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Via Filadelfia 88 | 21 giugno 2019, 08:31

Maurizio Sarri: tra l'incudine ed il martello. Ed un Conte di meno

Un dito medio di troppo, tra lui e la nostra tifoseria, ma c’è già chi dice che ‘una nuvola non fa primavera’.

Maurizio Sarri: tra l'incudine ed il martello. Ed un Conte di meno

Alla fine è arrivato. Tra l’entusiasmo di pochi, le perplessità di molti, l’indifferenza di alcuni.
Un dito medio di troppo, tra lui e la nostra tifoseria, ma c’è già chi dice che ‘una nuvola non fa primavera’.
Vero, è già alle spalle, seppure certe sue frasi suonino ancora indigeste.
L’afa, giunta insieme al tecnico, ricorda a tutti che comunque il Calciomercato è aperto.
Non c’è tempo per crogiolarsi e pensare ai ‘se’ e ai ‘ma’. È la dura legge del Calcio.
Puoi avere il ‘re dei re’ in panca, ma se la rosa latita, il divario tra le grandi si amplia.
Si aspettano almeno un paio di colpi che lascino intravvedere le ambizioni di una rosa che necessita, a mio avviso, di alcuni importanti innesti.
Se il tempo riuscirà a seppellire le ruggini, facendo di Sarri un ‘Uomo Juve’ e la Juve la ‘Sua’ Società, occorrerà invece aspettare.
Dando a lui, nel mentre, l’opportunità di comprendere con umiltà gli errori fatti in passato nel valutare fugacemente e grossolanamente una Società e i suoi tifosi.
Arriva nel mentre a Torino, fresco di un trionfo internazionale che, sebbene non sia la Coppa più ambita, è pur sempre un alloro di non facile acquisizione. E il ricordo, quando si pensa a una finale di Europa League non raggiunta, non può che tornare all’ ‘innominabile’.
Se i capelli si perdono ma si possono, volendo, reimpiantare, la vedo dura con la Dignità. E con la matematica. Perché c’è da capire se la somma faccia 35 o 37, e se si tratti di stoffa o cartone. Anche nel suo caso, per risolvere l’enigma, sarà solo questione di tempo. Che invece c’è ne in abbondanza, da qui a inizio stagione, per rimuovere dallo Stadium la di lui foto, visibile dalla Sud. Non c’è spazio per i sentimentalismi. E nemmeno per chi indossa i colori nerazzurri.
Chi si siede sulla panchina della Juve, quello è il mio allenatore. La scelta l’abbiamo fatta entrambi: lui nel venire a Torino, io nell’accettarlo, lasciando dietro di me il passato. Anche se, ripeto, suona indigesto.
Oggi il suo ghigno mi lascia indifferente, in un domani potrebbe rendermi felice. Oltre gli stereotipi, al di là delle frasi fatte, tralasciando i pregiudizi.
Tute, macchie di pummarola e moca, lasciamoli a chi ha tempo per pensare ad altro. Noi abbiamo imprese da compiere e obbiettivi da raggiungere.
Abbiamo dimostrato fiducia massima in Pavel e Paratici, non possiamo pensare a una coppia superficiale le cui scelte avvengano su presupposti sterili. O imposti.
Pavel non è Totti e Il Pupone non è mai riuscito a essere Nedved.
Se Sarri ci porterà là, dove tutti auspichiamo, diverrà il più simpatico. Diversamente, vedremo. Tempo al tempo.
Nel mentre, buon lavoro.

Beppe Franzo

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