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| mercoledì 20 settembre 2017, 16:42

Il cortile del Filadelfia, la moderna agorà dei tifosi granata

Eppure per 23 anni quel cortile e quell'area sono stati abbandonati. E oggi solo una volta alla settimana è possibile andare a vedere gli allenamenti, altrimenti sempre a porte chiuse

In tutte le culture del mondo, a qualsiasi latitudine, in qualsiasi epoca, la piazza ha sempre avuto un ruolo fondamentale nella vita sociale delle genti che vi gravitavano intorno e dei popoli in generale.

Nelle piazze ci si adunava per osannare il Re o per insorgere contro il tiranno, per celebrare i matrimoni o per eseguire le sentenze, per barattare beni e servizi o per scambiare profonde opinioni o futili chiacchiere, per festeggiare le vittorie o piangere i lutti. Insomma, che si trattasse di ricorrenze liete o tristi, la piazza era il fulcro della vita sociale.

I tifosi della squadra di calcio del Torino erano quelli che più di ogni altra in Italia, avevano questo luogo e che più di ogni altra lo sentivano proprio, lo cullavano e lo tenevano vivo e caro. Era il cortile del Filadelfia.

Per decenni aveva costituito il cuore pulsante della tifoseria, il posto dove ogni differenza sociale era livellata in nome della comune Fede Granata. Qui vedevi lo studente e l’operaio, discutere pari a pari con il docente e l’industriale. Qui vedevi padri e figli mandarsi calorosamente a quel paese, per un attimo dimentichi della scala gerarchica familiare. Qui ogni opinione aveva diritto di cittadinanza, salvo poi essere smentita dai fatti e le discussioni terminavano solo al tramonto, salvo ricominciare all’alba del giorno seguente. 

In questo cortile le auto dei giocatori fendevano due ali di tifosi per arrivare a parcheggiare e gli eroi della domenica, quando scendevano, erano calorosamente applauditi quando davano il massimo per la maglia, ma venivano aspramente rimbrottati se non lo facevano, vis a vis, senza barriere di mezzo, ma senza che la situazione fosse mai trascesa o degenerata a livelli inaccettabili.

Questo era il cordone ombelicale che univa il cuore dei tifosi con le gambe e le teste dei giocatori, per ottenere sempre il meglio. Da qui scorreva quella linfa vitale che sorreggeva e dava animo alla squadra nei momenti di difficoltà o di dolore. Il 30 giugno 1994, questo cordone venne brutalmente reciso, con l’abbandono definitivo del Fila. 

Per ventitré lunghi anni, abbiamo combattuto per ridare vita al Filadelfia e ripristinare questo collegamento vitale. Il 25 maggio di quest’anno, il Filadelfia è tornato a vivere. La speranza del Popolo Granata era che anche il cortile ritornasse ad assumere quella funzione che lo aveva caratterizzato, esempio unico nel panorama calcistico nazionale, ma così non è stato.

Malgrado gli architetti, su nostra specifica indicazione, avessero progettato il cortile in modo tale che da nessun punto fosse possibile vedere il terreno di gioco principale, per consentire la presenza in loco di tifosi, anche quando gli allenamenti fossero stati a porte chiuse, oggi la gente granata scopre che l’apertura sarà limitata ai giorni di allenamento a porte aperte, da un’ora prima a un’ora dopo gli allenamenti stessi. 

Lo scellerato contratto tra la Fondazione e il Torino, parla chiaro, malgrado sia palesemente contrario allo statuto, voluto e sottoscritto da tutti, che dice che il cortile deve ritornare ad avere il suo ruolo di un tempo. A questo punto sarebbe interessante capire chi abbia voluto questo e perché. Quale ragione c’era di tenere i tifosi lontani dal cortile? Non sono graditi occhi e orecchie indiscreti? Adesso, nel più italico stile, si cerca di chiudere la stalla quando i buoi sono già usciti e di mettere una pezza, se si può.

A me resta la magra consolazione di aver votato contro a questa vergogna, ma non solo a questa. Beccaria, il rompiscatole, il mai contento, forse aveva visto lungo e tutti torti non ce li aveva. 

Domenico Beccaria

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