Eventi - 17 ottobre 2019, 07:52

La voce di un'attrice in radioguida accompagna i viaggiatori sulla metropolitana

Da oggi fino al 3 novembre, "Underground" di Cuocolo/Bosetti per la stagione TPE

La voce di un'attrice in radioguida accompagna i viaggiatori sulla metropolitana

Indagherà la città dal basso, viaggiando direttamente in metropolitana, "Underground", dal 17 ottobre al 3 novembre, l’ultimo lavoro firmato dalla compagnia Cuocolo/Bosetti e inserito nella stagione 2019/20 di Teatro Piemonte Europa. 

Lo spettacolo, approdato nel capoluogo piemontese dopo il fortunato debutto napoletano all’interno del Napoli Teatro Festival, e il passaggio estivo a Milano all’interno di Olinda, è una produzione del Teatro di Dioniso di Torino insieme a IRAA Theatre.

Quindicesimo episodio del progetto Interior Sites Project, avventura iniziata a Melbourne nel 2000, "Underground" è pensato e costruito come lavoro site-specific per le linee sotterranee di Torino, Roma, Napoli, Milano, Parigi e Berlino.

Uno spettacolo adatto a venti spettatori in viaggio alla volta, guidati dalla voce di Roberta Bosetti attraverso delle radioguide. Sentendosi "isolati" in uno spazio di per sé pubblico, toccano però con mano la distanza fra sé e gli altri intorno. Una metafora della chiusura e dell'isolamento che ci rende entità singole e individualiste anche in mezzo alla massa. 

"Underground" è di fatto di un lavoro di condivisione ed empatia sui paesaggi interiori, mentre i luoghi familiari della città si trasformano, aprendosi all'ascolto. Viaggiare in metropolitana fa collidere la vita interiore con il brulicare della città, mentre la voce di Roberta disegna per ciascun ascoltatore un paesaggio geografico e mentale.

“Una sorta di ecologia teatrale che si basa sull'esistente - spiegano gli autori -, che ricicla e usa ciò che ci è prossimo, come case, strade, edifici pubblici e privati, la metropolitana stessa. Cerchiamo di far emergere da quei luoghi la memoria, il genius loci, i valori e il senso rimosso".

"Al centro di tutto questo - continuano - c'è lo sforzo di ristabilire una comunicazione diretta con lo spettatore. Qualcosa che lo tolga dall'abitudine, che lo metta in gioco, che crei uno sguardo differente. Partire da se stessi è qualcosa che ha a che fare con l'atto di ricordare. Lo potreste chiamare memoria pubblica. Abbiamo una vita e questa ci fornisce il materiale su cui possiamo riflettere. Siamo degli attori e interpretiamo noi stessi. Il far partire il nostro lavoro da noi stessi, da vicende autobiografiche, non è dovuto a un senso esasperato di importanza dato alle nostre vicende personali ma, al contrario, alla consapevolezza di quello che c'è di simile nell'esperienza di tutti".

"Quella che viene messa in discussione - concludono - è la tradizionale separazione tra attore e personaggio. E' un invito a riconsiderare i limiti tradizionali tra performance e realtà, tra arte e vita.”

Manuela Marascio

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