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Attualità | 06 marzo 2019, 19:04

Piemontesi allo specchio: ma allora siamo razzisti o no? Meno di quanto si pensi

Uno studio dell'Ires rivela una crescente "apertura" verso immigrati, musulmani e omosessuali. Merito anche dei giovani, sempre meno sensibili a questo tipo di differenze

Piemontesi allo specchio: ma allora siamo razzisti o no? Meno di quanto si pensi

Ma alla fine, noi piemontesi, siamo razzisti o no? Sono tante le voci e i timori che si stanno rincorrendo in questi mesi, in una società sempre più squassata da fenomeni come l'immigrazione, ma anche dalla recrudescenza di episodi che riportano alla mente tempi bui della democrazia.
E così, sempre più persone condividono il timore che - complice la crisi economica che rende tutto più difficile, anche la convivenza - il rischio di una deriva sia all'orizzonte.

E invece no. Arrivano i numeri e le statistiche a regalare uno specchio decisamente diverso in cui riflettere l'immagine di chi vive in Piemonte. Uno specchio forse meno deformato dalla percezione che si ha della realtà di questi tempi. Il Clima di opinione Ires 2019, infatti, raccontano di un territorio in cui razzismo e discriminazione perdono sempre più terreno, merito di un'apertura mentale sempre più avanzata e, in particolare, grazie alle nuove generazioni, che percepiscono sempre meno le differenze come un elemento di discriminazione. Siano esse legate al colore della pelle, all'orientamento religioso o a quello sessuale.

Su un campione di 1200 piemontesi, si scopre così una crescente disponibilità ad accettare senza problemi o paure la presenza di vicini di casa immigrati, oppure musulmani o gay. Una fetta di popolazione che cresce per la prima volta negli ultimi 5 anni, ovvero da quanto Ires ha cominciato a "misurare" questo tipo di fenomeno. E il dato arriva così a superare quello del 2015, confermando la crescita già registrata nel 2017. In dettaglio, coloro che dichiarano che non avrebbero problemi ad avere vicini di casa omosessuali sono il 71%, mentre la risposta legata ai musulmani arriva al 52% e quella sugli extracomunitari al 46%. Le stesse risposte, nel 2017, diedero come risultati rispettivamente il 58, il 37 e il 35%.

Ne consegue - sempre grazie alle domande che l'Ires ha fatto ai piemontesi - che la percezione di casi di razzismo intorno a noi sia piuttosto bassa. Soltanto una persona su 6 dice di vedere (spesso o talvolta) episodi di questo genere. Un 17% che però sale al 21% se ci si concentra nelle aree di Torino e Novara (dove forse il fattore migratorio è più forte) e addirittura al 30-33% se si indagano le persone più giovani, comprese tra i 18 e i 35 anni.

Tuttavia, messi di fronte a una scelta, continua a non essere l’immigrazione una delle principali preoccupazioni dei piemontesi, anzi: nel 2019 è stata addirittura superata, anche se di poco, dal suo "opposto", ovvero la preoccupazione per il razzismo (il 13,3% contro il 13,4%). La preoccupazione per il razzismo è molto più elevata nelle classi giovani: fra i 18-24enni 8% sono preoccupati per l’immigrazione e 19% per il razzismo.

Come mai, dunque, la percezione del razzismo è così forte, ai giorni nostri? "Forse perché - spiegano dall'Ires - mentre la società nel suo complesso evolve e diventa più aperta, le paure in alcuni gruppi sociali si accentuano. In generale la nostra società, non solo in Italia, si sta polarizzando e lo vediamo in molti campi. In economia, così come nella società, dove la ricchezza in generale si accumula a fronte di crescenti sacche di povertà. Così, mentre la mentalità media progredisce (cosa che spesso sottostimiamo) la mentalità conservatrice si radicalizza".

In pratica: si è sempre meno razzisti. Ma chi lo è, lo diventa in maniera sempre più forte. Ma a far progredire la mentalità media sono senza dubbio le nuove generazioni. "Tra i giovani piemontesi meno dell’8% considera un problema l'immigrazione. La considerano per quello che è: una componente della popolazione residente nella nostra regione, di cui la maggior parte lungo residenti e che potrebbe e sta acquisendo la cittadinanza italiana, nonostante le difficoltà ed ulteriori restrizioni imposte dalla nuova recente normativa".

Anzi, sono proprio i giovani a percepire come un problema il razzismo.

Massimiliano Sciullo

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