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Scuola e formazione | 31 luglio 2019, 16:52

Caos mense, l’avvocato Vecchione: “Il pasto da casa è un diritto. La sentenza non cambia niente, dipende dai dirigenti scolastici”

L’avvocato e volto storico del comitato torinese CaroMensa ribadisce: “I dirigenti potranno decidere di tornare al passato o di continuare a gestire la situazione come fatto fino ad ora”

Caos mense, l’avvocato Vecchione: “Il pasto da casa è un diritto. La sentenza non cambia niente, dipende dai dirigenti scolastici”

Cambia tutto o niente, a seconda della buona fede e correttezze dei dirigenti che da domani potranno chiedere di tornare al passato o continuare a gestire la situazione come l’hanno gestita fino ad oggi“. E’ deluso l’avvocato Vecchione, figura di riferimento del comitato torinese “CaroMensa”, all’indomani della sentenza con cui la Corte di Cassazione ha decretato lo stop la pasto da casa. 

Il ribaltone, quasi inaspettato, rischia di generare ulteriore caos dopo tre anni in cui, nonostante le polemiche, migliaia di famiglie avevano iniziato ad abbandonare le mense per consegnare ai propri figli un pasto preparato in casa.

Avvocato Vecchione, lei da anni lotta contro il declino della refezione comunale e per il diritto al pasto da casa. E’ stupito dalla sentenza della corte di Cassazione?

Mi delude molto, perché contiene affermazioni che non rispondono alla legge. Alcune considerazioni sono “pilatesche”: la sentenza pone interrogativi senza dare risposte. Parliamo di un servizio facoltativo a domanda individuale. Il tempo mensa, non il servizio, è un servizio scolastico, un segmento educativo fondamentale. Come si può conciliare un servizio educativo a un servizio di domanda individuale? Oggi l’assessore Di Martino afferma che il servizio mensa è obbligatorio e che chi non vuole se ne esce. Se sono costretto a uscire, che importanza ha il segmento educativo? 

Ora, in maniera molto pratica, cosa cambia per le famiglie torinesi con figli?

Cambia tutto o niente, a seconda della buona fede e correttezze dei dirigenti che da domani potranno chiedere di tornare al passato o continuare a gestire la situazione come l’hanno gestita fino ad oggi. Le scelte sono discrezionali: a Torino sono tre anni che si mangia con il panino da casa, non è morto nessuno. Se un dirigente o un consiglio di istituto dovesse fare un passo indietro, dovrà farlo con un provvedimento motivato. Se la motivazione non regge, i genitori la contesteranno davanti al giudice amministrativo. E fin ora il giudice amministrativo, a cui mi sono appellato più volte, mi ha sempre dato ragione bocciando le ragioni delle amministrazioni.


Lei ha esplicitamente chiesto ai genitori un passo in avanti, in che modo si può contrastare questo provvedimento?

Questa è una sentenza che riapre un conflitto, inutile negarlo. C’è una guerra in atto tra scuole e famiglie ma come ho detto precedentemente, il faro resta la giustizia amministrativa ed è a quella che dovranno appellarsi i genitori che avranno problemi con le scuole.

In questo contesto in continua evoluzione, quale ruolo hanno le amministrazioni locali?

Nessuno. Le amministrazioni locali devono continuare a vendere il servizio richiesto dalle scuole. Non hanno la competenza a dettare legge all’interno delle scuole. Le decisioni spettano ai dirigenti scolastici: non possono esserci ingerenze da parte delle amministrazioni per vendere i loro servizi e fare cassa. Ci sono casi incredibili di discriminazioni, con bambini esclusi.

Attualmente però le iscrizioni al servizio mensa sono chiuse. Chi non si è iscritto cosa deve fare?

Le amministrazioni comunali devono riaprire i termini e garantire l’iscrizione a chi vorrà farlo. Ma mi creda, ho sentito commenti di persone che non iscriveranno i bimbi in mensa comunque. E saranno sbattuti fuori.


Perché il pasto da casa è un diritto?

Perché ci sono diversi principi che sanciscono questo diritto: se la scuola dell’obbligo è gratuita, non posso essere costretto a pagare un servizio. Poi c’è un principio generale di educazione alimentare: perché lo Stato deve decidere cosa mettere nella pancia di mio figlio? Soprassiedo sui controlli dei Nas, che hanno affermato come una mensa su tre in Italia è illegale. Trarre le conclusioni diventa facile…

Andrea Parisotto

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