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Economia e lavoro | 18 aprile 2019, 13:10

Anziani e malati cronici, il Consiglio di Stato boccia il limite di 60 giorni per le cure essenziali. "Non esiste una Sanità a tempo"

Breda (Fondazione promozione sociale): "Chiediamo che Chiamparino faccia applicare la sentenza a tutte le strutture in Piemonte e ci rivolgiamo anche a tutti i candidati per le Regionali". Le famiglie non devono pagare parte delle rette in Casa di cura.

Anziani e malati cronici, il Consiglio di Stato boccia il limite di 60 giorni per le cure essenziali. "Non esiste una Sanità a tempo"

Nuovi Lea (Livelli essenziali di assistenza) e sentenze del Consiglio di Stato, tra dubbi, interpretazioni e definizioni di "controriforma". C'è grande fermento dopo le pronunce del mese di marzo sul tema dei malati cronici, argomento che tocca da molto vicino tante famiglie, in un confronto-duello costante con il servizio sanitario e alle prese con difficoltà, pesi da sostenere (anche economici) e liste d'attesa per accesso alle Residenze Sanitarie Assistenziali che in Piemonte contano circa 30mila persone "escluse dalle cure sanitarie" (con Uvg Asl che nega il 50% della retta in RSA o le cure domiciliari). Solo a Torino, sono più di 9mila gli individui - spesso anziani, malati di Alzheimer o affetti da demenza senile - che rientrano in questa categoria.

Al centro del dibattito ci sono soprattutto i malati cronici non autosufficienti, le cui cure non sono differibili o rinviabili. Ma che spesso finiscono per non ricevere ciò di cui hanno diritto (tra ospedali e case di cura) e ricadono sulle spalle delle proprie famiglie, passando dal servizio sanitario all'assistenza sociale. E il centro di gravità sta sul limite temporale di 60 giorni fissato da un decreto del presidente del Consiglio dei ministri (Gentiloni, con Lorenzin ministro della Sanità) del 2017 per le cure presso ospedali e case di cura (che dopo quei 60 giorni vedeva, in Piemonte, scendere al 40% il contributo pubblico). Una "tagliola" che poneva solo le RSA come rifugio successivo, ma il cui accesso sovvenzionato dall'Asl non è scontato, tra parametri sanitari ed economici. Orizzonte cronologico che il Consiglio di Stato ha definitivamente respinto, imponendo rivalutazioni delle singole situazioni sanitarie. E con questo, anche le richieste di pagamento da parte delle Case di cura per presunti ricoveri "oltre termine" sono da considerarsi illegittimi.

"Non ci può essere una sanità a tempo - Maria Grazia Breda, presidente Fondazione promozione sociale Onlus che ha fatto il ricorso al Tar su questi temi - e si apre un problema politico perché bisogna fare in modo che i dirigenti non lascino più in sospeso i lungodegenti presso case di cura. Servono cure adeguate e una gestione migliore delle risorse della sanità". "Non c'è una legge che impone alle famiglie la cura dei malati cronici e ci batteremo per questo diritto".

"La sanità deve essere innanzitutto servizio e sostegno alle persone e alle famiglie in difficoltà e non solo una questione di numeri e di economia", dice Silvio Magliano, consigliere di vol.To, centro servizi per il Volontariato.

"Chiederemo a Chiamparino una circolare da mandare presso le strutture di cura perché sia notificata la sentenza del Consiglio di Stato, così che abbiamo termine le pressioni nei confronti delle famiglie per dimissioni forzate", dice Breda. "E nuove richieste le faremo anche a tutti i candidati per le prossime Regionali, ma ci siamo rivolti anche al Parlamento". "Non si possono negare le cure alle persone che non possono guarire a allo stesso tempo le famiglie, che sono una fortuna quando ci sono, non possono sostituirsi alle attività del Servizio Sanitario nazionale".

Massimiliano Sciullo

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