Attualità - 19 ottobre 2019, 18:48

Detenuto in permesso arrestato dopo aver tentato di sgozzare la fidanzata, il ministro della Giustizia Bonafede dispone accertamenti

Il 36enne Mohamed Safi lavorava in un bistrot, nonostante avesse alle spalle un omicidio. "Non ha mai avuto atteggiamenti violenti", ha dichiarato uno dei titolari del locale dove lavorava

Detenuto in permesso arrestato dopo aver tentato di sgozzare la fidanzata, il ministro della Giustizia Bonafede dispone accertamenti

"Non ha mai avuto atteggiamenti violenti che potessero far prevedere quanto accaduto": queste le parole di uno dei titolari del bistrot in cui lavora Mohamed Safi, l'uomo di 36 anni che la scorsa notte ha tentato di strangolare la compagna a Torino.

In carcere per l'omicidio della fidanzata, uccisa nel 2008 a Bergamo, usufruiva di un permesso dal carcere di Torino per recarsi al lavoro. "Lavorava in sala, era una persona dal comportamento aperto, capace di instaurare buone relazioni, non ha mai avuto atteggiamenti aggressivi", sostiene il titolare del bistrot.

Condannato a 12 anni, l'uomo era stato detenuto anche nel carcere di Alessandria e qui lavorava nel panificio interno al penitenziario. Avrebbe finito di scontare la sua condanna nel 2020.

Il Guardasigilli, Alfonso Bonafede, ha investito l'ispettorato del ministero della Giustizia a compiere accertamenti sul caso di Mohamed Safi. Lo hanno reso noto fonti del ministero.

"È incredibile constatare come un assassino, dopo pochi anni, possa ritornare in libertà e agi re nuovamente secondo la sua indole di criminale". Così Eugenio Bravo, segretario generale del Siulp di Torino, sul caso Safi. "Sicuramente assisteremo a frasi sconvolte, a stati d'animo perturbati, a dichiarazioni di rabbia da parte di tutti", ha aggiunto Bravo. "Ma è inconcepibile che ancora oggi questo Paese sia assolutamente immobile in merito alla certezza della pena".

m.d.m.

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