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Economia e lavoro | 11 febbraio 2019, 17:02

Trattativa sul contratto, FCA e Fiom sempre più distanti: "Serve una mobilitazione dei lavoratori"

I metalmeccanici della Cgil insoddisfatti dopo il nuovo incontro separato rispetto alle altre sigle. Lazzi: "Le distanze rimangono siderali"

Trattativa sul contratto, FCA e Fiom sempre più distanti: "Serve una mobilitazione dei lavoratori"

Fumata nera, anzi nerissima, dopo l'ultimo incontro tra FCA e i sindacalisti della Fiom-Cgil per il rinnovo del contratto nazionale. Si è trattato, come è ormai abitudine, di un vertice separato rispetto a quelli che vengono condotti dall'azienda con le altre sigle metalmeccaniche (cosiddette "firmatarie" dell'ultimo accordo in materia). Ma se i commenti degli altri rappresentanti dei lavoratori erano apparsi cauti, ma di apertura in vista dei prossimi confronti, quelli che arrivano dai metalmeccanici Cgil sono decisamente più aspri. 

"Sono emerse in modo chiaro le distanze siderali che ci sono tra la FIOM-CGIL e FCA/CNHI in merito all’impianto del contratto di lavoro specifico applicato nel gruppo - dice Edi Lazzi, segretario provinciale di Fiom -. Un impianto che nega il ruolo contrattuale e di rappresentanza dei lavoratori da parte dei delegati sindacali interni agli stabilimenti e conferma il meccanismo sanzionatorio alle organizzazioni sindacali firmatarie. Inoltre sui singoli punti di merito, come orario di lavoro, salario e premialità, le proposte fatte sono state sostanzialmente respinte dalla controparte. Anche sul piano industriale e sulla piena occupazione, che è il primo punto delle nostre richieste, non si sono fatti passi avanti. Adesso serve mobilitarsi con i lavoratori. Nei prossimi giorni faremo assemblee e volantinaggi ai cancelli in preparazione di un’iniziativa che accenda i riflettori sulla situazione disastrosa del settore automotive e in particolare di FCA".

"Un'iniziativa - prosegue Lazzi - che parlerà alla città, alle Istituzioni e al Governo, perché non è più tollerabile stare fermi a guardare lo sgretolamento continuo dell’economia del torinese».

Massimiliano Sciullo

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