Cronaca - 21 ottobre 2019, 18:22

I Radicali Italiani in sciopero della fame contro la riforma della prescrizione

L'iniziativa, lanciata a livello nazionale dalla segretaria Silvja Manzi, è organizzata per aderire alla protesta dell'Unione delle Camere Penali: “Un'azione non violenta contro il fine processo mai”

I Radicali Italiani in sciopero della fame contro la riforma della prescrizione

I Radicali torinesi sono in sciopero della fame da ieri sera e lo saranno per cinque giorni: l'iniziativa è stata lanciata a livello nazionale dalla segretaria Silvja Manzi per aderire alla campagna dell'Unione delle Camere Penali contro la riforma della prescrizione.

La legge, approvata lo scorso gennaio e fortemente voluta dal Movimento 5 Stelle, da inizio 2020 prevederà l'interruzione dell'istituto dopo la sentenza di primo grado, sia in caso di condanna che di assoluzione: “Riteniamo – spiega Igor Boni della direzione nazionale dei Radicali Italiani – che sia una scelta anticostituzionale perché contrasta il principio della ragionevole durata dei processi. Questo provvedimento, insieme a molti altri, è entrato a far parte del nostro dossier sulla distruzione dello stato di diritto e della democrazia liberale”.

Allo sciopero della fame hanno aderito diversi esponenti torinesi, tra cui Silvio Viale e la coordinatrice dell'associazione Aglietta Patrizia De Grazia: “Siamo molto preoccupati - dichiara quest'ultima – perché le persone potranno essere tenute in ostaggio dalla giustizia per molti anni; anziché depenalizzare certi reati si sta continuando a sanzionare maggiormente. L'opinione comune crede che questo provvedimento tocchi solo la non meglio precisata categoria dei delinquenti quando, in realtà, si tratta di un danno a un diritto costituzionalmente garantito”.

Decisamente negativa è anche l'opinione del segretario della Camera Penale di Torino Agostino Ferramosca: “Questa riforma – commenta – nasce con motivazioni politiche, per agire sulla “pancia” degli elettori. La prescrizione serve per non restare sotto processo in eterno ma è diventata un simbolo perché, in realtà, ha un'incidenza molto bassa sull'esito di processi importanti per reati seri".

"La sua abolizione sostanziale consentirà allo Stato di tenere le persone sotto processo e di decidere quando condannarle”.

Marco Berton

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