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| giovedì 08 novembre 2018, 16:28

Al MAO di Torino la mostra "Tattoo. L'arte sulla pelle" (FOTO)

Artisti contemporanei, tatuatori, tatuati e personaggi si mescolano e dialogano in un percorso suggestivo in 184 opere

Al MAO di Torino la mostra "Tattoo. L'arte sulla pelle" (FOTO)

Le prostitute e gli ecclesiali, gli schiavi dei barbari germanici e i figli dei Fiori, fino all'arte contemporanea, uniti da un unico denominatore: il tatuaggio. Inaugura oggi al MAO "Tattoo. L'arte sulla pelle", dove artisti contemporanei, tatuatori, tatuati e personaggi si mescolano e dialogano in un percorso suggestivo in 184 opere.

Nelle sale del Museo d'Arte Orientale vediamo una sezione dedicata al Giappone. A partire dal 1750 i disegni sulla pelle a fine decorativi divennero una pratica molto comune tra le classi sociali considerate umili. Agli inizi del XIX secolo il tatuaggio viene eseguito anche tra gli attori del teatro kabuki e in seguito tra gli affiliati alla yakusa, la mafia giapponese. I soggetti preferiti sono draghi, volti umani e i temi dei racconti popolari.

La seconda sezione è dedicata al sud-est asiatico, dove il tatuaggio diventa simbolo spesso di un rito di passaggio. La terza sezione "Outcast" esplora l'Ottocento, quando gli antropologi identificavano il tattoo come segno di devianza. Per l'antropologo criminale Cesare Lombroso l'incisione sulla pelle accomuna i marginali "nostrani" e i primitivi, entrambi confinati in una condizione di inferiorità. 

In occidente, tra gli anni Settanta e Ottanta del 900, il tatuaggio diventa uno dei segni della cultura giovanile, soprattutto grazie alla scena punk e skinhead. Negli anni Novanta diventa un "oggetto di massa". Aumentano gli artisti che utilizzano il tatuaggio come linguaggio espressivo: il fiammingo Wim Delvoye ha tatuato grossi maiali non destinati all'alimentazione e lasciati morire di vecchiaia; lo spagnolo Santiago Sierra ne fa un uso politico e trasgressivo; il messicano Dr.Lanka si dedica a minuziosi disegni e interventi di street art. Tra gli italiani inoltre le fotografie ritoccate da Plinio Martelli e le statue in marmo di Fabio Viale. 

"Per la prima volta - ha evidenziato il Presidente della Fondazione Torino Museo Maurizio Cibrario - il museo cerca di uscire dalla sua mura con questa mostra che durerà fino al 3 marzo: in calendario tanti eventi collaterali in giro per la città".

Cinzia Gatti

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