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Economia e lavoro | 26 maggio 2019, 15:20

Popolo di tartassati: ci si mettono anche i tributi "occulti" degli enti locali come Tefa, Irba o Arisgam

Chi conosce davvero questi nomi, decisamente meno famosi di Irpef, Iva o Tari? Eppure il loro peso nelle tasche di torinesi e piemontesi è piuttosto elevato: Uil stima, ogni anno, oltre 108 milioni per la Regione e oltre 195 per la Provincia di Torino

Popolo di tartassati: ci si mettono anche i tributi "occulti" degli enti locali come Tefa, Irba o Arisgam

Quando si parla di Irpef o Irap, Iva o Imu - anche se a livello diversi di conoscenza - chiunque può dire di averle almeno sentite nominare. Eppure, nella vita di tutti i giorni, ci sono altre tasse "nascoste". O meglio, evidentissime, ma che siamo poco "allenati" a riconoscere, ma che gravano eccome sulle tasche dei contribuenti. I loro nomi? A dir poco astrusi, visto che si tratta di sigle come Arisgam, IRBA, TEFA, IPT e anche l'imposta sulla RC Auto.

A "svelarle" è uno studio effettuato dal Servizio Politiche Territoriali della Uil, i cui tecnici hanno setacciato le varie aree della penisola tirando fuori numeri piuttosto rilevanti. Si tratta di una sorta di "tasse sulle tasse", che hanno nome e cognome di chi le ha create e che per le Regioni e Province generano un introito di 4,9 miliardi di euro. Ossigeno puro, per casse e conti che non sempre godono di salute di ferro.

Tra i nomi che sicuramente destano più curiosità c'è l'Arisgam, acronimo che cela l’Addizionale Regionale sul consumo del gas metano sia per usi domestici che per usi industriali. E’ una tassa che è stata istituita nel 1990: allora il presidente del Consiglio era Giulio Andreotti e Ministro delle Finanze Rino Formica. Il Decreto legislativo del federalismo fiscale prevede che è facoltà delle Regioni abolire questa imposta (o sostituirla con altri tributi). Come è facile capire, è un’imposta addizionale che grava sul consumo di gas e metano e la cui entità viene stabilita dalle singole Regioni, che possono legiferare aumenti che vanno dal minimo di 5,50 euro ad un massimo a 30,98 euro ogni mille metri cubi di gas consumato. Complessivamente, secondo i calcoli di Uil, per le Regioni si tratta di un introito di 470 milioni di euro l’anno. In Piemonte, in particolare, parliamo di 86 milioni e 500mila euro. La cifra più alta rispetto a tutte le altre regioni (ci si avvicina solo l'Emilia Romagna con 84 milioni, mentre le altre viaggiano ampiamente staccate.

Irba, invece, è il nome dell'Imposta Regionale Benzina Autotrazione (IRBA). Anche lei, insieme alle accise nazionali, concorre al prezzo (alto) dei carburanti e riguarda le Regioni a statuto ordinario. E' stata introdotta anche lei nel 1990 e si applica sulla benzina per autotrazione erogata dagli impianti di distribuzione che si trovano nel territorio regionale, compresi quelli destinati ad uso privato. La misura dell'IRBA è determinata in 0,0258 euro per litro di benzina (2,58 centesimi ogni 100 litri di carburante). Attualmente è in vigore solo in sette Regioni, tra cui non manca il Piemonte, accompagnato da Calabria, Campania, Lazio, Molise, Liguria e Marche. E questa volta, con 22 milioni e 260mila euro abbondanti, il primato al Piemonte lo sfila soltanto il Lazio con quasi 23 miloni.

