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| giovedì 06 dicembre 2018, 13:40

I No TAV scaldano i motori per l'8 dicembre: "Nemmeno la Francia vuole la Torino-Lione. Ma spera sia l'Italia a fare il primo passo". In piazza anche alcuni francesi con gilet giallo

Il fronte che si oppone alla grande opera rilancia le parole d'ordine: "Non crea lavoro e non porta benefici alle aziende del territorio. Le risorse siano usate per opere più importanti tra sicurezza e manutenzione"

I No TAV scaldano i motori per l'8 dicembre: "Nemmeno la Francia vuole la Torino-Lione. Ma spera sia l'Italia a fare il primo passo". In piazza anche alcuni francesi con gilet giallo

Solo 48 ore. Anche meno. Poi la piazza di Torino che è stata Sì TAV diventerà No TAV. A scendere in piazza sarà il movimento che storicamente si oppone alla Torino-Lione. E i concetti che risuoneranno nelle strade saranno ancora una volta dei "classici". L'8 dicembre non è una data casuale: da anni è la Giornata contro le "Grandi opere inutili e imposte". E Torino sarà solo una delle piazze che andranno a comporre un mosaico più ampio. Si parte alle 14 da piazza Statuto, passando per porta Susa e via Cernaia per arrivare proprio in piazza Castello. "Ma non ci interessa fare la gara delle fotografie". E sabato in piazza ci saranno anche alcuni sindaci francesi della Maurienne, vicino a Modane, come Villarodin Bourget, con una delegazione di amministratori che testimonia la presenza di un fronte di opposizione anche in territorio francese. Forse addirittura vestiti con i famosi Gilet Gialli che vestono anche i manifestanti che stanno tenendo in scacco la Francia in questi giorni.

"C'è un'omissione su quelle che sono le reali necessità del Paese - dice Sandro Plano, presidente della Comunità Montana Valle di Susa e sindaco di Susa - e il ponte di Genova è stato un esempio chiaro di quanti interventi di manutenzione e di sicurezza servono in Italia". "Che si vada rapidamente da Torino e Lione per le nostre madamin è assolutamente irrilevante. I collegamenti Italia-Francia per merci e persone è già assicurato così, senza gap tecnologico". E aggiunge: "Gli incontri si fanno in teleconferenza e, quando si compra dalla Cina, si attendono anche mesi. Quindi le sorti del Piemonte non dipendono dalla Torino-Lione".

"È una fake news che il TAV porta lavoro e tutto il resto no - aggiunge Alberto Perino, storico attivista e leader del fronte No Tav - visto che in realtà ne porta poco e precario. E non ha portato gli investimenti che si sbandierano in giro. Se solo si volesse mettere gli edifici pubblici in linea con le regole dello Stato, le piccole e medie imprese avrebbero lavoro garantito per i prossimi vent'anni e forse ancora per oltre. Pensate a scuole, ospedali o il riassetto idrogeologico e la sicurezza contro gli incendi". "Proprio a Bussoleno ci sono ancora, dopo la frana, famiglie che vivono negli alberghi. E dei lavori per il Tav le piccole e medie non raccoglierebbero nemmeno le briciole".

E aggiunge: "Peraltro le aziende che lavorano per il Tav stanno tutte sull'orlo del fallimento, non riescono a stare sul mercato. "E torneremo a mettere i teli sul Musiné per ricomporre la scritta TAV = mafia", sillaba Perino.

"Perché gli im-prenditori (specifica Perino, il trattino, più volte, ndr) non mettono loro i soldi in questa opera, visto che è così remunerativa? - incalza l'attivista -. C'è molto più lavoro a intervenire per la salute e la vita delle persone". E ammette, infine: "Ci hanno fatto un favore enorme, perché senza la manifestazione del 10 novembre nessuno avrebbe dato la stessa attenzione al tema TAV in questo periodo. E non sapete quanto la frase sulla capra e sui montagnini ha fatto arrabbiare ancora di più la gente delle valli, specie da chi poi viene in Valsusa a sciare e a comprare le tome da chi ha quelle capre".

"La Francia non vuole la Torino-Lione, ma vuole che sia l'Italia a dirlo, in modo da poter tenere buoni rapporti a livello internazionale - dice Paolo Prieri del movimento No Tav -. C'è poi un articolo dell'accordo, il numero 16, che impone la disponibilità dei fondi per partire con i lavori. E quei fondi non ci sono". "Noi per primi, tra l'altro, non vogliamo che i Fondi Europei vadano persi, ma che siano utilizzati per altre necessità". Torna poi d'attualità il costo per chilometro: "Paga molto di più l'Italia della Francia, per farli desistere basterebbe dire loro che se la pagassero".

"Oggi non parliamo di numeri - sottolinea il professor Angelo Tartaglia, docente universitario -, ma di concetti. E uno di questi è che il modello economico che fa spingere per la TAV è ormai in crisi da tempo. E la manifestazione di piazza Castello ha dimostrato che, mentre noi abbiamo cose da dire ed elementi e documenti, dall'altra parte si ragiona senza ideologia".

"C'è una narrazione sul Tav che è completamente fasulla e va smontata - conclude Francesca Frediani, consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle -: il Tav è e resta un buco in una montagna e il futuro dei giovani e non solo non dipende certo da quel buco nella montagna. Anzi. E non è altrettanto vero che il tunnel del Frejus non è sicuro, mentre è stato detto che se un convoglio prende fuoco lì dentro allora muoiono tutti. È un fatto gravissimo. Chi è convinto che non sia sicuro, corra subito in procura a fare denuncia. Associare il tunnel del Frejus al ponte Morandi è fare terrorismo. C'è un'ideologia da smontare".

"Si è detto che la manifestazione del 10 novembre ha cambiato il mondo - aggiunge Lele Rizzo, altro volto noto del movimento No Tav - ma io di manifestazioni ne ho fatte tante e non sono sicuro che sia così. Ne abbiamo però fatte che hanno influenzato la discussione politica, dal 2005 in poi. Forse non ci saranno la stessa importanza e attenzione che è stata data alla piazza Si TAV. Ma ci è stata lanciata sotto traccia una sfida e noi la accettiamo, venendo a parlare alle persone e alla città, invece di manifestare come sempre in Valsusa". "Diremo cose chiare e semplici, non perché siamo montagnini con la capretta che devono soostarsi in un'altra valle - prosegue -: non siamo fricchettoni giamaicani che vogliono la decrescita felice e non siamo retrogradi. Ci dipingono in maniera pittoresca, ma noi semplicemente vogliamo ragionare su un'opera che è solo un simbolo in cui nessuno vuole investire e di cui nessuno sa nulla. Quelle sono le idee vecchie, per Torino come per il pianeta". "Visto che si è aperto un dibattito, anche se taroccato, noi in quel dibattito vogliamo entrarci. Anche a gamba tesa: arriviamo alla manifestazione dopo molte assemblee".

Massimiliano Sciullo

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