da questi dati di fatto si deve partire per non rischiare di sprecare le poche risorse pubbliche ancora a disposizione” dichiara Nicola Scarlatelli, presidente di CNA Torino commentando quanto emerge dallo studio del professor Daniele Marini all’interno dell’Osservatorio permanente “MPI: Monitor delle Piccole Imprese” di CNA Piemonte realizzato in collaborazione con Community Media Research e in partnership con UniCredit.

Le 900 ditte intervistate facenti parte del campione sono nel 50,8% dei casi artigiane e nel 55% ditte individuali (17.9% Snc e 16% Srl). Il 37,5% è senza dipendenti e un altro 33,8% ha tra 1 e 3 dipendenti, il 19% ne ha tra 4 e 9 e solo il 9,6% 10 o più. Il 26,6% delle imprese è stato fondato prima del 1989, il 23,3% tra il 1990 e il 1999, un altro 27,2% tra il 2000 e il 2009 e il 23% dal 2010 in poi. L’età dei titolari è quindi nel 29,9% dei casi oltre i 60 anni, nel 39,7% tra i 50 e i 59 anni, nel 20,9% tra i 40 e i 49 anni e solo nel 9,5% dei casi al di sotto dei 40 anni. Per quanto riguarda il genere dei titolari di impresa nel 61% dei casi sono uomini.

Dall’analisi dei settori di attività, il più numeroso risulta essere l’impiantistica idraulica ed elettrica (21%), seguito dall’edilizia (11,9%), dalle lavorazioni meccaniche (10,9%) e dal trasporto merci (7,4%). Rilevanti, anche se in minor misura le attività professionali (7.7%), le autoriparazioni (6,6%), le attività di acconciatura ed estetica (6,4%) e il commercio (5,9%). Chiudono la classifica il legno arredo (3,1%), l’alimentare (2,4 %), la stampa e le attività tipografiche (1,8%) e il tessile e abbigliamento (1,7%). Più in generale quindi le imprese per macro-settore di attività sono così distribuite: 33% costruzioni ed impiantistica, 31,9% servizi, 22,6% manifatturiero e 12,5% commercio. Il settore manifatturiero nel 65,4% dei casi fornisce prodotti finali, nel 28,7% dei casi prodotti intermedi e nel 5,9% dei casi beni strumentali. Il settore del commercio e dei servizi nel 52,4% dei casi serve le imprese private, nel 42,3% dei casi le persone e nel 5,3% dei casi la pubblica amministrazione.

Il fatturato annuo nel 42% dei casi non supera i 65mila euro, nel 13% dei casi è compreso tra 65mila e 100mila, nel 15% dei casi tra i 100mila e i 250mila, nell’11,5 % dei casi tra i 250mila e i 500mila, nel 10,7% dei casi tra i 500mila e 1 milione di euro. In un confortante 9,6% dei casi supera il milione di euro. Il mercato di riferimento delle imprese intervistate è nel 78,9% dei casi prevalentemente nazionale (59,8% nessuna apertura e 19,1% flebile apertura) e nel 21,1% dei casi internazionale (17,6% apertura sostenuta e 3,5% prevalentemente estero).

Alla presentazione dei dati ha preso parte anche il rettore del Politecnico, Guido Saracco: "E' la prima volta che un Rettore del Politecnico partecipa ad un'assemblea delle imprese della Cna. E mi sento a mio agio. Ho voluto all'interno del Politecnico un referente per le Pmi, il professor Pierluigi Claps. Credo nel dialogo tra le vostre imprese e il Politecnico. Mi chiedo cosa facciamo oggi per il 90 per cento delle imprese del territorio e la risposta è: ancora troppo poco".

M.Sci

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