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Scuola e formazione | 12 settembre 2019, 10:55

“Costretti a mangiare tra computer e fotocopiatrici”: il racconto dei bimbi della "Manzoni" con il pasto da casa

Sorvegliati da un'insegnante, i bambini sono stati portati nell’aula audiovisiva della scuola elementare: qui, da soli, hanno consumato il pasto da casa. Monta la rabbia tra i genitori

“Costretti a mangiare tra computer e fotocopiatrici”: il racconto dei bimbi della "Manzoni" con il pasto da casa

Pranzo con vista fotocopiatrice. E’ stato consumato nell’aula audiovisiva della scuola il primo pasto da casa dell’anno scolastico dei bimbi dell’istituto Manzoni che hanno scelto di non aderire al servizio mensa.

Una location certamente singolare, non ritenuta idonea dai genitori che, una volta andati a prendere i figli a scuola alle 16:30, si sono fatti raccontare dai loro bambini dell’insolita pausa pranzo. Nell’aula multimediale ci sono finiti sia gli alunni più piccoli che quelli più grandi, senza distinzione: otto i bambini tenuti nell’aula, guardati e controllati dalla vice preside dell’istituto. I piccoli raccontano di un’esperienza poco edificante: “Abbiamo mangiato vicino a una fotocopiatrice e a dei computer, su un tavolo con una tovaglia di carta”. La testimonianza è di Mario (nome di fantasia), di soli 8 anni. Un suo amico un po’ più grande, un alunno di quarta elementare, racconta invece di aver mangiato in un “ambiente molto sporco, con tanta polvere e con un brutto odore nell’aria”. 

Testimonianze che, una volta riferite ai genitori, hanno mandato su tutte le furie i papà e le mamme pro pasto da casa. “L’esperienza è stata pessima, è una situazione classica dove vengono chiamati i Nas. Ci sono ristoranti che chiudono per molto meno” raccontano. Un caso spinoso è quello di chi ha pagato il servizio di assistenza (non il servizio mensa) a una società esterna, la Safatletica: “Mi hanno detto che non possono entrare in mensa con il bimbo, perché mio figlio non può mangiare con gli altri. Ho diffidato l’azienda nel non erogare il servizio per cui peraltro ho pagato”. La domanda che il genitore si pone è semplice: come mai il figlio è stato sorvegliato da un’insegnante, avendo lui pagato per un servizio che avrebbe dovuto essere erogato da una società esterna? Per ora nessuna risposta.

Intanto la scuola, tramite il dirigente scolastico Maria Grazia Clemente, ha informato le famiglie circa la situazione dei bambini con il pasto da casa. “L’istituto è stato chiamato, in via d’urgenza, a valutare la sussitenza dei requisiti necessari a consentire la consumazione del pasto domestico, nelle more della definizione della procedura amministrativa che vedrà una più accurata e attenta istruttoria sul punto. All’esito di tale preliminare verifica, a causa dell’attuale carenza di personale che l’istituto patisce suo malgrado, si è dovuto prendere atto dell’impossibilità oggettiva di autorizzare il consumo del pasto domestico, in quanto non sussistono le condizioni di sostenibilità, nei termini di sicurezza e igiene, a fondamento dei una scelta responsabile. Il mancato adeguamento da parte dei genitori a tale delibera costituisce una violazione della stessa e determina una intollerabile disparità di trattamento rispetto ai genitori che si sono ad essa conformati. La scuola evidentemente non abbandona bambini, ma il comportamento tenuto è contrario alle disposizioni impartite dall’istituto. Si invita pertanto l’utenza ad adeguarsi alle regole che l’istituto pone”.

Quel che è certo è che anche oggi i genitori che non hanno aderito al servizio mensa e che al servizio mensa non vogliono aderire, consegneranno ai loro figli il pasto da casa. La loro speranza è che il dirigente scolastico trovi un compromesso per far mangiare i bambini in luogo più consono.

Andrea Parisotto

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