Economia e lavoro - 11 febbraio 2019, 06:00

Confartigianato Piemonte, l'eredità del 2018 è pesante: "Serve un impulso con le infrastrutture"

In calo le previsioni per il nuovo anno. Il presidente Felici: "Il Governo agisca sulle grandi opere che diano rilancio e competitività, dalla Torino-Lione al ponte di Genova"

Confartigianato Piemonte, l'eredità del 2018 è pesante: "Serve un impulso con le infrastrutture"

Il 2018 è ormai negli specchietti retrovisori, ma per il mondo dell'artigianato è ancora tempo di fare il punto. E il bilancio che emerge, attraverso l'elaborazione fatta dall'ufficio studi di Confartigianato Piemonte, è quello di un periodo in cui resiste la voglia di tenere duro, ma in cui non mancano certo le difficoltà e gli aspetti oscuri in vista del futuro.

Calano infatti le proiezioni sull’andamento occupazionale nel quarto trimestre 2018 al 5,11%, mentre le stime riguardanti la produzione totale calano all’11,05%, quelle concernenti l’acquisizione di nuovi ordini si attestano al 4,42% e quelle sui nuovi ordini per esportazioni raggiungono il 4,76%.

“Sulle valutazioni parzialmente negative delle imprese artigiane – commenta Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – pesano indubbiamente il rallentamento dell’economia mondiale e la stretta creditizia. Confidando nel senso di responsabilità del Governo e di tutte le forze politiche, riteniamo che un forte impulso all’economia italiana, ed in particolare a quella del Piemonte, possa venire da un’effettiva politica di rilancio degli investimenti infrastrutturali, indispensabili al miglioramento della competitività delle imprese, all’attrattività dei territori ed al potenziamento dei collegamenti con l’Europa. Porti, ferrovie, centri intermodali rivestono importanza strategica per lo sviluppo. La realizzazione delle grandi opere e la conservazione e manutenzione dell’esistente può dare alle piccole e medie imprese, molte delle quali artigiane, importanti occasioni di lavoro e di crescita di attività ed occupazione". 

"Cito a titolo d’esempio la ferrovia Torino – Lione, il Terzo Valico, la ricostruzione del ponte di Genova”.

“Le piccole imprese – prosegue Felici – continuano a scontare il peso di una burocrazia eccessiva. Auspichiamo quindi che il decreto legge semplificazioni possa essere migliorato nell’iter parlamentare portando ad un’effettiva semplificazione. Inoltre devono essere rese operative norme già esistenti contenute nello Statuto delle Imprese in attuazione dello Small Business Act per concretizzare la proporzionalità degli oneri rispetto alla dimensione d’impresa e l’interconnessione tra le banche dati delle pubbliche amministrazioni in modo che imprenditori e cittadini non siano più costretti a perdere tempo e denaro per fornire agli uffici pubblici informazioni e documentazioni già in loro possesso. Occorre inoltre semplificare le procedure per la partecipazione agli appalti pubblici ed il sostegno alle Pmi creditrici della Pa”.

Per quanto riguarda i ritardi nei pagamenti, nonostante un trend in discesa, nel confronto internazionale l’Italia presenta un debito commerciale delle pubbliche amministrazioni più elevato rispetto agli altri maggiori Paesi europei. Secondo i dati di Eurostat, nel 2017 l’Italia presentava un debito commerciale della PA verso le imprese per beni e servizi – per la sola parte di spesa corrente – pari al 2,8% del PIL, il secondo più elevato dopo la Croazia (3,1%) e quasi il doppio rispetto alla media dell’Eurozona e dell’Unione Europea (entrambe con l’1,6%).

Per quanto riguarda il credito, in cinque anni (dicembre 2012 – dicembre 2017) i prestiti all’artigianato si sono ridotti complessivamente dell’importo di 13,7 miliardi, pari al -26,1%, oltre 10 punti quello registrato dal totale delle imprese (-15,6%).  A dicembre 2017, rispetto a dicembre 2016, la quantità dei prestiti alle imprese artigiane in Piemonte è diminuita del 4,1%. Si riconferma quindi la necessità di agevolare l’accesso ai finanziamenti da parte delle piccole imprese.                


Dagli ultimi dati dell’Osservatorio dell’Artigianato della Regione Piemonte aggiornati al 1° luglio 2018, risulta che le imprese artigiane erano 120.053 e si prevede che nel primo semestre dell’anno in corso si ridurranno di 265 unità produttive, scendendo così a 119.788 (la riduzione più sensibile, in valore numerico assoluto, riguarda la provincia di Torino che si posiziona sulle 61.133 imprese, con una perdita di 106 unità).

L’occupazione nell’artigianato in Piemonte, al 1° luglio 2018, contava 252.129 unità lavorative, di cui 137.994 autonomi e 114.135 dipendenti (nel 2007 gli addetti, tra titolari e dipendenti, erano 313.533). Per quanto concerne l’apprendistato, si rileva che i giovani coinvolti, che nel 2016 erano 19.449, sono saliti al 31 dicembre 2018 a 28.150 unità.

M.Sci

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