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Economia e lavoro | 05 luglio 2019, 07:00

Saldi al via anche a Torino: prevista una spesa media di 200-240 euro a famiglia

Ma si rafforzano i dubbi su una formula che fatica ad adattarsi alle nuove tendenze. Coppa (Ascom): "Saltata la primavera, i consumi non sono ripartiti e i saldi arrivano prestissimo". Banchieri (Confesercenti): "Bisogna ripensare tempi e modi, mettendo ordine nella Babele della scontistica"

Saldi al via anche a Torino: prevista una spesa media di 200-240 euro a famiglia

Saldi al via, nel giro di poche ore, anche per Torino e provincia. Ma l'atmosfera che pervade i commercianti cittadini poco si sposa con le temperature estive. I negozi che a partire da sabato, 6 luglio, esporranno le loro offerte speciali, arrivano infatti da un maggio "nero" per l'abbigliamento e gli accessori. E che devono fare i conti anche con pratiche che sempre più spesso tendono a "dribblare" il periodo dei ribassi fissato per legge, anticipandolo e limitandone i benefici.
Sono questi i messaggi che arrivano dalle due sigle territoriali del settore, Ascom Torino e Confesercenti, che provano a fare qualche previsione sugli affari delle settimane a venire. La spesa media oscilla tra un minimo 200-230 euro a un massimo di 240 a famiglia, con circa 97 euro a persona.

Dall’abbigliamento alle calzature e dall’intimo alla profumeria, dicono da Ascom, si potrebbe trovare una scontistica già alta in partenza di stagione, fra il 30 e il 50% anche a causa della mancata primavera 2019, la peggiore da decenni. Secondo le stime dell’Ufficio Studi di Confcommercio il valore complessivo dei saldi estivi in Italia si conferma, come lo scorso anno, intorno ai 3,5 miliardi di euro, pari a circa il 12% del fatturato dei fashion store.

E nonostante l’evidente deregolamentazione del settore, il giorno di avvio dei saldi rimane un appuntamento fisso per gli amanti dello shopping, ma soprattutto una speranza per i commercianti di recuperare in parte una stagione ormai compromessa. Il maltempo poi è diventato l’ulteriore tassello di una crisi che non accenna a passare. Gli operatori del Commercio lamentano inoltre una sorta di “omologazione” dei saldi: un negozio con un’offerta prettamente estiva, come ad esempio abbigliamento mare, costumi, sandali, riscontra serie difficoltà ad “saldare” la merce ad inizio luglio, data in cui sarebbero più opportune le vendite della stagione primavera. E ancora: al di là di tutte le concause negative, si aggiunge un cambiamento epocale nei processi d’acquisto dei consumatori, che destinano il budget tradizionalmente dedicato al fashion, verso nuove esperienze di acquisto come lo sport, il benessere e i viaggi.

“La stagione primavera è saltata, i consumi non sono mai ripartiti e i saldi arrivano prestissimo – afferma Maria Luisa Coppa, presidente Ascom Torino e provincia -. I nostri operatori invocano un aiuto, anche dalla politica, sostenendo con atti concreti, un settore che risente, come l’agricoltura delle influenze stagionali e del meteo. In questa panoramica sicuramente non favorevole per il Commercio “tengono” i negozi che hanno saputo innovarsi, in termini di prodotto, di ricerca, di servizi personalizzati per la clientela e di innovazione tecnologica".

E dubbi sul modello saldi li avanza anche Giancarlo Banchieri, presidente di Confesercenti: "l’auspicio è che le speranze dei nostri operatori si realizzino. Il vero problema, però, è quello di ripensare alle modalità e ai tempi dei saldi: così come sono concepiti funzionano sempre di meno. Il progressivo restringimento dei consumi nel settore abbigliamento ha dato il via a una sfida a colpi di promozioni sempre più aggressive, prolungate e frequenti mirate al mantenimento dei volumi di vendita". E aggiunge: “Ai momenti tradizionali di sconto come i saldi, che sono legati al ciclo di rinnovamento dei magazzini dei negozi, si sono infatti aggiunte anche occasioni promozionali ad hoc, online e reali. Il risultato è una pressione promozionale ormai fuori controllo. Continuando di questo passo, la quota di prodotti venduti in sconto arriverà già quest’anno al 50%: quasi 700 euro a famiglia di acquisti in promozione, livello che consacra l’Italia come il Paese europeo col maggior peso delle vendite promozionali. Non era questo lo spirito originario dei saldi". “C’è da fare chiarezza - conclude Banchieri - sulla babele della scontistica. Ormai è un’Italia in saldo: tra pre-saldi, promozioni continue e giornate online come BlackFriday (estivi ed invernali), Prime Day e Cybermonday vari, si è generato un circolo vizioso dannoso per le imprese ma anche per i clienti, che trovano sempre più difficile orientarsi e distinguere tra le offerte reali, come quelle dei saldi, e le promozioni fasulle. Bisogna mettere un freno a questa deriva”.

Secondo Confesercenti, la speranza - ancor più che negli scorsi anni - è che un livello soddisfacente di vendite contribuisca ad “aggiustare” almeno in parte una stagione che è stata particolarmente deludente: nei primi cinque mesi del 2019, anche a causa del meteo imprevedibile, i consumi di abbigliamento hanno segnato una flessione di un ulteriore 1,3%.

E confermano: neppure il 2018 ha brillato, durante lo scorso anno la spesa media in abbigliamento e calzature si è ulteriormente ridotta dello 0,7%. Particolarmente forte è stata la contrazione per gli indumenti per uomo (-2,3%), mentre solo l’abbigliamento per neonati ha registrato una variazione positiva degna di nota (+5,3%). Nel 2018 la spesa delle famiglie in moda si è ridotta in media di 280 euro l’anno rispetto al 2011, per un calo complessivo del 4%, pari a 2,7 miliardi di euro di consumi in meno. Negli ultimi dieci anni nell’Unione Europea la spesa moda è invece cresciuta del 6,7%.

 

Massimiliano Sciullo

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