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Economia e lavoro | 12 marzo 2019, 19:47

Un altro sintomo ci dice che l'economia piemontese non sta bene: l'export 2018 si è fermato

Nel corso degli ultimi 12 mesi il valore è stato di 48,2 miliardi, ma l'aumento sul 2017 è stato solo dello 0,4%. Ilotte (Unioncamere): "Forte campanello d'allarme"

Un altro sintomo ci dice che l'economia piemontese non sta bene: l'export 2018 si è fermato

Continuano ad arrivare segnali non incoraggianti, sullo stato di salute dell'economia piemontese. E così, dopo i dati sulla produzione, che mostrano come per due trimestri di seguito il segno è stato negativo, pur risultando un +1% complessivo nel 2018, lo scorso anno va in archivio anche con poche buone notizie sul fronte dell'export.

Il valore di quanto è stato venduto dalla nostra regione sui mercati stranieri, infatti, è stato di 48,2 miliardi di euro, con una crescita minima sull'anno precedente (+0,4%). E l'andamento trimestre per trimestre è assolutamente fedele a quello della produzione complessiva piemontese: bene i primi due trimestri, male la seconda metà dell'anno. Da un +1 a un +0,9%, per poi arrivare a uno 0,0 nel terzo e addirittura un -0,4% negli ultimi tre mesi.

Sul fronte delle importazioni, il 2018 ha registrato un incremento dell’1,6% rispetto all’anno precedente; il valore dell’import piemontese di merci ha raggiunto i 33,9 miliardi di euro. Il saldo della bilancia commerciale, pari a 14,3 miliardi di euro, permane, dunque, di segno positivo, ma in diminuzione rispetto all’anno precedente, quando si attestava a 14,7 miliardi.

“I dati di questo 2018 rappresentano un forte campanello d’allarme per la l'economia italiana, non solo per il Piemonte - commenta Vincenzo Ilotte, Presidente di Unioncamere Piemonte -. La forte flessione dell’export riferita al settore dell’auto deve farci riflettere sul ruolo strategico di questo settore all’interno della nostra bilancia commerciale e, di conseguenza, sulle politiche da adottare a livello istituzionale. Obiettivo delle Camere di commercio è sostenere la crescita, favorire percorsi di sviluppo per le nostre imprese e accompagnare all’internazionalizzazione, sostenendo scelte infrastrutturali che facilitino i traffici delle merci e strategie di insediamento imprenditoriale che portino alla crescita del territorio”.

Il risultato evidenziato dal Piemonte nel corso del 2018 è nettamente peggiore rispetto a quello medio nazionale. Le esportazioni italiane hanno registrato, infatti, una crescita dell’3,1% rispetto all’anno precedente. Tra le principiali regioni esportatrici, il Piemonte è quella che ha concretizzato nel 2018 la performance peggiore (+0,4%). L’Emilia Romagna ha realizzato un incremento delle vendite oltre confine del 5,7%, seguita dalla Lombardia che ha segnato un +5,2%. Il Veneto ha evidenziato un ritmo di crescita meno intenso (+2,8%), ma pur sempre più elevato rispetto a quello registrato dalla nostra regione.

Il dato non entusiasmante registrato dal commercio estero piemontese ha risentito soprattutto del calo delle vendite evidenziato dal comparto dei mezzi di trasporto, che con una quota del 21,8% sul totale dell’export regionale e una variazione negativa a doppia cifra (-11,2%), segna pesantemente il risultato complessivo. All’interno dei mezzi di trasporto il dato più preoccupante è stato registrato dagli autoveicoli (-21,6%), seguiti dal ferrotranviario (-27,5%). Negative, anche se in misura minore, le variazioni dell’export della componentistica autoveicolare (-3,0%) e degli aeromobili (-0,9%).

Migliore è stata la dinamica vissuta dagli altri settori. In particolare La meccanica, secondo comparto dell’export piemontese, ha incrementato i flussi all’estero del 2,2%. Ancora meglio è andato il comparto alimentare, con una crescita dell’8,7% rispetto all’anno precedente.

I prodotti del tessile-abbigliamento, che si collocano in quarta posizione con una quota del 7,4% dell’export regionale, hanno segnato uno sviluppo delle esportazioni del 3,6%, mentre una crescita del 5,3% ha caratterizzato il comparto dei gomma-plastica.

Analizzando la destinazione delle vendite piemontesi oltre confine si osserva come il principale bacino di riferimento risulti, anche nel 2018, l’Ue 28, verso cui è diretto il 58,4% dell’export regionale, contro il 41,6% destinato ai mercati extra-Ue 28. Va evidenziato come, nel 2018, il peso dei mercati comunitari si sia leggermente incrementato (era il 57,3% nel 2017), a fronte di una lieve diminuzione del peso esercitato dai Paesi extra-Ue (era il 42,7% nel 2017).

La performance dell’export piemontese verso i mercati comunitari è risultata complessivamente positiva nel 2018, crescendo del 2,0% rispetto all’anno precedente.

Il risultato è dovuto principalmente al trend positivo registrato dall’esportazioni piemontesi verso la Francia (+2,8%), primo mercato per le vendite all’estero della regione. Una crescita è stata registrata anche dall’export verso la Germania (+1,4%), secondo mercato di riferimento. Le vendite verso il Regno Unito sono cresciute del 6,2%, mentre quelle dirette in Spagna hanno segnato una flessione del 5,8%.

Meritano di essere evidenziati anche i risultati dell’export verso la Repubblica Ceca (+8,9%) e  verso la Romania (-5%),  che seppur con trend opposti pesano sul risultato complessivo.

Le vendite piemontesi dirette ai Paesi extra-Ue 28 hanno mostrato, nel corso del 2018, un trend complessivamente negativo, registrando un calo dell’1,8% rispetto all’anno precedente. Su questo risultato hanno influito positivamente le dinamiche evidenziate verso il mercato statunitense (+10,3%), quello svizzero (+1,6%), quello brasiliano (+14,3%) e quello messicano (+10,2%), mentre sono apparse fortemente negative le esportazioni regionali dirette in Cina (-23,7%), in Turchia (-23,8%) e Giappone (-3,8%).

M.Sci

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