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Economia e lavoro | 27 febbraio 2019, 18:21

Luserna San Giovanni, c'è una raccolta firme contro il cantiere "pericoloso"

Sotto accusa l’area all'incrocio tra via Primo Maggio e via Trieste, dove da tempo si svolgono lavori per smantellare l’ex pompa di benzina

Luserna San Giovanni, c'è una raccolta firme contro il cantiere "pericoloso"

 

I commercianti e i cittadini lusernesi sono preoccupati per quell’area all’incrocio tra via Primo Maggio e via Trieste, dove da tempo si svolgono lavori per smantellare l’ex pompa di benzina. Un paio di settimane fa c’è stato un investimento e l’anziana, travolta da un’auto in svolta, è morta la scorsa settimana in ospedale a Torino.

L’incidente è stato rilevato dai carabinieri e sul corpo dell’anziana Giuseppina Mottura, 90 anni, sono in corso accertamenti per stabilire se ci sia una correlazione con l’incidente.

La vicenda però aveva fatto non poco scalpore e i commercianti, d’accordo con il Comune, il 15 febbraio hanno lanciato una raccolta firme per segnalare la pericolosità del cantiere e fare pressione su Eni.

“È davvero un problema per la viabilità e, in accordo con il Comune, abbiamo deciso di muoverci” spiega Laura Giacoletto, presidente dell’Associazione Artigiani e Commercianti del paese.

Le firme vengono raccolte in diverse attività, non solo del centro, per garantire massima copertura: bar le Tre Galline, Lisi bar, Ferramenta Malan, Pasticceria Val Pellice, Tabaccheria Bertalot, trattoria I Topi e Botega ’d la Piassetta.

“Lo scorso anno avevamo chiesto a Eni di acquisire quello spazio, perché volevamo farne un parcheggio. Ci hanno detto che ci avrebbero contattati, ma non si sono fatti più sentire – lamenta il sindaco Duilio Canale –. Dopo l’investimento ho fatto subito pervenire la documentazione all’Eni per sottolineare nuovamente la pericolosità del cantiere”. Ma non è arrivata nessuna risposta. Ora c’è un ennesimo tentativo di fare pressione con una raccolta firme. “Contiamo di chiuderla in qualche giorno e poi girare tutto al Comune per inoltrarlo ad Eni” conclude Giacoletto.

 

Marco Bertello

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