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Immortali | 12 giugno 2019, 09:02

Le sirene di piazza Galimberti...

E come promesso, eccoci arrivati al terzo, scottante argomento di cui ci eravamo detti che si sarebbe parlato. Il Filadelfia

Le sirene di piazza Galimberti...

E come promesso, eccoci arrivati al terzo, scottante argomento di cui ci eravamo detti che si sarebbe parlato. Il Filadelfia.

L’altra settimana c’è stato il tanto atteso CdA della Fondazione, in cui si è parlato molto del primo lotto, che a soli due anni dalla sua inaugurazione, già presenta diverse problematiche strutturali, del secondo lotto, di cui si sarebbero già da da tempo dovuti vedere i primi lavori e che invece è lì, in paziente attesa sa Dio di cosa ed infine del terzo lotto, quello che dovrebbe ospitare il museo e le sue attività accessorie e che più di tutto sta a cuore alla maggioranza dei cuori granata.

Tralasciando i primi due lotti, che sono interessati da problematiche prettamente tecniche, burocratiche ed amministrative, che sarebbe troppo lungo e complesso affrontare in questa sede, ci concentriamo sul terzo lotto.

Il museo, come tutti sanno, si trova a Villa Claretta a Grugliasco, posto splendido in cui i cimeli della Leggenda Granata fanno bella mostra di se da undici anni. Con le amministrazioni comunali che si sono succedute in questo decennio abbondante, c’è sempre stato un rapporto eccezionale, di grande amicizia e collaborazione, benché i due sindaci, Mazzù e Montà, fossero entrambi juventini di provata fede, in ossequio a quel proverbio che dice di guardarsi dagli amici, non dai nemici. Vero Chiamparino?

Però, per quanto bella ed accogliente, Villa Claretta non è il Filadelfia. Il richiamo del Tempio è forte, irresistibile direi. E quindi le valigie sono pronte e, seppur con grande rammarico per i begli anni passati a Grugliasco, la destinazione non può essere che Torino, via Giordano Bruno.

Ho volutamente scritto via Giordano Bruno, per due ragioni. Il fronte del terzo lotto si affaccia su questa via e non su via Filadelfia e inoltre, da più parti, continuano a giungere le melodie delle sirene che vorrebbero attrarci sui loro lidi. Cinquecento metri più giù, davanti a piazza Galimberti, le strutture inutilizzate del MOI attendono da anni una riqualificazione.

Nei pensieri di qualcuno, quella riqualificazione ha un colore ben preciso, di un profondo granata.

Fa un po’ specie, invero, sentirsi oggetto delle attenzioni di chi per il Toro di attenzioni ne ha sempre avute poche od alcune. Quando c’era da dare, a piene mani, il colore che più saltava agli occhi di costoro era il bianconero, non il granata. Ci ricordiamo tutti a che prezzo è stata concessa la Continassa, vero?

E per restare a noi, ho ancora nel collo i dinieghi che ci siamo sentiti quando era ora di programmare gli eventi per festeggiare la rinascita del Fila, due anni fa. C’era da evitare di configgere con i festeggiamenti dei cugini, che avrebbero celebrato il loro millesimo scudetto consecutivo (non una anima viva in centro) e non bisognava sovrapporsi alla “Partita del Cuore”, manco i tifosi granata sbavassero dalla voglia di assistere a quell’evento che aveva luogo nel JStadium, nota meta di pellegrinaggio e di devozione dei fans del Toro.

Ma oggi che si ritrovano per le mani questa “patata bollente”, e uso questa similitudine invece di un’altra, decisamente più Cambronniana, che non sanno come gestire, si ricordano di noi.

Per la carità, lungi da me pensare a rivalse o covare rancori e se vogliamo parlarne, parliamone pure. Ma siano ben chiare le posizioni di partenza, chi fa un piacere a chi.

Fatta comunque salva l’incognita Regione Piemonte, che dopo le elezioni ha cambiato colore politico e magari ha pure fatto una drastica inversione di rotta, dal disinteresse dimostrato a più riprese dalla giunta Chiamparino, soprattutto rispetto all’iniziale opera di finanziamento della Fondazione, tramite legge regionale per pagare il mutuo, di tre milioni e mezzo, per la ricostruzione del Tempio. La regione, non dimentichiamolo, è un Socio pesante della Fondazione e sentire il suo parere è importante, sia per rispetto dell’istruzione che dei cittadini che l’hanno eletta in questa recente tornata elettorale.

In definitiva, se ci vogliono come motore trainante della riqualificazione, non dimentichino che i motori vanno a benzina, non per grazia divina.

E soprattutto non facciano finta di non sapere che, nel cuore del Popolo Granata, il MOI non è il Filadelfia.

Domenico Beccaria

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