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Settimo | 04 marzo 2019, 07:41

Pietro Bartolo, medico a Lampedusa, ospite a Settimo Torinese

“Impegniamoci ad agire da persone, non da eroi”.

Pietro Bartolo, medico a Lampedusa, ospite a Settimo Torinese

Sala del Consiglio Comunale pienissima giovedì sera 28 febbraio, per la presenza di Pietro Bartolo, medico responsabile delle prime visite a tutti i migranti che sbarcano a Lampedusa e sostenitore dell'accoglienza dei richiedenti asilo e della necessità di corridoi umanitari contro la tratta degli esseri umani. Quest’ultimo, accolto dai cittadini settimesi e dal Sindaco Fabrizio Puppo, ha evidenziato la “malattia dell’accoglienza” che distingue Settimo dalle altre città d’Italia, riferendosi alle attività che i tanti volontari e operatori della Croce Rossa svolgono presso il centro Fenoglio, simbolo di umanità e punto di riferimento nell’integrazione e nella formazione dei migranti che giungono nel nostro Paese in cerca di una vita migliore. Il fenomeno dell’immigrazione, infatti, riguarda semplici persone, che come noi coltivano sogni e speranze, e che per via delle condizioni disastrose che affliggono le proprie Nazioni, sono costrette ad affrontare viaggi infernali, a bordo di gommoni descritti da Bartolo come canotti gonfiabili fabbricati in Cina, la cui resistenza viene facilmente messa alla prova da un semplice buco o da un’onda impetuosa. A bordo di tali imbarcazioni, inoltre, dilaga la “Malattia dei gommoni”, che consiste in ustioni chimiche da contatto riscontrate prevalentemente dalle donne, il cui 90% non riesce a sopravvivere, mentre il restante 10% rimane deturpato a vita.

Bartolo ha tenuto a sottolineare che in tutti anni gli anni di lavoro a contatto con i migranti, non ha mai riscontrato malattie epidemiche, e che, in tal caso, scatterebbe subito la quarantena, al fine di evitare un contagio nazionale spesso al centro del disagio sociale degli italiani riguardo all’immigrazione.

“Queste persone sono umani, proprio come noi, non diversi. Coltivano il sogno di sopravvivere dall’inferno totale della Libia, in cui vengono maltrattati e schiavizzati all’interno dei campi di concentramento. E i responsabili maggiori di tale genocidio sono i governi europei, che arrivano addirittura a pagare cifre come 400milioni di euro per fermare la deportazione.”

Bartolo, addolorato quanto commosso, ha raccontato le vicende drammatiche che ogni giorno caratterizzano la sua vita di sacrifici, dalle ispezioni cadaveriche alle numerose operazioni improvvisate che deve affrontare nel piccolo Poliambulatorio di Lampedusa, cercando in ogni modo di salvare la vita a quelle persone che hanno avuto la sfortuna di nascere “dalla parte sbagliata”. Sono le soddisfazioni del proprio lavoro che lo fanno andare avanti, come i migranti salvati, che dopo anni, tornano a fargli visita, ringraziandolo del gesto di umanità che dovrebbe accumunare tutti gli uomini.

Bartolo, da ex marinaio e naufrago, sa cosa vuol dire trovarsi in balia del mare, la cui ferocia è in grado di inghiottire anche i più esperti. Il Mare Nostrum è la tomba di uomini, donne, e bambini che ingiustamente sono vittime del genocidio che Bartolo descrive nei suoi libri “Lacrime di Sale” e “Stelle di Lampedusa”, al fine di diffondere la verità su un argomento spesso celato agli occhi degli italiani. Bisogna agire sul territorio, diffondere gentilezza, ritrovare la strada dei valori, perché se agiamo in tal modo non pratichiamo del buonismo, ma semplicemente rispettiamo i diritti umani.

 





 

Alessandro Del Vago

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