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Eventi | 17 agosto 2019, 14:10

Bardonecchia cambia pelle. E si regala una notte all'insegna del blues

Appuntamento domani, domenica 18 agosto, al Palazzo delle Feste

Bardonecchia cambia pelle. E si regala una notte all'insegna del blues

Da Robert Johnson a Eric Clapton, da Bessie Smith a John Lee Hooker, da B.B.King a Muddy Waters. Domani, domenica 18 agosto, l’Accademia dei Folli accompagna il pubblico di Scena 1312, stagione di musica-teatro di Bardonecchia, in un viaggio emotivo e sonoro alla scoperta della magia antica del Blues, un genere che affonda le sue radici nell’Africa perduta dei neri americani e costruisce, sulle note della sua malinconia struggente, la speranza, la voglia di una vita migliore.

Alle ore 21 al Palazzo delle Feste i Folli presentano Una notte in blues, un concerto dal sound semi-acustico, con sorprendenti ed emozionanti digressioni nel rythm’n’blues e nel soul, nel gospel e nello spiritual.

L’estensione temporale del blues e la sua lunga evoluzione hanno finito per costituire una sorta di accompagnamento musicale storico alle vicende umane del secolo scorso, alle storie di lavoratori, di emarginati, di schiavi e di segregati; un contrappunto accorato alle mille contraddizioni che ostacolano l’individuo sulla via della sua presa di coscienza, dell’affermazione di civiltà. Ma il blues è anche emozione, è anche un racconto di storie d’amore e di rinascita.

Dagli sterminati campi di cotone del Delta del Mississipi a Memphis e poi Chicago, dalle baracche dei coltivatori figli di schiavi, le canzoni fanno entrare virtualmente il pubblico nelle chiese e nei fumosi locali dove i neri d'America suonavano e ballavano sulle note di una musica nuova e allo stesso tempo antichissima.

La semplicità, la popolarità, ma anche la potenza della tragicità del blues ne hanno fatto, per tutto il Novecento e ancora oggi, una delle matrici più importanti della musica popolare internazionale, mantenendo tuttavia inalterata l’essenza della sua unicità. 

Andavano via dalle piantagioni senza soldi oppure avevano poco da mangiare a casa, i figli piangevano.  Roba da suicidio. Così il buon Dio e lo Spirito Santo hanno dovuto mandare a quella gente qualcosa per aiutarla ad alleviare gli affanni della mente. È qui che la musica entra in ballo, nel lavoro, in quello che stai cercando di fare, in quello per cui lotti, per aiutarti a vedere le cose in modo più positivo fino a distogliere la mente dai problemi in cui stai affogando. Così, ricorrevano a molte di quelle canzoni che parlavano delle loro donne, ma in realtà, raccontavano dei padroni. Le vecchie canzoni blues cantavano di donne meschine che ti maltrattavano, ti prendevano tutti i soldi. In realtà si riferivano ai padroni, ma dovevano diffondere il messaggio in modo celato. Non potevano uscirsene con: “Il padrone ci maltratta”. Il blues significa sopravvivenza.

comunicato stampa

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