Eventi - 21 ottobre 2019, 07:50

Il Giappone "fluttuante" di Hokusai, Hiroshige e Hasui alla Pinacoteca Agnelli di Torino

In mostra cento stilografie che raccontano il mondo artistico di un Paese in trasformazione tra fine Ottocento e inizio Novecento, sotto l’influenza dell’Occidente

Il Giappone "fluttuante" di Hokusai, Hiroshige e Hasui alla Pinacoteca Agnelli di Torino

 

La Pinacoteca Agnelli di Torino ospita, fino al 16 febbraio 2020, la grande esposizione “Hokusai, Hiroshige, Hasui. Viaggio nel Giappone che cambia”.
In mostra le opere di due grandi Maestri del “Mondo Fluttuante” dell’Ottocento, assieme alle stampe moderne di Hasui, pittore esponente del movimento shin hanga ("nuove stampe"), che portò avanti i temi e le tecniche delle silografie policrome anche nelle epoche Meiji (1868-1912), Taishō (1912-1926) e parte della Shōwa, fino a metà degli anni Cinquanta del Novecento, quando venne nominato “Tesoro nazionale vivente” nel 1956.
L’esposizione è curata da Rossella Menegazzo e Sarah E. Thompson. 

L'allestimento, diviso in quattro sezioni tematiche, propone attraverso cento silografie dei tre maestri, un viaggio nei luoghi più suggestivi del Giappone, reali e immaginari, raccontando il mondo artistico di un Paese in trasformazione tra i due secoli sotto l’influenza dell’Occidente.

Nei dipinti su rotolo di Hokusai, ma soprattutto nelle sue silografie policrome, spiccano linee libere e veloci, un uso sapiente del colore e in particolare del blu di Prussia, da poco importato in Giappone, traendo spunto sia dalla pittura tradizionale autoctona sia dalle tecniche dell'arte occidentale.             

Tra le serie di maggior successo degli anni Trenta, vanno ricordate senz’altro quelle dedicate alle cascate e ai ponti famosi del Giappone, anche se fu con le Trentasei vedute del monte Fuji che Hokusai si affermò sul mercato delle immagini di paesaggio come grande maestro. Da allora in avanti nessun artista del Mondo Fluttuante poté esimersi dal far riferimento alla sua opera e, in particolare, alla stampa appartenente a questa serie divenuta icona dell’arte giapponese: La Grande Onda presso la costa di Kanagawa.
 
Più giovane di circa vent’anni rispetto a Hokusai, Hiroshige divenne un nome celebre della pittura ukiyoe poco dopo l’uscita delle Trentasei vedute del maestro grazie a una serie, nello stesso formato orizzontale, che illustrava la grande via che collegava Edo (l’antico nome di Tokyo) a Kyoto. Si tratta delle Cinquantatré stazioni di posta del Tōkaidō, conosciute come “Hōeidō Tōkaidō” dal nome dell’editore che lanciò verso il successo Hiroshige. Da allora l’artista lavorò ripetutamente su questo stesso soggetto, producendo decine di serie diverse fino agli anni Cinquanta.

La qualità delle illustrazioni di paesaggio e vedute del Giappone, la ricchezza degli elementi stagionali e atmosferici - nevi, piogge, nebbie, chiarori di luna - che Hiroshige seppe descrivere, gli valsero il titolo di “maestro della pioggia e della neve”.

Per la prima volta in Italia l’opera moderna e nostalgica di Hasui è messa accanto a quella dei due grandi paesaggisti classici, per mostrare la continuità in termini tecnici e  i grandi cambiamenti avvenuti in seguito all’occidentalizzazione e alla modernizzazione.

I suoi paesaggi prediligono luoghi poco conosciuti del Giappone tradizionale e rurale. L’artista concilia i soggetti e le tecniche dell’arte giapponese tradizionale con il realismo occidentale, combina la sensibilità atmosferica, tipicamente giapponese, con lo studio della luce. Riprende le diverse condizioni meteorologiche e i diversi momenti della giornata, le scene notturne, gli effetti della pioggia, della nebbia e della neve per esprimere gli stati d’animo dell’uomo moderno alla ricerca del Giappone autentico. 
 
