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Cronaca | 15 aprile 2019, 15:15

Delitto Piatti, iniziato a Torino il processo d’appello per l’omicidio dell’orafo di Monteu Roero

Uno dei cinque condannati in primo grado per la rapina culminata nell'assassinio del giugno 2015 oggi è collaboratore di giustizia. La difesa chiede il rinvio del processo, la corte rigetta l’istanza

Delitto Piatti, iniziato a Torino il processo d’appello per l’omicidio dell’orafo di Monteu Roero

E’ iniziato nei giorni scorsi presso la prima sezione della Corte d’Assise d’Appello di Torino il processo di secondo grado per l’omicidio di Patrizio Piatti, vittima di un agguato da parte di una banda di malavitosi consumato all’alba del 9 giugno 2015, nel garage della villetta di Monteu Roero nella quale l’uomo – orafo e titolare di piccolo laboratorio a Torino – risiedeva insieme alla moglie e alla figlia.

La sentenza di primo grado era arrivata poco più di un anno fa, il 22 marzo 2018, pronunciata dalla Corte d'Assise del Tribunale di Asti. Al termine del rito compiuto con rito abbreviato – e quindi con lo sconto di un terzo della pena per i quattro condannati - il giudice Federico Belli aveva accolto buona parte delle richieste avanzate dal pubblico ministero Francesca Dentis.

Il riconoscimento della colpevolezza per i capi di imputazione di omicidio e rapina in concorso aveva portato alla condanna di Francesco Desi – indicato come colui che materialmente esplose il colpo di pistola che uccise Piatti – e di Junior Giuseppe Nerbo – il basista della banda, fuggito all'estero dopo il colpo e arrestato a un anno dai fatti a Barcellona – a una pena di 18 anni di reclusione; 14 anni e 4 mesi era invece stata la condanna inflitta ai complici Salvatore Messina ed Emanuele Sfrecola.

Era invece stata assolta Assolta Anna Testa, moglie del gioielliere torinese Giancarlo Erbino, condannato invece a 18 anni, ma in un processo svoltosi separatamente, con l'accusa di essere stato l’ideatore del piano criminale col quale la banda avrebbe voluto appropriarsi del tesoro di contanti e gioielli – per gli inquirenti in parte frutto di ricettazione – che l’orafo monteacutese avrebbe custodito presso la propria abitazione.

Alla prima udienza del processo d’appello il nuovo difensore di Salvatore Messina, l’avvocato catanese Letizia De Vita, avrebbe chiesto alla corte presieduta dal giudice Fabrizio Pasi (già alla guida della Pretura albese e del Tribunale di Saluzzo) un rinvio del processo e la possibilità di sottoporre lo stesso imputato a un nuovo esame avanti al collegio giudicante per eventuali integrazioni, in considerazione del fatto che dall’agosto 2018 lo stesso Messina è divenuto collaboratore di giustizia. L’istanza è stata però rigettata dalla corte, che non ha ritenuto l’integrazione necessaria ai fini del giudizio.

Ha così avuto inizio la requisitoria che, condotta dal procuratore generale Marcello Tatangelo, ha occupato l’intera giornata e che proseguirà nell’udienza fissata per il prossimo 17 maggio, mentre in quella già fissata per il 7 giugno sono previsti gli interventi delle parti civili e delle difese.

Col verdetto di primo grado il giudice aveva anche disposto un risarcimento provvisionale di 120mila euro e di 80mila euro a favore, rispettivamente, della vedova e della figlia di Piatti, costituitesi parte civile sotto il patrocinio dell’avvocato Roberto Ponzio.

Lo stesso legale albese così commenta l’avvio del processo d’appello: "Generica e formulata a mero fine dilatorio, l’istanza di riferimento per sentire un collaboratore di giustizia è stata giustamente respinta. Persiste l’assoluto disinteresse degli imputati nei confronti delle vittime, che hanno subito gravissimi danni. Nella nostra zona agguati mortali subito al proprio domicilio erano fenomeni sconosciuti, e questa vicenda suggerisce interventi urgenti a protezione di inermi cittadini contro il preoccupante aumento del livello di criminalità".

Ezio Massucco

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