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Economia e lavoro | 13 marzo 2019, 14:10

Cassa integrazione: in Piemonte+21,6% tra dicembre e gennaio

Scende però del 34,3% nel confronto annuo

Cassa integrazione: in Piemonte+21,6% tra dicembre e gennaio

 

In Italia, a gennaio, come evidenziano i dati del Servizio politiche attive e passive del lavoro della UIL Nazionale, sono state richieste 15.156.683 ore di cassa integrazione, con un aumento dell’8,2% rispetto al mese precedente.

In Piemonte la richiesta è stata di 1.128.120 ore, in aumento del 21,6% (-12,6% ordinaria, +177,6% straordinaria, 0% deroga).

DATI PROVINCIALI

L’andamento delle ore nelle province piemontesi, nel confronto tra gennaio 2019 e dicembre 2018, è stato il seguente: Alessandria +240,9%, Vercelli +204,8%, Torino +31,1%, Verbania +11,6%, Cuneo +0,8%, Novara -46,9%, Biella -55,2%, Asti -92,7%.

Torino, con 731.576 ore richieste si colloca al quarto posto tra le province più cassaintegrate d’Italia, dopo Genova, Roma e Frosinone.

RAFFRONTO GENNAIO 2019/GENNAIO 2018

Nel raffronto regionale tra il primo mese del 2019 e lo stesso periodo del 2018, le ore di cassa integrazione sono diminuite del 34,3% (-34,4% ordinaria, -34,1% straordinaria, -100% deroga).

A livello nazionale la riduzione è stata del 12,3%.

Le province piemontesi hanno fatto registrare il seguente andamento: Verbania +475,7%, Novara +298,5%, Cuneo +117,2, Torino -23,6%, Alessandria -26,3%, Biella -39,5%, Vercelli -83,2%, Asti -99,2%.

Nel primo mese dell’anno, i lavoratori piemontesi tutelati sono stati 6.636, in diminuzione di 3.461 unità rispetto all’analogo periodo del 2018.

SETTORI PRODUTTIVI

Nella nostra regione, la variazione percentuale della cassa integrazione per settori produttivi, nel confronto tra gennaio 2019 e gennaio 2018, è stata la seguente: Industria -38,8%, Edilizia +126,1%, Commercio -93,6%, per un totale di -34,3%.

DICHIARA IL SEGRETARIO GENERALE UIL PIEMONTE GIANNI CORTESE:

“Il primo rapporto dell’anno sulla cassa integrazione in Piemonte evidenzia un calo di ore autorizzate rispetto a gennaio del 2018 e un incremento del 21,6% rispetto al mese precedente. I dati confermano un livello di richieste quasi simile all’inizio della crisi del 2008, ma è prematuro esprimere giudizi certi di tendenza, anche perché siamo preoccupati da alcuni indicatori economici che rappresentano un’Italia in stagnazione, se non in recessione. Per far ripartire il Paese, siamo convinti che sia necessaria una riforma fiscale in grado di determinare maggiore equità e di ridurre la grave sproporzione nella suddivisione del carico fiscale, che vede oggi i redditi da lavoro dipendente e da pensioni contribuire al gettito IRPEF per il 94,8%. E’ bene, inoltre, ribadire, che lo sviluppo passa da investimenti in moderne reti di infrastrutture materiali e immateriali, in pilastri quali la sanità, i servizi sociali e l’istruzione, precondizioni indispensabili per determinare dinamiche positive, credibili e durature”.

 

comunicato stampa

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