I fotografi giapponesi e occidentali affermatisi in Giappone si rifecero ai colori, alle inquadrature e ai soggetti dell’ukiyoe per i loro scatti da proporre agli stranieri, confermando quelle immagini come “l’Immagine del Giappone” oltreoceano che conquistò e sconvolse il mondo artistico europeo, trasformando e rivoluzionando la modalità pittorica.
 
Un fascino che continua a perpetuarsi ancora oggi non solo nella produzione grafica contemporanea che da quest’arte fluttuante è scaturita, dai manga agli anime, dal tatuaggio fino ai gadget più commerciali, ma anche nel costante richiamo ai temi e alla qualità delle stampe dell’ukiyoe nella pratica di artisti contemporanei giapponesi e non solo. 

Quattro le sezioni presentate.

Da Edo a Tokyo: vedute della Capitale Orientale evidenzia attraverso le stampe appartenenti alle più importanti serie dei tre artisti alcuni dei luoghi celebri compresi nel territorio di Edo, la sede shogunale sviluppatasi intorno al castello a partire dal Seicento quando il primo shogun Tokugawa Ieyasu la scelse come capitale, lontana da Kyoto ancora città imperiale. Non manca il ponte di Nihonbashi, cuore di Edo, punto di partenza per intraprendere il viaggio lungo il Tokaido, ma anche punto zero per le misurazioni di tutte le distanze verso le province; e i templi principali, meta di preghiera e di svago per la popolazione, affrontati da tutti e tre i maestri, compreso Hasui, in epoca più moderna. Spiccano le stampe delle Cento vedute di luoghi celebri di Edo, ultima opera di Hiroshige interrotta dalla morte nel 1858, che testimonia l’adozione di uno sguardo fotografico costruito con importanti close-up che risentono dell’epoca di apertura verso l’esterno del Paese e la grande sensibilità di questi maestri per la luce – si notino le vedute notturne con la luna – e per i cambiamenti stagionali.
 
In viaggio lungo le vie del Giappone offre la visione – attraverso alcune significative stampe delle serie più importanti di Hokusai e Hiroshige – di località e attrazioni notevoli lungo il Tōkaidō, l’antica strada costiera orientale giapponese, come mostra la mappa a volo d’uccello di Hokusai, o delle provincie più lontane: ponti sospesi e di pietra, scorci del monte Fuji lungo vie fiancheggiate da alberi, guadi di fiume da attraversare, scogliere, templi ma anche case rurali, e soprattutto di nuovo la bellezza di ogni località nella stagione più consona: con la neve (Kanbara), sotto la pioggia battente (Shōno), con gli aceri arrossati o sotto la luna piena autunnale, che si moltiplica nel suo riflesso sulle risaie.
 
Luoghi della poesia è una sezione che attraverso le opere di Hokusai, tratte dalle sue due più importanti serie dedicate ai poeti cinesi e giapponesi della classicità, propone una visione del paesaggio nel suo significato letterario, idealizzato (o liberamente interpretato): Cento poesie per cento poeti in Racconti illustrati della balia, serie sviluppata in orizzontale, e Specchio dei poeti cinesi e giapponesi, in verticale. Furono tra le ultime creazioni di Hokusai per il grande mercato prima di ritirarsi e dedicarsi esclusivamente alla pittura su rotoli; sono molto diverse nei colori rispetto alle precedenti serie e sono testimonianza del riferimento poetico e letterario nella trasmissione visiva del paesaggio nella tradizione giapponese.
 
Vedute del Fuji chiude la mostra accompagnando il visitatore in una sorta di pellegrinaggio al luogo simbolo del Giappone, il sacro monte Fuji, attraverso le famose Trentasei vedute del Monte Fuji di Hokusai, tra cui La Grande Onda presso la costa di Kanagawa e il Fuji Rosso, le due icone della serie, alcune vedute tratte dalla omonima serie creata da Hiroshige oltre un ventennio dopo secondo uno sguardo occidentalizzato e una veduta di Hasui del 1930, unica ma di grande forza per l’assoluta modernità.  

Manuela Marascio

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