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Cronaca | 04 settembre 2019, 13:55

Insulti, minacce a aggressioni sui medici: a Torino e provincia 66 episodi di violenza

In base ad un’indagine condotta dalla Città della Salute e della Scienza, nei pronto soccorso del presidio le vittime principali sono gli infermieri (68%), l’intera equipe (12%), medico (8%), ostetrica (7%) e oss (2%)

Insulti, minacce a aggressioni sui medici: a Torino e provincia 66 episodi di violenza

A Torino e provincia, nel 2017, sono stati registrati 66 episodi di violenza a carico di medici, soprattutto ospedalieri (86%). Le aggressioni -  che vengono classificate come fisiche, comportamenti minacciosi o abusi verbali – si sono verificate principalmente nei pronto soccorsi (45%), nei reparti (19%), in psichiatria (13,6%) e negli ambulatori (10,6%).

In base ad un’indagine condotta dalla Città della Salute e della Scienza, nei pronto soccorso delle Molinette, Sant’Anna, Cto e Regina Margherita le vittime principali sono gli infermieri (68%), l’intera equipe (12%), medico (8%), ostetrica (7%) e oss (2%).

A subire violenza, come ha spiegato il Presidente dell’Ordine dei Medici di Torino Guido Giustetto audito oggi in Comune, sono le donne.  “Il 56% - ha precisato – sono di sesso femminile, ma la percentuale reale potrebbe salire al 70% se si considera che negli ospedali lavorano in maggioranza uomini”.

Numeri, come spiega Giustetto, che sono però “solo la punta dell’iceberg”. “Il 60% delle aggressioni considerate “non gravi” – ha aggiunto il Presidente dell’Ordine – passano in sordina, così come sono sottostimate quelle verso guardie mediche e medici di famiglia”.

Principalmente la violenza subito è legata soprattutto a insulti e minacce verbali (64%): quella fisica riguarda solo il 29% dei casi, di cui 15% con lesioni. Solo il 57% delle strutture ha attuato misure raccomandate quali: locali con vie di fuga agevoli, presenza di sistemi di allarme, compresenza di altro personale durante le visite.

Come Ordine  dei Medici – ha spiegato Giustetto – “ci siamo impegnati a sostenere disegno di legge 867, che prevedeva che al personale medico-sanitario sia riconosciuta la qualifica di pubblico ufficiale, così la denuncia si avvia di ufficio, senza dover essere presentata”.

Cinzia Gatti

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