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Attualità | 26 aprile 2019, 08:07

Vincere stanca. Gli altri

Questo ciclo di otto scudetti consecutivi della Juve non è solo manifesta superiorità, ma dominio assoluto, apoteosi del Calcio. Ma adesso qualche cambiamento nell'organico sarebbe auspicabile

Vincere stanca. Gli altri

Non ci si stanca mai a vincere. Alla faccia di parrucconi e seminatori di zizzania, che con insignificanti articoli parlano di ‘assuefazione’, ‘delusione europea’, ‘mediocrità del nostro Calcio’ e altre insulse e insignificanti considerazioni.

Puoi vincere forse un paio di volte con facilità un Campionato, ma arrivare sul podio otto volte di fila è impresa non storica, di più. Quando decenni addietro altre squadre vinsero, si parlò, e si parla tuttora, di superiorità manifesta. Era tale quella del Torino e della Juve dei cinque titoli vinti.
Non vedo perché non possa esserla, a detta di certi, per questa squadra che ha ramazzato titoli, Coppe Italia, Supercoppe.

Forse, pensandoci bene, non hanno poi tutti i torti, perché non è solo manifesta superiorità, ma dominio assoluto, apoteosi del Calcio.
Non solo infatti si è Vinto, ma si è stravinto, dando lezioni a tutti ai quattro angoli della Penisola.
A poche giornate dalla fine, un +20 punti di distacco dalla seconda è impresa epica. Perché conquistata dopo sette anni di vittorie e con una sequela di infortunati che devono comunque dar adito, a mio avviso, a profonde riflessioni.

L’età media dell’organico avanza. Inesorabile. E costituisce un fattore di non poco conto nella gestione annuale della squadra. Con reparti anagraficamente più anziani di altri, come la difesa, si è notato un pesante squilibrio con formazioni decisamente più giovani.
Cosa che ha influito non poco  nell’eliminazione in Champions League e Coppa Italia con Ajax e Atalanta che, oltre alla buona qualità tecnica, hanno fatto prevalere la freschezza agonistica dei loro giovani.

Con un Barzagli giunto al capolinea di una carriera gloriosa, un Chiellini ormai alle prese con gli acciacchi di mille battaglie e un Bonucci che non è più quello che lasciò la maglia per ritornarci nei panni del figliol prodigo, il mito della BBC è ormai solo più un ricordo. Occorre sintonizzarsi su nuove frequenze per ridare all’intera squadra quel senso di sicurezza difensiva che, ad oggi, solo il portiere polacco è capace a infondere.

Eppure, oltre all’età anagrafica c’è dell’altro da rivedere. Perché, per la prima volta in questi anni, abbiamo assistito ad una formazione in evidente difficoltà fisica già a primavera.
Se nel secondo tempo di Cardiff poteva essere giustificabile un calo fisico, non può esserlo quella della ripresa contro gli olandesi dell’Ajax, in una serata di fine aprile.

Se Allegri rimane, lungi da me qualsiasi contestazione, perché nonostante il gioco sia divenuto meno spigliato e bello, non si può contestare un allenatore vincente. Sarebbe ipocrita. Occorre però che una profonda analisi di quanto avvenuto quest’anno, sia fatta. Da tecnico e dirigenza, oltre che dai giornalisti e tifosi. Per trovare il bandolo della matassa e proseguire con le ambizioni in ambito europeo.

Ci sono giocatori che hanno deluso, per i troppi e assidui alti e bassi agonistici; altri che hanno stancato per i loro atteggiamenti isterici. Un po’ di pulizia sarebbe auspicabile. E gradita. Rimangano i Condottieri, quelli al 1000 per 100.

Beppe Franzo

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