A livello provinciale, invece, sono tre le tasse poco note ai contribuenti. La prima è targata Prodi - Visco (governo del 1997), ma è stata confermata in pieno spirito bipartisan anche dal duo Tremonti-Calderoli. Si chiama Imposta provinciale di Trascrizione (IPT appunto) e si applica su tutte le formalità di trascrizione, iscrizione ed annotazione relative ai veicoli, richieste al Pubblico registro automobilistico (PRA) e su quelle che si basano sui titoli destinati alla pubblicità nel PRA (per esempio: l'iscrizione originaria o prima iscrizione di un veicolo nel PRA; l'iscrizione dell’ipoteca legale a favore del venditore o del sovventore del prezzo; l’iscrizione dell’ipoteca convenzionale a favore di altri creditori; i trasferimenti di proprietà del veicolo; il rinnovo dell’ipoteca; la cancellazione parziale di una iscrizione dell’ipoteca). L’IPT si applica sulla base di una apposita tariffa che fino a 53 Kilowatt è un importo fisso che ammonta a 150,81 euro, ma se si supera quella soglia si pagano 3,51 euro per ogni kilowatt in più.
Ogni Provincia può deliberare l’aumento della tariffe dell’imposta fino ad un massimo del 30%. Ben 89 province applicano la maggiorazione del 30%. Ad oggi, ad eccezione di Aosta, Bolzano, e Trento, che applicano la tariffa base, tutte le province hanno deliberato aumenti che vanno dal 10% (Matera), il 20% (Arezzo, Avellino, Bari, Benevento, Carbonia-Iglesias, Grosseto, Latina, Lecce, Pescara, Pordenone, Reggio Emilia, Siracusa, Vicenza), il 25% (Crotone, Ferrara e Sondrio), mentre la maggiorazione del 30% è applicata da tutte le altre Province tra cui compare anche Torino. Per questi enti, si tratta di un introito, di 1,7 miliardi di euro e per Torino e dintorni si arriva a 92 milioni e 796mila euro. La terza cifra più alta, dopo Roma e Milano.

E' datata invece 1999 (Governo D’Alema con Vincenzo Visco Ministro delle Finanze) la legge che devolve alle Province il gettito dell’imposta sulle assicurazioni RCA derivanti dalla circolazione. L’imposta - come sa chiunque possegga un mezzo - si applica sulle polizze assicurative, nella misura del 12,50% del premio, dei veicoli a motore (esclusi i ciclomotori) dove hanno sede i PRA nei quali i veicoli sono iscritti e di macchine agricole nel cui territorio risiede l’intestatario della carta di circolazione. Il decreto sul federalismo fiscale (Governo Berlusconi), ha stabilito che, dal 2011 le Province possano modificare in alto ed in basso l’aliquota di base del 3,5% (aliquota massima 16%). Attualmente se si escludono 2 province (L’Aquila con il 14,5% e Aosta con il 9%), tutte le altre province applicano l’aliquota massima del 16%. Torino compresa, ovviamente, e secondo i calcoli della UIL Servizio Politiche Territoriali, le Province incassano ogni anno circa 2,2 miliardi di euro. In questo caso, l'importo per la provincia torinese è di 85 milioni, cifra che ci pone al quarto posto in Italia dopo Roma, Napoli e Milano.

Chiude la fila delle tasse locali "sconosciute" la cosiddetta TEFA, offero il tributo per l'esercizio delle funzioni di tutela, protezione e igiene dell'ambiente. Il tributo è applicato alle tariffe o alla tassa che già si paga per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani ed è stato istituito nel 1992 (Governo Ciampi e Ministro delle Finanze ancora Visco), abrogato nel 2006, ma poi riconfermato con il federalismo fiscale (Tremonti-Calderoli). Il tributo è commisurato alla superficie degli immobili assoggettati dai Comuni alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti (TARI). L'aliquota è stabilita ogni anno dalla Provincia. da un minimo dell’1% fino ad un massimo del 5%. Attualmente, secondo una analisi della UIL Servizio Politiche Territoriali, la stragrande maggioranza delle Province applica l’aliquota del Tributo Provinciale Ambientale più alta (5%), tra cui Torino, ma anche Roma, Milano, Napoli, Bari, Genova, Firenze, Venezia, Palermo e Cagliari. Da questo tributo le Province ogni anno incassano 414 milioni di euro. Quella di Torino ne riceve 17,5 milioni, sempre dietro Roma, Napoli e Milano.

Massimiliano Sciullo

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