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Economia e lavoro | 17 giugno 2019, 11:25

Torino guarda a Oriente, dove si fanno affari anche con WhatsApp

Per la prima volta in Italia si ritrova tutta la diplomazia dell'area Asean, quinta economia mondiale, dove è normale chiudere accordi con messaggi sul cellulare. Romano Prodi: "In questo clima di incertezza, dobbiamo le cose che ci vengono meglio"

Torino guarda a Oriente, dove si fanno affari anche con WhatsApp

Singapore, Brunei, Cambogia, Filippine, Indonesia, Laos, Malaysia, Myanmar, Thailandia e Vietnam. Ecco il tour che l'economia torinese (così come quella piemontese) ha in programma di fare tra oggi e domani, pur senza spostarsi dal centro della città.

Per la prima volta in Italia, infatti, grazie a "ToAsean business day", tutto il "mondo diplomatico" dell'area asiatica coinvolta si è dato appuntamento per promuovere l'area, a livello commerciale. Un gigante da 650 milioni di persone e che rappresenta la quinta economia nel mondo, accompagnato da un tasso di crescita del 5%.

Un progetto che è partito da uno studio dell'Università di Torino che ha studiato i rapporti tra le aziende torinesi e piemontesi e la zona Asean del mondo. Una cornice dove conta lo scambio, ma anche la conoscenza culturale. E spesso serve pazienza per creare fiducia reciproca. Ma con caratteristiche anche curiose: per esempio, non è considerato scortese (anzi è normale, se non consigliato) trattare e chiudere affari con un messaggio su WhatsApp o tramite Messenger, invece che procedere tramite lunghe telefonate o catene di email.

"Vogliamo gettare basi solide per relazioni commerciali più intense tra il Piemonte e questi mercati - ha detto Vincenzo Ilotte, presidente della Camera di Commercio di Torino e di Unioncamere Piemonte -, aree che mostrano già un certo interesse nei confronti del made in Italy".

Nel 2018 infatti il Piemonte ha esportato merci verso la zona Asean per 543,1 milioni di euro nei primi tre mesi del 2019 l'export sta già crescendo del 23%. I settori più vivaci sono i macchinari (28,1%), prodotti chimici (16,5%) e alimentari (13,4%).

Da quel territorio, invece, importiamo prodotti di manifattura (21,7%), prodotti alimentari (15,3%) e prodotti tessili (12,3%). All'interno dell'area Asean, il Piemonte esporta soprattutto verso Singapore, Thailandia e Malaysia. Il nostro partner migliore è la Thailandia, verso cui esportiamo per 110 milioni e importiamo per 231,8.

Osservando da un punto di vista più ampio, però, è un po' tutta l'Italia che deve recuperare terreno, visto che con i suoi 8 miliardi di esportazioni è staccata da Germania (25 miliardi) e Francia (15). Guardando al futuro, "è ampio il potenziale di crescita per le esportazioni italiane verso i mercati Asean - dice il presidente di Sace, Beniamino Quintieri -: per il 2020-2022 sono previsti tassi di crescita medi annui che vanno dal 4% della Tailandia all'8% circa del Vietnam".

 

A fare gli onori, insieme a Ilotte, anche la sindaca di Torino Chiara Appendino. "È un bel segnale, una bella opportunità e speriamo che l'incontro di oggi possa evolversi oltre le relazioni che si sono sviluppate in questi anni. Il Far East è uno dei fronti su cui stiamo lavorando, sia sull'industria tradizionale che sul food". Intanto sia attende l'incontro della sindaca con FCA, segnalato per giovedì ma non ancora confermato.

Presenti 318 partecipanti, 33 relatori e un programma di 130 incontri b2b. Ma grande attesa pure per l'ex premier Romano Prodi, oggi l'unico europeo presente nello Boao forum for Asia. "È molto importante che entriamo nel mercato del Sud-Est asiativo, le aziende piccole non possono farlo ma abbiamo un tessuto di medie imprese che hanno una grandissima capacità", ha detto l'ex leader dell'Ulivo. "Dobbiamo fare le cose che sappiamo fare - ha aggiunto - alimentare, moda, meccanica, tecnologia, automazione, lavorare nelle nicchie, quello è il nostro ruolo, con l'obiettivo di elevare sempre di più la qualità". 

"In questo clima di incertezza - ha concluso - emergono delle opportunità sul ruolo che possono giocare alcuni Paesi dell'Asia. Molti imprenditori italiani sono sempre più inclini a investire in territori fuori dalla Cina, è la strategia della suddivisione del rischio, un processo più rapido di quanto molti si aspettino".

Massimiliano Sciullo e Marco Panzarella

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