Eventi - 03 giugno 2019, 06:48

L’abbraccio musulmano nel giorno della Repubblica. Appendino: “Solo chi non conosce ha paura”

Grande affluenza per la terza edizione di "Moschee aperte" a Torino. La sindaca ha iniziato il suo tour da Mirafiori per concludere con l'Iftar in via La Salle. La richiesta della comunità islamica: "Una legge nazionale per la libertà religiosa di tutti i cittadini"

L’abbraccio musulmano nel giorno della Repubblica. Appendino: “Solo chi non conosce ha paura”

 “Il calore che oggi mi avete donato lo porterò a tutte le persone che incontrerò. Amate Torino, perché Torino ama voi”. Con queste parole la sindaca Chiara Appendino ha salutato i bambini della comunità islamica di Mirafiori, che l’hanno accolta nella moschea Hidaya di piazza Cattaneo per la tappa inaugurale del suo tour nell’ultima domenica di Ramadan. Giunta alla terza edizione, “Moschee aperte” ha visto ancora una volta musulmani, cristiani e non credenti uniti in una serata di condivisione e amicizia per tutti i quartieri della città, proprio nel giorno della Festa della Repubblica.  

L'evento, nato nell'ambito del  “Patto di Condivisione” firmato nel 2017 tra la Città di Torino e i Centri islamici, ha posto l’accento, quest’anno, sulla fratellanza che costruisce ponti e abbatte i muri divisori, stimolando un clima di reciproca fiducia e collaborazione. “Spesso si ha paura di ciò che non si conosce – ha spiegato la prima cittadina –, ma auspico che questa iniziativa generi curiosità e voglia di imparare, superando le barriere della diffidenza. È uno strumento reale di cui abbiamo voluto dotarci alla luce del patto sancito”.

Aperta nel 2013, la moschea Hidaya dedica grande cura all’educazione dei più piccoli, adibenfo spazi appositi al gioco, la lettura del Corano e lo studio della lingua italiana. Tutto all’insegna della convivenza serena con i residenti degli alti palazzi circostanti. “Il nostro quartiere – ha sottolineato la presidente della Circoscrizione 2 Luisa Bernardini – da sempre unisce genti di tante provenienze diverse. Stando insieme accresciamo il nostro modo di essere uomini e donne nella comunità”.

Il tour istituzionale è poi proseguito verso il Centro Attaqua di via Sansovino, dov’era presente anche l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia: “Oggi festeggiamo la nostra Repubblica. Come ha ribadito il presidente Sergio Mattarella, questo giorno dev’essere di tutti coloro che vivono in Italia. Ogni religione è un bene per la tutta la comunità: cerchiamo quindi di camminare insieme lungo la stessa strada, per creare una città diversa, carica di valori positivi. Ed è meglio parlare di condivisione, anziché di inclusione, perché significa che ciascuno ha qualcosa da dare all’altro”.

Appendino, accompagnata dalla sua famiglia, ha quindi partecipato all’Iftar – la grande cena “di via” al calar del sole – allestito in via La Salle. Ma sono stati tantissimi, in tutta la città, i momenti di scambio tra istituzioni e fedeli, uniti in particolare da una richiesta: “una legge nazionale che sancisca l'effettiva libertà religiosa di tutte e tutti i cittadini”.

La legge servirebbe – ha sottolineato l'assessore ai diritti della Città di Torino Marco Giusta dalla moschea di via Baretti 31 –, così come servirebbe un unico luogo di culto per tutti i fedeli musulmani della città: dobbiamo ringraziarli per questa splendida giornata, meraviglioso esempio di cittadinanza che speriamo possa diventare buona prassi da esportare in altre città italiane”.

Da San Salvario ha fatto sentire la propria voce anche l'ex sindaco Valentino Castellani, attuale presidente del Comitato Interfedi: “Negli anni '90 – ha ricordato – San Salvario era al centro del conflitto, un luogo dove si facevano fiaccolate contro tutto e contro tutti, punto nevralgico delle difficoltà di dialogo in un quartiere degradato anche dal punto di vista materiale. In una decina d'anni, investendo molte risorse, si è riusciti a voltare pagina trasformandolo in una metafora della città del futuro”.

Un altro quartiere multiculturale è sicuramente Aurora, dove sono intervenuti l'assessora all'innovazione Paola Pisano e quello all'ambiente Alberto Unia: “Sia l'innovazione tecnologica - ha dichiarato la prima – che quella sociale passano dall'integrazione tra diversità, tra persone libere di amare, pregare ed essere chi vogliono, per una Torino che sia davvero di tutti”. Il secondo, invece, è intervenuto dal palco di una via Chivasso stracolma di partecipanti : “Questa strada gremita - ha aggiunto – parla da sola: non devo essere io a parlarvi di uguaglianza e fratellanza, realtà come quella della moschea Taiba svolgono un servizio di presidio essenziale per il territorio”.

Unanime il riscontro positivo della comunità musulmana, decisa più che mai a ribadire la propria apertura al mondo e l'adesione ai valori della Repubblica e della Costituzione italiana: “Ci riconosciamo - ha affermato il presidente dell'Associazione Islamica delle Alpi Mohamed Elbahi nei valori di libertà, uguaglianza e giustizia sociale: per questo siamo sempre più convinti dell'importanza del rispetto reciproco, per sconfiggere le derive estremiste e per promuovere solidarietà e condivisione”. 

A questi auspici si sono aggiunti anche quelli dell'imam di via Cottolengo 4 Redouane e del presidente di via Baretti 31 Alajdi: “Siamo qui – hanno concluso - tutti i giorni per chiunque voglia venire a trovarci, a cuore aperto e tra fratelli”.

Marco Berton e Manuela Marascio

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