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Attualità | 16 settembre 2019, 10:30

Mal di scuola e rifiuto scolastico, un fenomeno in crescita

Ne soffre tra il 3 e il 5% dei ragazzi. Molto delicate, secondo il Centro di Psicologia Ulisse di Torino, le prime fasi dell’adolescenza

Mal di scuola e rifiuto scolastico, un fenomeno in crescita

E’ un fenomeno preoccupante e in crescita, che incide in modo decisamente negativo sulla qualità della vita di bambini e ragazzi e sul loro approccio alla scuola, sia dal punto di vista cognitivo che relazionale. Il rifiuto scolastico è una sorta di “fobia sociale” che insorge più o meno improvvisamente con il rifiuto di andare a scuola e con reazioni di crisi ansiose e attacchi di panico quando si è costretti.

All’avvio del nuovo anno, che dal punto di vista emotivo segna sempre il passaggio da una dimensione più rassicurante e accomodante a una più carica di aspettative e timori, il Centro di Psicologia Ulisse di Torino, da anni specializzato in psicologia scolastica e problematiche dello sviluppo, intende accendere i riflettori e promuovere azioni di prevenzione e sostegno rispetto a un fenomeno che incide su una percentuale fra il 3 e il 5 per cento della popolazione in età scolare. Il rifiuto scolastico interessa la fascia che va dalla scuola primaria, dai 5/6 anni fino ai primi anni della scuola secondaria di secondo grado, ma si manifesta in modo più significativo nei passaggi da un ordine di scuola all'altro.

Talvolta sottovalutato dai genitori, che tendono a giustificarlo come momento a sé (non vuole andare a scuola “perché è preoccupato per una verifica” o “ si è svegliato male”), il fenomeno si caratterizza in realtà per diversi sintomi come malesseri improvvisi, lentezza cronica nel lavoro scolastico, esplosioni di rabbia, frequenza discontinua fatta di ritardi, uscite anticipate fino, appunto, all’assenza prolungata da scuola. Molteplici le cause, in parte riconducibili a fattori ambientali (come episodi di bullismo o situazioni eccessivamente conflittuali in classe), in parte a difficoltà di apprendimento, che possono sviluppare sentimenti di inadeguatezza e inferiorità, in parte ancora alle aspettative, talvolta eccessivamente elevate, dei genitori o alla difficoltà a separarsi dall'ambiente rassicurante di casa.

Secondo i dati del Centro Ulisse, che svolge attività di consulenza e ascolto rivolte a ragazzi e docenti in numerose scuole medie e superiori del torinese, il fenomeno ha conosciuto una vera e propria esplosione nell’ultimo anno. “Siamo passati – spiega il direttore Mauro Martinasso – dal seguire qualche caso sporadico in anni passati ad occuparci solo lo scorso anno di una trentina di situazioni. Si tratta di giovani studenti, sia maschi che femmine, tra gli 11 e i 16 anni, che, in un momento evolutivo delicato, di transizione tra l’età infantile, in cui prevalgono identificazione e appartenenza alla famiglia, e l’adolescenza, in cui ci si presenta al mondo senza la mediazione famigliare e si è alla ricerca di forti rispecchiamenti nel proprio gruppo di pari, manifestano un forte stato di disagio".

"La vergogna per il sentirsi inadeguati rispetto alla rappresentazione ideale di sé induce questi giovani a volersi nascondere. Il rifiuto scolastico nelle prime fasi dell’adolescenza si accompagna quindi a un progressivo allontanamento dalla vita sociale, limitata a pochissimi contatti, prevalentemente attraverso i social network, con la tendenza a chiudersi in camera e avere rapporti sempre più conflittuali con i genitori. Il malessere incide non solo sul rendimento scolastico di questi ragazzi e ragazze, ma anche sulla costruzione della loro personalità”.

In tutti i casi seguiti nelle scuole e nel consultorio psicologico dal Centro Ulisse emerge quella che viene definita una “disarmonia dello sviluppo”: a una spiccata intelligenza dei giovani, fatta di ottime capacità di pensiero, espressione, comprensione e affermazione di sé e delle proprie esigenze, fa da contraltare una significativa immaturità emotiva caratterizzata da intolleranza verso fatiche e frustrazioni, distanza emotiva dalle figure parentali, incapacità a esprimere in modo adeguato le reazioni emotive e a mettersi in gioco nelle situazioni non protette.

Per aiutare studenti, genitori e docenti ad affrontare e gestire problematiche di questo tipo, il Centro Ulisse organizza da anni un Master in Psicologia Scolastica, rivolto a insegnanti e psicologi, che quest’anno torna, dal 19 ottobre 2019, con la nuova formula week-end e lezioni, on-line e in presenza, volte a favorire lo sviluppo di competenze adeguate a rispondere al “mal di scuola”. Per iscriversi c’è tempo fino al 30 settembre 2019 (www.psicologiaulisse.it).

comunicato stampa

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