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Cultura | lunedì 18 gennaio 2016, 18:46

Al Teatro Tedacà di Torino arriva in scena "Due passi sono"

Pluripremiato spettacolo che ha oltre 120 repliche al suo attivo e quattro anni di storia, è in scena venerdì 22 gennaio al Teatro Tedacà di Torino

 Opera scritta, diretta e interpretata da Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, suggello di un sodalizio pluriennale dei due artisti.  

La pièce è incentrata su un uomo e una donna dalle fattezze ridotte che si ritrovano sul grande palco dell’esistenza. Sono nascosti nel loro mistero di vita ridotti in uno spazio sempre più minuscolo, dall’arredamento essenziale, stranamente deforme. Attraversano le sezioni della loro goffa e grottesca vita/giornata condivisa.

Sembrano essere chiusi in una asettica scatoletta di metallo, fino al momento in cui un “balzo” aprirà la custodia del loro carillon…  

Lo spettacolo ha vinto Scenario per Ustica 2011, Premio In Box 2012 e Premio Internazionale T. Pomodoro 2013. Fa parte della Trilogia dedicata al tema del Limite insieme a “T/Empio, critica della ragion giusta” (vincitore Teatri del Sacro 2013 e finalista al Bando Ne(x)twork 2013) e “Conferenza tragicheffimera – sui concetti ingannevoli dell’arte” (vincitore del Premio di produzione E45 Napoli Fringe Festival 2103).

La Trilogia del Limite definisce un progetto la cui realizzazione è stata presentata in anteprima per il Cartellone del Teatro Stabile di Messina, volto alla fruizione degli spettacoli in tre luoghi diversi: Teatro/Tribunale/Manicomio. Un programma di Teatro itinerante che giunge nei luoghi della socialità, come un abbraccio culturale dello spazio cittadino: una de-costruzione del concetto di teatro nella logica di una ri-contestualizzazione dell’arte nel mondo.  

A proposito dell’opera “Due passi sono” scrivono Giuseppe Carullo e Cristiana Minasi, anime del progetto: Vogliamo, tra le righe della poesia, farci portavoce di una generazione presa dai tarli cui è preclusa la possibilità di realizzare, con onestà e senza compromessi, le proprie ambizioni.

Sentiamo pesante l’immortalità della tragica favola di Romeo e Giulietta lì dove nulla di vivo resta se non i vecchi, la cui faida e il cui egoismo, non il caso, hanno ucciso i giovani. Romeo e Giulietta potranno finalmente stare insieme ma solo nella cripta, col loro amore per l’eternità nelle statue d’oro che i carnefici eleveranno a ricordo. Abbiamo voglia di sfidare il mito e celebrare il lieto fine nella vita, o quantomeno nella speranza della stessa, e non nella morte avendo avuto la paradossale e sacrale fortuna di toccarla in vita.

Così tra le piccole e grandi, tra le giustificate e ingiustificate, paure di questo percorso di conoscenza chiamato vita, per gioco e incanto, ci si abbandona al sonno vero del sogno lì dove nasce la nuova Bianca vita, progenie che darà continuità al piccolo amore, sempre custodito in ogni cuore.

CS

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