/ Attualità

Attualità | 01 marzo 2019, 07:59

Parigi val bene una Messa, ma il piagnisteo biancazzurro quanto può valere?

Cresce l'attesa in vista del big match di campionato di domenica sera, Napoli-Juventus

Parigi val bene una Messa, ma il piagnisteo biancazzurro quanto può valere?

Domenica sarà Napoli-Juve. 

Partita che conta per lo scudetto come il cavolo a merenda, vista la distanza abissale tra le due squadre in classifica. Ma la città di Pulcinella vive l’evento con l’isterismo fobico degli eterni perdenti. Tre punti e la colossale goduta al novantesimo avrebbe un impatto devastante su una città e un pubblico rimasto calcisticamente fermo alle VHS su Diego Armando. Una sorta di terno all’otto collettivo. 

Sì lui, l’argentino dagli orecchini prezzolati e dal naso fino, che non perde occasione per tributare onori ai biancazzurri e distribuire stilettate gonfie di invidia ai bianconeri. 

La novità della partita è il Settore Ospiti aperto, dove però regnerà l’assenza dei gruppi ultras, circospetti e timorosi di nuovi tranelli, ormai un rituale per le tifoserie rivali in quel del San Paolo. Le ultime trasferte all’ombra del Vesuvio hanno riportato indietro più ragazzi con la diffida in tasca che altro. 

Oltre all’ormai consuetudine di far accedere al Settore i Gruppi ultras a partita ampiamente iniziata. Un minimo di sarcasmo ti assale quando l’Osservatorio giudica la partita non a rischio e poi leggi, a distanza di ore, le dichiarazioni della Questura. Non mettete simboli identificativi, è il monito questurino, per evitare possibili aggressioni. 

Eppure i bistrattati sono sempre e unicamente, almeno a detta buona parte della pubblica opinione, i tifosi napoletani. 

Peccato che pochi ricordino la triste loro consuetudine al lancio di buste di plastica piene di piscio contro i tifosi avversari. 

Pochi evidenziano l’andazzo di molti ultrà partenopei di aggredire pulmini avversari agli autogrill, o ad assaltare bar semideserti in città ospitanti. 

La discriminazione territoriale è a senso unico e vede come unica parte lesa la tifoseria napoletana. Solo il Vesuvio e il sapone sono fonte d’insulto, tutto il resto non conta. Se Milano brucia o Torino è in fiamme, occorre capirne l’esuberanza e il folclore. In tutta la Penisola vengono segnalati connubi incestuosi tra Società, tifosi e appartenenti a clan di vario genere e colore. Non a Napoli, dove l’esponente di spicco di note famiglie capita a bordo campo per caso e se qualche biglietto sfugge finendo a personaggi non meritevoli, ci si straccia le vesti gridando al complotto o all’eterno revanscismo contro un popolo e una città. 

Non sono contro Napoli, così come non odio Firenze e non vomito su Milano. Ma sono contro la tifoseria piagnona napoletana, così come odio l’anti juventinità di Firenze e non sopporto l’altezzosità degli interisti, tutta frivolezza e cartone. 

Se Parigi val bene una Messa, il piagnisteo partenopeo biancazzurro all’ombra del Vesuvio quanto può valere? 

Non rispondete. L’ho già capito.

Beppe Franzo

Ti potrebbero interessare anche:
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium