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Scuola e formazione | 11 maggio 2019, 14:37

Fridays for future, i giovani torinesi non si tirano indietro in difesa dell’ambiente

Da qualche mese a questa parte il venerdì a Torino è sempre più verde grazie ai giovani del movimento Fridays for future

Fridays for future, i giovani torinesi non si tirano indietro in difesa dell’ambiente

Da qualche mese a questa parte il venerdì a Torino è sempre più verde grazie ai giovani del movimento Fridays for future. La presenza degli ambientalisti a Piazza Castello è diventata ormai un appuntamento fisso e le loro iniziative per attirare l’opinione pubblica riscuotono sempre più successo. Ma chi c’è dietro Fridays for future? Ci sono proprio quegli adolescenti che di solito  vengono additati di essere troppo viziati ed egoisti,eppure, in barba alle accuse che vengono puntualmente mosse contro di loro, i ragazzi del venerdì non solo continuano ad essere presenti ed impegnati ma, a quanto pare, il loro esempio sta diventando contagioso.

A confermarcelo è Giorgio Brizio, uno studente del Liceo Europeo Altiero Spinelli, che con passione ed entusiasmo ci ha raccontato del movimento.

Il giovane attivista, che appartiene al ristrettissimo gruppo dei 16 coordinatori del Fridays for future torinese, ha esordito spiegandoci come la sua vita e quella di chi gli sta intorno sia cambiata. <<Aderire a questo movimento, infatti, -ha chiarito Giorgio,- mi ha permesso di informarmi, di capire, di imparare cose nuove e soprattutto di scegliere come comportarmi>>.

 

La tua adesione a Fridays  che ricaduta ha avuto sulla tua classe e sulla tua famiglia?

Da quando mi sono avvicinato a questa realtà vedo che anche i miei compagni sono più sensibili, ad esempio usano molto di più le borracce per bere al posto delle bottigliette di plastica, diversi miei amici fumatori anziché abbandonare le cicche per terra hanno acquistato dei posacenere. Anche in famiglia ci sono stati dei cambiamenti, io bevevo solo acqua frizzante ed ora ci siamo organizzati per farla a casa e cerchiamo di acquistare prodotti a km zero. Piccoli gesti, ma fanno la differenza.

 

La cura dell’ambiente dunque è contagiosa, ma volendo fare un bilancio dell’esperienza torinese chi aderisce al movimento?

Si tratta soprattutto di giovani, studenti delle scuole superiori ed universitari, ma si sta estendendo sempre di più ed ogni venerdì in piazza Castello alle 15.000 si vedono anche mamme, bambini, pensionati. Il movimento è arrivato a novembre in Italia ed a Torino a metà dicembre. Ormai a Torino siamo circa 200 persone.

 

Che tipo di attività svolgete?

Soprattutto di sensibilizzazione vogliamo fare capire che sono le azioni dei singoli quelle che contano. Per tre venerdì, ad esempio, abbiamo organizzato dei presidi incentrati sulla industria della moda una delle più inquinanti. Il 17 maggio saremo tutti in bici ed intanto ci prepariamo a venerdì 24 maggio, giornata del prossimo sciopero studentesco globale con dei Flash mob in metro dove canteremo e suoneremo per farci sentire ed incuriosire così i passanti.

 

Qual è il tuo rapporto con Greta Thunberg?

Greta è stata la nostra musa ispiratrice, è riuscita ad a dar vita ad un’ unica corrente di giovani che vogliono mettersi seriamente in gioco. Con i suoi 15 anni è stata capace di dare un segnale davvero forte. Noi comunque non siamo solo Greta e quello che lei ha fatto, noi adesso siamo Fridays for future, con una nostra identità, per questo, pur non avendo né gerarchie né bandiere abbiamo sentito l’esigenza di creare un coordinamento a livello cittadino, nazionale e internazionale e ci siamo costituiti mediante un’assemblea nazionale a Milano alla quale hanno partecipato più di 700 rappresentanti da tutta Italia. La prossima assemblea sarà a Napoli a settembre.

 

Prima di congedarmi da Giorgio gli chiedo ancora di Greta e mi faccio condividere l’emozione di incontrarla a Roma sul palco e di poterla ringraziare per il suo impegno, dopodiché ci salutiamo

con la promessa di rivederci a piazza Castello, del resto abbiamo ancora 11 anni prima che sia troppo tardi per cambiare le cose.

Maria La Calce

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