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Sport | 04 maggio 2019, 11:28

In centinaia al Monumentale per ricordare il Grande Torino. "Immortali" [FOTO E VIDEO]

L'emozione del presidente Cairo: "Grandi uomini prima ancora che grandi campioni"

In centinaia al Monumentale per ricordare il Grande Torino. "Immortali" [FOTO E VIDEO]

Sono passati 70 anni, oggi c'è il sole e non le nuvole e la pioggia come in quel maledetto 4 maggio 1949, ma l'amore e l'affetto per il Grande Torino resta intatto e immutabile nel tempo.

Centinaia i tifosi accorsi questa mattina al cimitero Monumentale per la cerimonia in ricordo degli Invincibili. Più di 30 i familiari delle vittime, tra cui Franco Ossola e Susanna Egri, splendida 93enne figlia di Egri Erbstein, direttore tecnico di quella fantastica squadra, la pronipote di Ballarin e Gigi Gabetto, figlio del Grande Guglielmo. 

"Erano grandi uomini prima che grandi campioni. Mi fa piacere che, a 70 anni di distanza, oggi si riconosca ancora il valore di quei giocatori e, lasciatemi dire, del loro allenatore. Anche mio padre era un grande uomo".

Presenti tanti ex granata, da Sala a Cereser, gli assessori allo sport della Regione e del Comune, Finardi e Ferrero, anche Motto e Valdone, due dei ragazzi che nel 1949 scesero in campo nelle ultime partite dopo la tragedia di Superga. 

"È una grande emozione essere qui, è bellissimo vedere quanta gente è ancora qui, 70 anni dopo, a ricordare i nostri caduti", ha detto un emozionato presidente Urbano Cairo.

"Quello che hanno fatto quei giocatori resta ancora oggi inarrivabile, basti pensare a quanti record tuttora detengono. Penso alle 100 partite senza sconfitte al Filadelfia, ai 125 gol segnati. Senza la tragedia avrebbero vinto dieci scudetti di fila".

Poi Cairo ha ricordato il pianto disperato della madre, dopo la notizia del disastro aereo. "Quando ero piccolo mi ha raccontato lei cosa era stato il Grande Torino".

"Se dopo 70 anni, siamo ancora così in tanti a ricordarli, vuol dire che erano uomini straordinari, che hanno fatto cose speciali", ha concluso Cairo. Poi c'è stata la preghiera e la benedizione di Don Riccardo Robella, padre spirituale del Torino, conclusa da un lungo, caldissimo applauso dei presenti.

"Il Grande Torino non è morto, i suoi giocatori sono solo andati in trasferta", diceva 70 anni fa Indro Montanelli. È vero ancora adesso.

Massimo De Marzi

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