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Cultura e spettacoli | 13 aprile 2019, 08:35

Dalle banlieue parigine alle periferie torinesi, la comunità si racconta col teatro

Questa sera al Teatro Marchesa i due atti “I nostri giorni felici” e “Il nostro posto” della rassegna “Stare nel tempo”, presentata dall’associazione Choros in coproduzione con il Théâtre du Soleil

Dalle banlieue parigine alle periferie torinesi, la comunità si racconta col teatro

La biografia come mezzo scenico di rappresentazione del vissuto: da qui prende le mosse la ricerca artistica dell’associazione Choros con il suo teatro comunità, che guarda alla coesione sociale e integrazione nei territori periferici di Torino ormai da molti anni. E questa è lo specchio in cui il mondo teatrale parigino si è riflesso grazie al felice incontro avvenuto nel 2006 tra Maria Grazia Agricola, direttore artistico del Teatro Marchesa, e l’attore Duccio Bellugi Vannuccini del Théâtre du Soleil.

Uno scambio culturale di tecniche, approcci e azioni performative capace di creare un trait d’union tra i quartieri popolari del capoluogo sabaudo e le banlieue francesi, dove il teatro comunità era allora sconosciuto. Uno dei frutti migliori di questa amicizia è proprio la coproduzione per la trilogia “Stare nel tempo”, di cui questa sera, in corso Vercelli 141, saranno messi in scena i due atti “I nostri giorni felici” (ore 20.45) e “Il nostro posto” (ore 21.30). Un'occasione per presentare il lavoro svolto dal 5 aprile a oggi durante lo stage che ha ospitato in città Bellugi Vannuccini. 

Il progetto è cresciuto soprattutto grazie alla collaborazione con Parigi – spiega Agricola –. Certo, non è stato semplice star dietro alle iniziali difficoltà economiche, ma abbiamo continuato a sviluppare la nostra poetica puntando sul contatto con i giovani di Barriera di Milano, curando la forma nel racconto delle tante storie di vita, senza smettere di aprire le porte al nuovo, favoriti dal costante ricambio di persone partecipanti. Abbiamo sempre spalancato lo sguardo su tematiche stimolanti, cercando di interpretare le inquietudini delle nuove generazioni”.

Il primo atto della trilogia, “Il tempio delle nostre fragilità”, andato in scena al Teatro Astra il 10 gennaio, ha calcato anche il teatro parigino lo scorso anno, fungendo da modello per il lavoro sul bagaglio narrativo familiare degli individui. In particolare è la relazione con i genitori il fulcro della drammaturgia, che unisce sulla scena cinque personaggi dai 40 ai 70 anni. “I nostri giorni felici” rappresenta invece un adattamento in chiave “comunità” della celebre opera di Samuel Beckett: sulla scena, dieci tane che custodiscono gli attori, luoghi sicuri da cui non escono se non in rarissime occasioni. Infine, “Il nostro posto” vede quattro personaggi muoversi nello spazio in cerca delle proprie radici esistenziali, tra sogni e desideri, malinconia e spensieratezza perduta.

La bellezza di questo progetto – commenta Bellugi Vannuccini – risiede nella sua replicabilità. Per il fatto di essere esportabile in altri contesti, ha trovato subito un enorme interesse anche in una città come Parigi. Mostra come l’opera teatrale sia fatta di diversi strati: in superficie c’è l’entertainment, ma, scavando, si trova il messaggio politico, sociale, pedagogico. Diventiamo così attori-creatori”. E a ottobre avrà luogo la seconda fase del laboratorio del Théâtre du Soleil con i giovani diretti da Agricola - tra cui diversi tirocinanti dell'Università degli Studi di Torino -, in vista anche del festival del 2020 che vedrà un nuovo lavoro in coproduzione Torino-Parigi.

Quando è nato il teatro comunità – ha ricordato la consigliera regionale Nadia Conticelli, intervenuta alla conferenza di presentazione della rassegna – volevamo liberarci dalla contrapposizione centro-periferia. È stata una grande stagione partecipativa, che ha unito più generazioni, e il fatto che ora si riparli del progetto significa che c’è nuovamente il bisogno di interrogarsi. È necessario tornare a dare protagonismo alla cultura diffusa sul territorio”.

Torino è stata un laboratorio continuo di esperienze – ha aggiunto il presidente della Circoscrizione 5 Marco Novellosin dalla seconda metà degli anni Novanta. La rigenerazione urbana ha visto mutamenti architettonici andare di pari passo con il risveglio culturale-associativo. Anche oggi servono politiche concrete, che favoriscano la partecipazione dal basso e stimolino l’emancipazione della gente proprio attraverso l’arte”.

Manuela Marascio

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