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Cronaca | 18 luglio 2019, 20:04

Quattro condanne per usura emesse dal tribunale di Torino

P.G., S.S., F.A.P. e S.S. sono le iniziali dei condannati per i fatti avvenuti tra il 2008 e il 2012 ai danni di un imprenditore edile

Quattro condanne per usura emesse dal tribunale di Torino

Nella mattinata del 18.07.2019 la prima Sezione del Tribunale di Torino, presieduto dal Presidente dott.ssa Silvia Bersano Bergey, ha emesso sentenza di condanna a carico di P.G., S.S., F.A. P. e S.S., per vicende usurarie originate tra il 2008 e il 2012 ai danni  dell’imprenditore edile B.V.

Nello specifico uno è stato condannato alla pena di 6 anni di reclusione, l’avvocato F.A.P. alla pena di anni 5 e 4 mesi di reclusione, un altro alla pena di 3 anni di reclusione e l'ultimo alla pena di anni 3 di reclusione.

L’indagine della Squadra Mobile della Questura di Torino scattò nel maggio del 2012, quando il curatore fallimentare di una società edile riferì agli investigatori di aver elementi significativi  nel sostenere che i soci si erano rivolti a degli usurai per far fronte alla difficile situazione finanziaria dell’impresa.

L’attività investigativa svolta dagli agenti di polizia, coordinati dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Antonio Rinaudo e poi dal Dott. Parodi, evidenziò rilevanti indizi volti ad avvalorare la denuncia del curatore cui si aggiunse, poco dopo, quella della persona offesa.

L’imprenditore, infatti, non riuscendo a vendere gli appartamenti in costruzione, si rivolse agli usurai per sostenere le spese emergenti. Così S.S., i fratelli G. e S. iniziarono ad elargire ingenti somme di denaro, cui veniva praticato un tasso di interesse che variava tra l’85% e il 120% annuali. Non solo, come garanzia del prestito, l’imprenditore è costretto a promettere in vendita diversi immobili in fase di costruzione e a sottoscrivere scritture private per il riconoscimento del credito.

È a questo punto che entra in gioco l’avvocato P., genero di S., che agisce in giudizio richiedendo l’esecuzione del decreto ingiuntivo depositato per costringere le parti ad adempiere all'obbligazione assunta con scrittura privata, con la quale il cugino della parte offesa, anche egli imprenditore edile, riconosce un debito di 70.000 euro.

Questi i fatti alla base della sentenza con cui il Tribunale di Torino  ha disposto nei confronti di S.S. e P.G. la confisca della somma di 70.000 € quale profitto del reato mentre nei confronti di P.G., R.G., S.S. e F.P. è stata confiscata la somma di 40.000 euro.

redazione

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