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Immortali | 08 maggio 2019, 11:59

Ci vediamo a Centrocampo...

Quest'anno il quattro maggio si è spalmato su più giorni, tali e tante sono state le iniziative fiorite ogni dove per celebrare il settantesimo anniversario della tragedia di Superga

Ci vediamo a Centrocampo...

Quest'anno il quattro maggio si è spalmato su più giorni, tali e tante sono state le iniziative fiorite ogni dove per celebrare il settantesimo anniversario della tragedia di Superga. Diventa un po' difficile racchiuderle in un singolo pensiero e quindi ho scelto di suddividerle e oggi mi concentro su uno degli aspetti che mi è più caro di questa ricorrenza. Il rispetto.

Alcuni anni fa, il nostro museo propose una mostra, intitolata “70 Angeli in un unico cielo - Superga ed Heysel tragedie sorelle”, in cui 70 era la somma dei 31 di Superga e dei 39 dell’Heysel, a significare che la morte ci livella tutti e a tutti è dovuto lo stesso rispetto.

All'epoca, usando una metafora calcistica, dissi che ognuna delle due tifoserie si trovava sulla propria linea di porta, ma che sarebbe stato bello e sensato muoverci uno verso l'altro per smussare gli angoli, pur mantenendo la propria identità.

Quella mostra voleva essere il primo di tanti passi, tutti quelli che ci separavano da un ideale centrocampo, dove avremmo dovuto, potuto e voluto incontrarci.

Le prime reazioni furono piuttosto negative, con accuse abbastanza pesanti, nei miei confronti, di voler “fare un gemellaggio coi gobbi” ma poi il dialogo prevalse ed un po' alla volta iniziò il disgelo e la mostra ebbe un successone e fu replicata in altre sedi.

Quest'anno, il tre maggio, i fratelli del Museo Fiorentina ci hanno dato l’impulso buono per muoverci ulteriormente. Complice la presenza delle delegazioni del Museo River e del Museo Benfica, la mattina del tre maggio ci siamo recati alla lapide posta dietro la basilica, per scoprire una targa preparata dal Museo Fiorentina per celebrare gli Immortali e ricordare l'amicizia tra le due tifoserie, viola e granata, unite da storica e cementata fratellanza.

Ma la cosa più bella è stata che era anche presente una delegazione del Museo della Juventus, da noi invitata a presenziare alla cerimonia e che al termine ci ha ospitati presso il loro museo per una visita del loro museo.

Le delegazioni si sono quindi ritrovate allo stadio bianconero, dove di li a poco si sarebbe disputato il derby, ed hanno trascorso un’ora abbondante scambiandosi informazioni, pareri ed esperienze sui rispettivi musei e sulle iniziative culturali realizzabili congiuntamente. Al termine, un pranzo tutti insieme ha chiuso con allegria e sfottò a piene mani la mattinata.

La sera, ciliegina sulla torta, nella curva sud bianconera, è apparso uno striscione con la scritta “ONORE AI CADUTI DI SUPERGA” a caratteri cubitali.

Al di là di tutta la dietrologia che qualcuno non si è astenuto dal fare, ma che detto proprio papale papale non mi interessa minimamente, è stato un segnale forte che qualcosa sta cambiando, per fortuna in meglio.

Si è chiaramente percepita la volontà di accogliere il messaggio lanciato cinque anni fa. Leale contesa in campo, nel rispetto delle rgole e dell'avversario, ma senza a andare oltre certi limiti sugli spalti, dove il tifo deve continuare ad essere caldo ed appassionato come nella migliore tradizione della stracittadina.

La speranza è che la nostra curva raccolga questo segnale e lo faccia suo, con un analogo rispetto verso i caduti dell’Heysel.

Riprendendo la metafora calcistica, dalla linea di porta siamo già arrivati al limite dell’area di rigore. Non interrompiamo il cammino intrapreso con tanta fatica da entrambe le parti.

Il mio sogno è di rivedere una delegazione bianconera, il quattro maggio, a Superga, come fu settant'anni fa ai funerali del Grande Torino. I giocatori bianconeri in lacrime che piangevano i fieri rivali ma anche i fraterni amici granata.

Ci vediamo a centrocampo. Guai a chi manca!

Domenico Beccaria

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