Attualità - 09 ottobre 2019, 19:05

Il ponte pedonale sulla Dora di Via Livorno intitolato alle “Vittime dell'immigrazione” [VIDEO]

La cerimonia si è svolta questa mattina per ricordare la cosiddetta “strage del 3 ottobre” 2013 in cui persero la vita nel Mediterraneo 368 migranti. Da allora ci sono stati più di 19mila morti in mare

Il ponte pedonale sulla Dora di Via Livorno intitolato alle “Vittime dell'immigrazione” [VIDEO]

Un ponte per costruirne altri, questa volta simbolici, tra culture, religioni e pensieri. Da questa mattina il ponte pedonale sulla Dora, all'incrocio tra Via Livorno, Corso Mortara e Via Orvieto, è intitolato alle “Vittime dell'immigrazione” in ricordo della strage del 3 ottobre 2013 in cui persero la vita nel Mediterraneo 368 migranti. La struttura, costruita nel 1912, era conosciuto come “Amedeo IX Il Beato”.

Alla cerimonia hanno partecipato diversi rappresentanti delle istituzioni: “Questa intitolazione - ha dichiarato il presidente del Consiglio Comunale di Torino Francesco Sicari – dovrà portare i cittadini che passeranno di qui a farsi delle domande e rappresenta un monito per un'Europa migliore che non dimentica la solidarietà e l'accoglienza”. “Vedere - ha aggiunto il presidente della Circoscrizione 4 Claudio Cerrato sottolineando anche la forte impronta migratoria da sempre presente nel quartiere del basso San Donato – sui canali di comunicazione commenti di sfregio e attacco a questa cerimonia è significativo del momento che stiamo vivendo, il razzismo va combattuto con la conoscenza”.

L'idea è nata dalla petizione “Torino non dimentica”, che ha raccolto più di 2mila firme tra cui quelle di personalità come Gian Carlo Caselli, Don Luigi Ciotti, Ernesto Olivero, Gustavo Zagrebelsky, Fabio Geda, Pif e Roberto Saviano: “Siamo qui – ha commentato il primo firmatario Andrea Sacco – soprattutto per i vivi che, nonostante tutto, sono riusciti a raggiungere questo paese. Reagire significa impegnarsi nella lotta alla solitudine di chi è stato privato di affetti e relazioni; dobbiamo lavorare per una società che coinvolge e responsabilizza”. I dati sono invece stati forniti da Carlotta Sami, portavoce per il Sud-Europa dell'UNCHR: “19mila vittime in sei anni – ha spiegato – sono numeri inaccettabili, è giusto sottolineare che queste persone sono vittime di situazioni intollerabili di sofferenza o di muri politici e legislativi”.

In chiusura c'è stato l'intervento di Tareke Brhane, presidente del Comitato 3 Ottobre e testimone diretto di una delle tante traversate nel Mediterraneo: “I migranti – ha ricordato – sono nati invisibili e muoiono invisibili. Per i governi e la comunità internazionale la vita di qualcuno vale di più di quella di qualcun altro: dobbiamo dare risposte concrete e a lungo termine, siamo stanchi di contare i morti in mare e di sentire gli slogan dei politici di turno”.

Marco Berton

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