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Economia e lavoro | 19 marzo 2019, 19:35

L'urlo di dolore del mattone piemontese: "Non c'è fiducia, si è tornati ai livelli di dieci anni fa"

La presidente regionale dell'Ance, Malabaila: "Servono azioni concrete che non arrivano. La Tav è solo il caso più emblematico. Incontreremo i candidati alle Regionali chiedendo loro impegni a sostegno dell'edilizia"

L'urlo di dolore del mattone piemontese: "Non c'è fiducia, si è tornati ai livelli di dieci anni fa"

Il 2019 non sarà l’anno della ripresa per il settore delle costruzioni. Verità che nono sono scritte nella pietra, ma sul mattone sì, visto che sono le parole con cui la presidente dell’Ance Piemonte Valle d’Aosta Paola Malabaila commenta i risultati dell’indagine per il primo semestre 2019 curata dal Centro Studi dell’Ance Piemonte Valle d’Aosta. Quel che ne emerge, è un quadro "preoccupante e non emergono segnali positivi da parte delle imprese intervistate”.

In particolare, a far correre qualche brivido sulla schiena sono i numeri che vedono il fatturato crescere solo per il 13,4% delle aziende, mentre quelle che professano pessimismo sono l’86,6%. Meno si 7 aziende su 100 hanno intenzione di assumere nuovo personale, anzi: il 22,6% ne prevede la riduzione. E solo un quarto delle imprese pensa di fare investimenti (erano il 28% nell'ultima indagine).
Non migliorano i tempi di pagamento: 99 giorni il dato complessivo, che sale a 122 se si considera solo la committenza pubblica. 

“I risultati dell’indagine mettono in luce un settore stremato e bloccato – ha precisato Elena Lovera, presidente del Centro Studi dell’Ance Piemonte Valle d’Aosta –. Emerge una generale sfiducia delle imprese: il 75% delle imprese non intende investire nei prossimi mesi, il fatturato è costante, le assunzioni sono bloccate perché non c’è dinamismo del mercato e i tempi di pagamento, malgrado la normativa in vigore, non scendono sotto i quattro mesi, attese lunghissime per imprese che vogliono contrastare la congiuntura con programmi di lungo periodo! Siamo tornati sugli stessi livelli di dieci anni fa, quando è iniziata la crisi del settore e senza interventi concreti che trasformino i cantieri in opere, leggi regionali per il riuso edilizio e la rigenerazione urbana, programmi ad hoc per l’edilizia sociale rivolti alla sostituzione edilizia obsoleta, con particolare attenzione all’edilizia agevolata a favore dei giovani e degli anziani, il settore non si riprenderà”.

“Continuiamo a chiedere a gran voce azioni concrete che però non arrivano, assistiamo solo ad annunci e promesse che non vengono mantenute malgrado il ruolo anticongiunturale dell’edilizia: un miliardo investito in infrastrutture genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di circa 3,4 miliardi di euro, con un incremento occupazionale di 17.000 addetti, di cui 11.000 nel settore delle costruzioni e 6.000 negli altri settori. - continua la presidente dell’Ance Piemonte Valle d’Aosta –. Emblematico è anche il caso della Tav, dopo trent’anni ci troviamo ancora a dover difendere l’opera, stiamo solo perdendo tempo e la politica sta perdendo di vista gli obiettivi fondamentali: la ripresa dell’economia, la tutela dell’ambiente, l’incremento dell’occupazione e il benessere dei cittadini”.

L’Associazione dei costruttori organizzerà a breve incontri con i futuri candidati alle elezioni regionali ai quali sottoporrà un documento contenente le proposte per far uscire l’edilizia dalla crisi, incrementare lo sviluppo e la competitività del Piemonte.  "C’è grande attenzione su quello che accadrà domani - conclude la presidente Malabaila - se non ci sarà uno sblocco, l’Associazione, dopo il lancio del sito sbloccacantieri.it, è pronta a mettere in atto una mobilitazione rilevante su tutto il territorio nazionale per denunciare la grave assenza di azioni e decisioni da parte della politica".

Massimiliano Sciullo

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