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Nuove Note | 29 dicembre 2019, 06:00

Massimo Rumiano: interiorizzo la musica degli artisti che mi ispirano per creare la mia

Al momento è impegnato nella promozione del disco, in nuove collaborazioni e a realizzare nuovi brani.

Massimo Rumiano: interiorizzo la musica degli artisti che mi ispirano per creare la mia

Massimo Rumiano si è avvicinato da piccolo alla musica e agli strumenti a corda e a tasti per poi studiare sotto la guida del maestro Gigi Rivetti. Negli anni si è misurato con diversi generi, dal Blues alla Disco music passando per Funk e Gospel. Proprio a quest’ultimo genere è lagato il suo disco Soul Tracks v. 1, si tratta di “beat” realizzati in home recording, ma realizzati anche con l’appoggio di alcuni amici vecchi e nuovi. Al momento è impegnato nella promozione del disco, in nuove collaborazioni e a realizzare nuovi brani.

Come si è avvicinato alla musica Massimo Rumiano?

Ho respirato musica fin da piccolo. Mio padre suonava la chitarra elettrica ed ho avuto occasione di mettere le mani su strumenti a tasti e a corda prima ancora di iniziare a camminare. Dato che ero principalmente attratto da un Farfisa Soundmaker, un sintetizzatore di fabbricazione italiana di fine anni ’70, all’età di tredici anni ho iniziato a essere seguito dal maestro di pianoforte Gigi Rivetti che mi ha fornito solide basi teoriche e mi ha anche indirizzato al mondo della produzione musicale. Non ho mai avuto molta destrezza nei lavori manuali per cui, tramite la musica, mi affascinava l’idea di poter “creare” qualcosa in autonomia. L’imprinting musicale, essenzialmente Rock e Rhythm and Blues, è avvenuto a mezzo dei classici stranieri americani e anglosassoni, così è rimasto. Ancora oggi prediligo le sonorità del cantato in lingua inglese come parte integrante del tessuto di un brano.

 

Come nasce un tuo brano?

I brani che scrivo nascono essenzialmente per emulazione. Quando scopro un artista a cui sento di essere affine, ascolto ripetutamente i vari aspetti delle sue composizioni. Una volta interiorizzate, le elaboro più o meno inconsciamente e come risultato produco a mia volta una traccia, solitamente di tipo strumentale. È una sorta di tributo agli artisti che più mi influenzano in quanto, oltre al senso di emulazione, aggiungo ovviamente degli elementi legati al gusto personale. Dato che mi sento un po’ un batterista mancato, per me è essenziale la ritmica, la pulsazione del brano e a volte parto proprio da quella. Diversamente individuo un giro armonico accattivante e sviluppo un’idea di arrangiamento. Se presente, costruisco la melodia su questa base, cosa che normalmente andrebbe fatta per prima, ma non essendo un cantante non rientra nel mio flusso compositivo naturale.

 

Fai parte del collettivo In Da Funk, raccontaci di questa esperienza e del tuo personale contributo al progetto.

Sono entrato a far parte del collettivo In Da Funk a maggio 2015 dopo alcuni mesi trascorsi a frequentare le jam che allora avvenivano al Lab in piazza Vittorio a Torino. Sono grato per questa opportunità perché mi ha permesso di confrontarmi con persone di grande esperienza e preparazione e, inoltre, mi ha insegnato a rimanere sempre al servizio della musica. Notoriamente durante le jam si ha poco tempo a disposizione per approfittare del palco, si incontrano musicisti mai visti prima ai quali si vuole lasciare una buona impressione, con questi ingredienti è facile scivolare nell’individualismo. Ciò che invece dovrebbe rimanere al primo posto è la creazione di un sound collettivo in cui nessun musicista prevarica sull’altro, ma ci si ascolta reciprocamente avendo chiaro il contesto in cui si sta suonando. Io ho una passione per gli strumenti vintage elettromeccanici come Hammond, Rhodes, Clavinet, etc., per cui il mio contributo consiste nel mantenere fedeli le sonorità del Funk delle origini che molto spesso riproponiamo a inizio serata.

