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Attualità | 15 marzo 2019, 20:22

Il racconto di chi ha visto da vicino il rogo di Givoletto: "Una notte trascorsa pensando di aver perso la casa"

Flavio Troisi, sul suo sito, ha raccontato l'angoscia di chi ha dovuto lasciare in gran fretta l'abitazione, a causa degli incendi che stanno devastando il torinese

Il racconto di chi ha visto da vicino il rogo di Givoletto: "Una notte trascorsa pensando di aver perso la casa"

Una testimonianza toccante. Di chi ha visto il rogo di Givoletto a pochi metri di distanza. Che è scappato via di gran corsa dalla sua casa, trascorrendo tutta la notte col timore che le fiamme la divorassero.

Flavio Troisi sul suo sito (https://lafattoriadeilibri.wordpress.com/2019/03/15/che-combinazione-questa-notte-la-nostra-casa-stava-bruciando-davvero/), ha raccontato l'angoscia di chi si è trovato circondato dalle fiamme, temendo in un sol colpo di aver perso tutto.

"Poche righe, sono svuotato, scosso, incazzato.
Ora è tutto finito. I Vigili del Fuoco, i volontari dell’AIB, gli elicotteri, i Canadair… le persone che ci hanno servito il tè. Sono stati grandi. C’è tanta gente meravigliosa. E ci sono piromani a piede libero.

Abito a Givoletto. Il vento impetuoso mi ha svegliato stanotte alle due meno un quarto. Tutto soffiava e vibrava. Sono uscito sul terrazzo, il fumo era denso, si respirava male, visibilità ridotta a quasi zero. Le montagne su di noi bruciavano, una metastasi di fuoco colava verso la borgata, un fronte di almeno un chilometro.

Mi sono vestito, ho cercato un foulard per coprirmi la bocca, ero pronto a salire sui monti. Ho messo una bottiglia d’acqua nello zaino. Oh, ma guarda: stavo tremando. La nostra casa sarebbe bruciata di lì a poco con tutto quello che avevamo. Neanche un secondo per pensare.

Camion dei pompieri e lampeggianti balenavano nella notte, si inerpicavano verso l’inferno. La notte ululava. Ho pensato alle bombole del gas dietro il muro della cucina, le ho smontate e portate via incespicando nell’aria bigia. Tutto bruciava e fumava, la gola bruciava. Mi sembrava di masticare cenere. Mia madre stava piangendo stringendosi in una coperta, i vicini di casa si aggiravano per il loro giardino, racimolando qualche avere, tutte le luci accese, il gala dell’evacuazione. Mi sono fermato. Non vado più lassù? Forse no? Tagliamo gli alberi intorno a casa? Qualcosa bisogna fare.

Il mio vicino Cosimo mi informa che i Vigili del Fuoco hanno ordinato di lasciare le case. Radunarsi nella piazza del mercato, subito. Sono tornato dentro, ho dato l’allarme, ci siamo vestiti, abbiamo riempito valige di emergenza, stipato le macchine con lo stretto indispensabile. Cosa porto con me davanti alla prospettiva di perdere tutto? Ho preso un paio di pantaloni, biancheria, il computer. Ho pensato: al massimo scriverò tra le fiamme.

Non c’era più tempo. Ho detto: “Abbiamo visto di peggio, andrà tutto bene.” Ci credevo abbastanza. Nel dubbio si annidava l’orrore. Ci siamo incolonnati dietro un mezzo dei Vigili del Fuoco, siamo scesi al punto di raccolta, una mezza decina di auto, il fuoco nello specchietto retrovisore.

Nel capannone in paese c’erano brande, lunghi tavoli e sedie e tante persone dai capelli scarruffati. Bagni pubblici e cani al guinzaglio. Una signora aveva con sé i suoi gatti e una tartaruga. Ci siamo registrati in un elenco di sfollati. Più tardi sarebbero arrivati caffè, tè caldo, focaccia e panini. Si stava fuori dell’edificio fumando e guardando il drago che calava.

Io non fumo più, quindi ero tutto per il drago.

Ci siamo stretti in quattro nella mia Panda: la mia compagna, mia madre, il cane e io. Coperte sopra, cuscini sotto. In alto oltre il parabrezza il serpeggiante cavo di acciaio incandescente dell’incendio che scudisciava i boschi, diretto verso le case. La casa. La nostra. Abbiamo cercato di dormire.

La nostra casa stava bruciando? Ho pensato che di lì a poche ore ci sarebbero state le marce per il clima. Greta Thunberg, quella strana bambina. Quella strana bambina che dice: la nostra casa sta bruciando.

Ho pensato che ci saranno manifestazioni in tutto il mondo e non servirà a niente. Perché la vostra casa non sta bruciando davvero. Perché riuscite ancora a discuterne, a discettare, a fare distinguo. A chiedervi chi c’è dietro Greta.

E tutto questo perché non state bruciando, non avete paura, non abbastanza. Ma la paura arriverà. Sarà grande, sconvolgerà ogni cosa, con naturalezza, elegantemente. Sarà un garbato invito a lasciare alle fiamme tutto ciò che avete.

Allora, anche voi parlerete placidi di come giustiziare i piromani: bruciarli vivi, impiccarli, farli a pezzi. Ne parlerete serenamente intorno a un tavolo con i vostri concittadini. Chiamerete all’appello il coraggio, ma non sarà un sentimento eroico. Vi farà sentire piccoli. Questa è la sensazione che non vogliamo provare: la nostra casa sta bruciando e di colpo è troppo tardi.

Poi albeggia. La notte è durata una settimana, e tu già saresti tentato di dimenticare, sottovalutare, ridimensionare. Per ora la casa è salva. Ci torno scombussolato, mi viene un po’ da piangere, è la stanchezza.
In TV i giornalisti intervistano i ragazzini. Voci querule. “Greta… chi è per te?” “Salviamo il pianeta!” “Non esiste una pianeta B!”.

redazione

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