Nuove Note - 22 settembre 2019, 11:18

Giors il cantautore senza volto che narra la vita quotidiana

L’anonimato del cantautore è il risultato di un progetto musicale che non usufruisce della copertina patinata dell’immagine ma si volge a significati e contenuti di caratura universale e profonda.

Giors il cantautore senza volto che narra la vita quotidiana

Giors è un cantautore senza volto che si è avvicinato alla musica da piccolissimo. La sua esperienza musicale inizia durante l’adolescenza facendo parte di diversi gruppi. Adesso Giors, mosso dalla volontà di denunciare la solitaria contemporaneità, ha un progetto solista che lo vede attingere a piene mani dal patrimonio cantautoriale italiano. L’anonimato del cantautore è il risultato di un progetto musicale che non usufruisce della copertina patinata dell’immagine ma si volge a significati e contenuti di caratura universale e profonda.

Il primo ricordo in musica di Giors?

In quinta elementare ho il ricordo di un sacerdote che ci insegnava l'inno di Mameli accompagnandoci al pianoforte.

Cantautorato e anonimato, perchè?
Cantautorato: un contesto e una modalità per raccontare storie, pensieri e immagini attraverso le parole, senza urlare troppo. Perché oggi più che mai c'è bisogno di ascoltare e pensare. Un contesto un poco più ampio di 147 caratteri per tratteggiare temi o spunti di riflessione che necessitano di qualche spazio in più. Una sorta di combinazione tra impegno e leggerezza. 

Anonimato: quasi una sfida nei confronti dell'immaginario collettivo che sembra non poter rinunciare alle “immagini visuali”. L'idea è di proporre “immagini descrittive” attraverso le parole e la melodia di una canzone, per stimolare l'immaginazione e la fantasia. Una modalità connotata da una certa leggerezza che tratta però temi di un certo spessore. Un po' una proposta di ritorno alla favola come palestra di vita e di innovazione. Esisto perché ho un nome, non perché sono un'immagine. E da quel nome, da quella parola scopro il suono delle sillabe, una storia, un'immagine di vita non solo mia. A volte si può anche scoprire una prospettiva diversa per continuare il nostro cammino.

Cosa ispira la scrittura dei tuoi testi?
Sostanzialmente la vita quotidiana: il dialogo con e tra le persone, i libri che leggo, l'energia incredibile delle Donne, i miracoli delle loro storie, la forza del loro sorriso. I disastri a cui siamo sottoposti e di fronte ai quali ci sentiamo impotenti. Gli spunti che si possono raccogliere durante un viaggio in treno, piuttosto che attraversando la hall di una stazione o di un aeroporto.Trovo che Porta Nuova sia una sala magica per trovare ispirazione. Mi piace cogliere la frustrazione di sentimenti inespressi per non creare dolore, i cambiamenti nel comportamento e nel costume. Anche il disagio raccolto nel conversare con altre persone, le speranze e gli amori che si leggono negli occhi della gente al di là delle parole che dicono.

Quest’estate è uscito il tuo nuovo singolo “Notte di San Lorenzo”, che storia ci racconta?
È una storia d'Amore per oggi e per il futuro. È un invito a riscoprire la bellezza di non essere isole in questo mondo (gocce di mercurio), di non sentirsi troppo soli a un certo punto della giornata, del viaggio. Parla della riscoperta del valore di comprendere che siamo esseri sociali e non è isolandosi o buttando fuori l'immondizia dal finestrino della macchina che diventiamo più puliti! Rappresenta un richiamo a darci una mano anche per salvare il nostro pianeta, a mettere le lancette dell'orologio a posto. Così anche la nostra vita, il nostro quotidiano, il nostro modo di amare migliorerà.

Stai lavorando ad un disco o altri pezzi?
Sì, ci sono 16 brani nuovi che saranno pubblicati il prossimo Natale. 

Il prossimo singolo tra poco e all'inizio di Dicembre un brano che si intitola "Torino". Illustrerà diapositive di vita, di pensieri, di vissuto mio o altrui. E poi ci sono altri pezzi già scritti in fase di arrangiamento.

La tua Torino musicale e non.
Bella Torino, con quel pizzico di stile francese in minore. Per anni è stata la sede del mio lavoro, è parte della mia vita, con quella connotazione “sabauda” che molti considerano quasi negativa: che vuol dire poi gentilezza, puntualità, ascolto, impegno, qualità, pacatezza nel dialogo e nel ragionare, ecc. 

Torino è una città laboratorio: tante cose sono state inventate a Torino. E poi vuoi per la ragion di stato, vuoi per ragioni di mercato, vuoi per destino avverso, vuoi per scelte di politiche miopi Torino non è riuscita a trattenere le sue invenzioni, a crescere con loro e non solo a sopportarne i costi di sperimentazione e lancio. Ma non ha perso il sogno di essere sempre in prima fila anche in un mondo globalizzato. 

Torino è Gioventù, ideale, speranza per una nuova frontiera di vita.

News, live in programma, appuntamenti.

Il nuovo album. Concerti...mah, vedremo cosa ci suggerirà il domani. 

 

Info su https://www.facebook.com/Giors.official/

Federica Monello

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