 

Parlaci di Soul Tracks v. 1

Negli ultimi anni ho avuto varie esperienze con alcuni gruppi Gospel del torinese. Si tratta di un genere assolutamente trasversale per tutto quello che riguarda il Soul, l’RnB, l’Hip Hop e la musica black in generale, per cui mi sono progressivamente avvicinato a queste sonorità. Robert Glasper, Erykah Badu, Lauryn Hill per citare alcuni artisti correlati, passando dalla scena underground di Los Angeles come Moonchild, J3PO, Nick Semrad e spulciando nel sottobosco Chillhop/LoFi. Aiutato dai canali social, all’inizio del 2019 ho rilasciato in rete alcune brevi tracce che strizzano l’occhio ai generi sopracitati. Soddisfatto del risultato ho deciso di elaborare qualcuna di queste tracce per strutturarle in un breve album e dare quindi una forma a questo mio particolare momento musicale. Si tratta principalmente di “beat” realizzati in home recording, ma mi sono anche appoggiato ad alcuni amici vecchi e nuovi che hanno contribuito in vario modo alla realizzazione dell’album, dal prestare la propria voce, ad aggiungere parti suonate fino a entrare nel merito della realizzazione del brano stesso. Al termine dell’estate ho incontrato i ragazzi della Blue Mama Records che mi hanno accolto nel loro roster con grande professionalità facendomi sentire subito a mio agio. Prossimamente usciranno dei comunicati per annunciare le varie fasi di rilascio dell’album.

 

Stai lavorando a nuovi pezzi per un nuovo disco?

Ho volutamente titolato l’album Soul Tracks vol.1 in modo da includere un vol. 2, per cui sì, il processo creativo è in corso, anche se deve sottostare ai miei tempi che solitamente sono abbastanza lunghi..!

 

La tua Torino musicale e non.

Torino è considerata da molti una città molto attiva dal punto di vista musicale e, nonostante a volte gli spazi vengano a mancare e la burocrazia non aiuti, il fermento dei musicisti di zona trova comunque modo di emergere. Di base credo che alcune mode musicali influenzino l’andamento generale del fare musica a Torino, com’è naturale che sia, ma in qualche modo si creano delle realtà in grado di rielaborare queste tendenze e tirarne fuori qualcosa di originale. È ormai scontato citare i Subsonica, veri pilastri del rock elettronico in Italia, ma la vertiginosa ascesa di Willie Peyote a mio avviso ne è un altro esempio. È Rap, è cantautorato, è tutte queste cose e anche di più ma, nonostante non sia facile inquadrarlo (sempre che sia davvero necessario) è riuscito a spiazzare tutti con il suo essere genuino e ritengo che questa sia la vera forza della creatività torinese.

Per il resto trovo Torino una città molto affascinante. Da fotografo amatoriale sono attratto dalle linee di fuga disegnate dalle architetture e le strade perpendicolari del centro offrono molti spunti in questo senso. Amo passeggiare per le vie del Quadrilatero meravigliandomi di come l’impianto viario sia rimasto pressoché invariato da quello dell’accampamento romano fondato più di duemila anni fa e ne cerco i segni ancora visibili. Personalmente sono più attratto dalle città di stampo medievale, ma ho imparato ad apprezzare anche le architetture barocche cinque e settecentesche che talvolta ti trasportano in atmosfere degne della Parigi bohemienne, come in piazza IV Marzo (la mia preferita) o in via Conte Verde. L’offerta culturale poi è di livello, sia per quanto riguarda mostre/eventi che per la formazione. Ho appositamente omesso l’argomento movida perché non ne sono un particolare fruitore e anche perché, dati gli avvenimenti e gli sviluppi degli ultimi anni, si tratta di un tema delicato, in bilico fra l’ottimo potenziale della città e la relativa mancanza e/o sottrazione di spazi adeguati.

 

News, live in programma, appuntamenti.

La fine dell’anno è un traguardo che permette di tirare le fila e ricalibrarsi, per cui le prossime news sono un po’ tutte in divenire. Sicuramente avrò il mio daffare per quanto riguarda la promozione del disco che, di questi tempi, viaggia in larga misura sui social media e che, in questo senso, sottrae molto tempo. Poi non mancheranno gli appuntamenti musicali, col collettivo In Da Funk saremo ospiti del CAP 10100 il prossimo 5 gennaio per una serata all’insegna del groove. Tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio riprenderanno anche le attività di un paio di progetti con cui collaboro cioè il Funk e Soul vecchio stampo con Silvio Ferro and the Soul Mates e l’interessante proposta Hip Hop/NuSoul del rapper Mightee Mike che si sta concretizzando con altri validi musicisti.

Maggiori info su

https://www.facebook.com/MaxRumianoProject/

Federica Monello

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