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Economia e lavoro | 12 novembre 2019, 17:21

Embraco e Olisistem, due crisi da 400 posti ciascuna. Cirio all'attacco: "Basta fiducia a chi non parte con la produzione". Nosiglia incontra i lavoratori di Settimo

Il governatore del Piemonte: "A Roma si decidano, questo stallo è inaccettabile". Ieri, all'Amma, un nuovo passo indietro sul processo di reindustrializzazione nel confronto tra azienda e sindacati. L'arcivescovo: "Non si può accettare che la cultura del profitto incrini l'identità sociale di un territorio"

Embraco e Olisistem, due crisi da 400 posti ciascuna. Cirio all'attacco: "Basta fiducia a chi non parte con la produzione". Nosiglia incontra i lavoratori di Settimo

"La smettano di dare proroghe di fiducia a chi sta dimostrando con i fatti di non partire con la produzione". Il giudizio di Alberto Cirio, governatore del Piemonte, è estremamente severo dopo le ultime evoluzioni della vicenda Embraco-Ventures. Ne ha parlato a margine della presentazione della Fiera dell’editoria di Cavallermaggiore, questa mattina a Torino.

Dopo l'ultimo vertice al Mise, infatti, la proprietà che aveva rilevato lo stabilimento di Riva di Chieri da Whirlpool aveva rassicurato su un cambio di passo e una discontinuità legata anche a un nuovo amministratore delegato. Ma nulla di tutto questo si è realizzato. E al termine della riunione di ieri tra azienda e sindacati, presso Amma, un nuovo passo indietro, con l'ipotesi di rimettere tutti i lavoratori in cassa integrazione in attesa che si trovino nuovi investitori in grado di rilevare e reindustrializzare la fabbrica, così da preservare quel che resta (circa 9 milioni su 16) del Fondo lasciato in dote da chi ha ceduto il testimone. Proprio oggi, nel pomeriggio, si sono tenute le assemblee dei lavoratori con le rsu per valutare questo tipo di scenari. I dipendenti, prima di accettare qualunque tipo di proposta, vogliono il pagamento di alcune pendenze fiscali dell'ultimo trimestre. Domani dunque le loro richieste saranno sintetizzate in un documento che sarà consegnato ai rappresentanti di Ventures, intanto è stato chiesto un nuovo incontro in Regione con tutte le parti interessate per continuare a tenere sotto controllo una situazione sempre più complessa.

"Da Roma si decidano - incalza il presidente della Regione - perché il problema più grande è continuare a non fare niente. Se un piano B deve partire, bisogna dire innanzitutto che il piano A non ha funzionato. Invece, per non dover chiarire che qualcuno ha sbagliato, si tiene in piedi una cosa che non regge. Ma restare ad aspettare non è più accettabile". E ancora: "La Regione non molla la presa di un millimetro: siamo coi lavoratori a tenere alta l'attenzione e a tenere aperto il tavolo con il ministero. Ma non dimentichiamo che questa è una scelta del Mise, figlia di promesse fatte ai lavoratori. Chi ha sbagliato si assuma le proprie responsabilità. Se potessimo gestire noi la crisi con l'autonomia regionale forse lo faremmo in modo diverso. Ma non basta garantire il paracadute, che è importante: vorremmo garantire che le persone abbiano un lavoro".

Intanto, da una crisi all'altra tra quelle che affliggono il tessuto produttivo torinese, nel primo pomeriggio l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha incontrato i lavoratori della Olisistem di Settimo Torinese. Anche qui, come per Embraco, i posti di lavoro in gioco sono circa 400. "Sono venuto qui tra voi per esprimervi tutta la mia vicinanza e solidarietà per la situazione difficile che state vivendo in questi mesi - ha detto l'alto prelato -. Si dice che se le fatiche vengono condivise, anche quelle più drammatiche, diventano più “leggere” e sopportabili. Vivere da soli produce tristezza e depressione, soprattutto nei momenti più bui. Sono venuto per condividere le vostre fatiche e portarmi a casa un po’ delle vostre preoccupazioni. Queste diverse crisi che si accendono nel nostro territorio rischiano di interpellare solo le persone e le organizzazioni coinvolte". 

"Il lavoro, un tempo, avrebbe aggregato e fatto scendere in piazza migliaia di persone - ha aggiunto Nosiglia nel suo intervento -. Oggi appare solamente tra i fatti di cronaca, senza suscitare un movimento collettivo in grado di dare rappresentanza ed essere ascoltato e proporre soluzioni. Da diversi anni mi ritrovo ad ascoltare le situazioni di aziende che stanno vivendo acuti momenti di crisi, creando disoccupazione e disagio sociale e depauperamento del territorio. Non possiamo accettare, come comunità cristiana e civile, in silenzio e con rassegnazione questa prospettiva. Non possiamo accettare che la cultura del “profitto per il profitto” incrini l’identità sociale di un territorio. A tutto ciò serve reagire per allontanare la paura e il disorientamento".
 

"L’economia deve recuperare la sua anima, altrimenti le scelte saranno sempre orientate da criteri spesso in contrasto con le esigenze delle persone. So bene come la vostra situazione spesso somigli più a un lavoro in cui conta esclusivamente il risultato e la prestazione. Non è un’economia che può fare bene alle persone e alla società. Voi mi avete raccontato la storia di questa azienda e della sua ultima fatica che rischia di mettere a repentaglio la vita di 400 persone. Mi avete raccontato le vicissitudini di questi anni e soprattutto di questi ultimi mesi, dove una società che presta servizi ad altre realtà del mondo del lavoro rischia di venire meno del proprio lavoro per scelte poco chiare e poco etiche. Non tocca alla Chiesa certo indicare soluzioni concrete al riguardo, ma richiamare con forza tutte le parti in causa a fare ogni sforzo, con responsabilità, per superare queste situazioni e ritrovare la via di uno sviluppo che salvaguardi il bene più prezioso, che è l’uomo che lavora e la sua famiglia".

Massimiliano Sciullo

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