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Eventi | 10 febbraio 2019, 17:45

Dario Argento al Circolo dei Lettori e il suo rapporto speciale con Torino

Il regista romano, i suoi film e il suo amore per la città della Mole, teatro di "Profondo Rosso" e di altre pellicole di successo

Dario Argento al Circolo dei Lettori e il suo rapporto speciale con Torino

Mercoledì sera, un Circolo dei Lettori gremito ha accolto il maestro Dario Argento. Ufficialmente l’incontro doveva essere incentrato sulla raccolta di racconti Horror, storie di sangue, spiriti e segreti, pubblicata da Mondadori nel febbraio del 2018. Sei storie scritte dal regista, ispirate a sei luoghi dell’orrore.

Ma, dato il legame speciale che Argento ha sempre avuto con la nostra città, rapidamente l’attenzione si è spostata su quest’argomento. “Io stasera, a Torino, sono tornato a casa” ha esordito. E non è stata certo una frase di circostanza considerando che Argento ha girato qui alcune tra le sue pellicole più famose, tra cui il celeberrimo Profondo Rosso (1975).

“La storia tra me e questa città è molto lunga. Cominciò moltissimi anni fa, quando mio padre dovette venire a Torino per un lavoro e scelse me, che ero il più grande dei figli, per accompagnarlo. Arrivammo di sera e attraversammo queste strade lucide di pioggia, con luci gialle che si riflettevano sulla pavimentazione, piazze grandissime e poche persone in giro. Fui rapito dallo spirito del luogo. E non intendo il trascendente, l’esoterico o il misterioso di cui tanto si parla. Ma lo spirito degli abitanti e dell’architettura, ogni angolo era diverso, un guazzabuglio di stili e influenze”.

La fascinazione fu tale che, molti anni dopo, in procinto di cominciare il suo primo film, L’uccello dalle piume di cristallo (1970), il maestro chiese ai finanziatori di girarlo proprio a Torino. “Ma all’epoca la città era ai margini del cinema, sarebbe stato necessario portare tutte le maestranze da fuori. E quindi la mia richiesta fu respinta e il film si fece a Roma”.

L’anno successivo, però, forte del grande successo ottenuto con il suo esordio, Argento ripeté la stessa richiesta per il suo secondo film e questa volta fu esaudita. E così Il gatto a nove code (1971) fu girato a Torino. “Penso di essere stata la persona” racconta il regista, “che ha creato in questa città un gruppo di lavoro di scenografi, macchinisti, attrezzisti, che hanno portato il cinema qui e lo hanno fatto crescere”. Un’intera generazione di lavoratori torinesi della settima arte, nata grazie alla spinta e all’opportunità data dal maestro dell’horror.

Negli anni poi, Dario Argento ha spostato l’attenzione dal centro alla periferia e, per girare Non ho sonno (2001), è entrato letteralmente nelle case dei torinesi. “Andai nei quartieri che Agnelli aveva costruito per i suoi operai. Quando andavo a vedere quelle case tutti erano contenti, mi accoglievano, mi facevano visitare i loro appartamenti, le camere, provare perfino i letti. Mi raccontavano le loro storie. Storie che nessuno aveva mai chiesto. Fatelo anche voi, visitate quei posti, parlate con quelle persone, hanno molto da raccontare”.

L’amore di Argento per Torino è tangibile e reciproco. Lui una volta disse “Io faccio cinema perché voglio essere amato”. Lo scopo è raggiunto, il sentimento è forte, sincero e meritato.

Rossana Rotolo

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