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Cronaca | 31 maggio 2019, 08:48

I gioielli erano un tarocco: altro che diamanti, la Finanza scopre uno smercio di vetri e ceramiche

Oltre due milioni gli articoli posti sotto sequestro tra Madonna di Campagna e Parella in alcuni depositi, ma anche a Settimo Torinese. Quattro imprenditori nei guai

I gioielli erano un tarocco: altro che diamanti, la Finanza scopre uno smercio di vetri e ceramiche

Diamante Nero, Corallo Rosso, Zaffiro, Topazio, Perla di Boemia. Queste alcune delle indicazioni riportate sugli oltre 2 milioni di articoli sequestrati dalla Guardia di Finanza di Torino ma che in realtà erano prodotte, artificialmente, con pasta vitrea o ceramica.

È il risultato di un’operazione dei Finanzieri del Gruppo Pronto Impiego del capoluogo Piemontese che ha visto coinvolte le provincie di Torino e di Milano. 

Oltre 2 milioni gli articoli, tra monili ed accessori d’abbigliamento, sequestrati e riportanti false indicazioni qualitative anche in relazione alla loro qualità e provenienza ovvero con indicazioni merceologiche non conformi. Onice, Opale, Diaspro, Avventurina, Occhio di Tigre, Tanzanite, Madrepora, Perla Marina e Madreperla le ulteriori ingannevoli indicazioni riportate sui monili e sugli accessori d’abbigliamento ornamentali in vendita, tra questi collane, bracciali, orecchini e anelli.

L’ingente quantitativo di prodotti illeciti, che avrebbe consentito un profitto di diversi milioni di euro, è stato rinvenuto dai “Baschi Verdi” presso le sedi ed i depositi situati nei quartieri torinesi di “Madonna di Campagna” e “Parella” nonché presso due magazzini ubicati all’interno della nota area denominata “Città Commerciale” di Settimo Torinese, nella disponibilità di tre imprenditori cinesi ed un imprenditore italiano.

Per i titolari delle quattro attività e per il loro fornitore, leader mondiale del settore, con centro di distribuzione nella Repubblica Ceca, è scattata la denuncia alla Procura della Repubblica di Torino per frode in commercio, oltre alla segnalazione alla Camera di Commercio di Torino, per le relative sanzioni amministrative.

Il mercato del falso monile non si limitava solamente alla semplice vendita al dettaglio; il commerciante italiano indagato, infatti, un settantenne di origini lombarde, con le sedi della sua attività a Torino ed in Svizzera, aveva pensato bene di truffare i clienti anche attraverso un sito internet, creato ad hoc, dove commercializzava i falsi articoli.

 

redazione

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