Altri sport - 19 giugno 2016, 07:30

Hockey Valpellice, la rabbia di Cogno: "Siamo stati cacciati dall'hockey"

Il presidente della società piemontese è arrabbiato per la mancata iscrizione alla Serie B: "Non potevamo iscriverci all'AHL perché non c'è un format, ma la FISG non ci ha concesso una proroga per la Serie B"

Una brutta settimana, quella appena vissuta dallo sport torinese, che oltre alla rinuncia del Volley Parella alla partecipazione alla Serie A2, ha visto anche l’Hockey Club Valpellice non iscritto alla nuova AHL (campionato transfrontaliero con squadre minori delle leghe slovena e austriaca) che ha preso il posto della defunta Serie A, ma anche alla Serie B, perché la FISG, quasi come a voler regolare i conti nei confronti della società piemontese per le critiche ricevute in queste mesi. Abbiamo contattato telefonicamente il presidente del Valpellice, Marco Cogno, che ha espresso tutta la sua delusione per quanto accaduto.  

Buongiorno presidente, dopo la rinuncia alla nuova AHL la Federazione non vi ha concesso alcuna proroga per l’iscrizione alla Serie B. Qual è la sua reazione?
«Sono arrabbiato, perché è accaduto qualcosa di abbastanza scandaloso. In pochi mesi la FISG ha cancellato la Serie A, creando questo campionato AHL con Slovenia e Austria che non ha ancora un format chiaro e inoltre le squadre che prenderanno parte a questo torneo non potranno partecipare alla Coppa Italia, che vedrà ai nastri di partenza solo formazioni di B, rendendo questo torneo meno importante. Se avessimo partecipato all’AHL, quindi, non avremmo nemmeno potuto difendere la Coppa Italia conquistata nell’ultima stagione»
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Torniamo alla neonata AHL: cosa vi ha spinto a non accettare l’invito a questo torneo?
«Abbiamo ipotizzato, perché il format non è ancora chiaro, l’aumento dei costi che avremmo avuto per le trasferte. Solo l’iscrizione al campionato costava 18.000 euro, mentre dovendo viaggiare sempre nel Nord Est dell’Italia, in Austria e Slovenia, avremmo speso moltissimo, addirittura 100.000 euro in più rispetto alle spese precedenti, senza contare poi gli ingaggi dei giocatori. Dovevamo coprire questa cifra attraverso gli sponsor, ma cosa gli avremmo potuto dire per convincerli a sponsorizzarci se purtroppo non sapevamo nemmeno noi quale sarebbe stato il format del campionato e la copertura televisiva? Il 31 maggio sapevamo soltanto che si sarebbe giocato il mercoledì e il sabato, una cosa che ci avrebbe costretto a fare spesso avanti e indietro, non potendoci fermare per tutta la settimana».

A questo punto avete chiesto l’iscrizione alla Serie B.
«Si, abbiamo fatto un’assemblea il 9 giugno nella quale si è votato per rinunciare all’AHL e partecipare alla B. Abbiamo fatto la richiesta delle norme federali per l’iscrizione, che abbiamo ricevuto il 14 giugno, ma avremmo avuto un solo giorno per iscriverci, visto che il limite fissato era il 15. Abbiamo chiesto due settimane di proroga, perché ovviamente per trovare degli sponsor avevamo bisogno di tempo, visto che è più complicato per la B. Vero, questa categoria costa meno, ma ci sono sempre 16 squadre, di cui 12 del Trentino Alto Adige, e le trasferte hanno sempre lo stesso costo, mentre gli sponsor pagano meno un campionato che ha un interesse più basso. In questo scenario ci hanno negato la proroga di due settimane e in pratica ci hanno buttato fuori dal mondo dell’hockey».

Insomma la FISG non ha fatto nulla per aiutarvi.
«Loro diranno che non ci siamo iscritti perché abbiamo dei debiti con la Federazione, quando in realtà i problemi riguardano la copertura finanziaria della nuova stagione, perché anche se non avessimo avuto un centesimo di debito, non avremmo mai partecipato all'AHL perché il format è poco chiaro e abbiamo così perso il main sponsor. Senza certezze di format, squadre e regolamento non era possibile andare a chiedere soldi agli sponsor. La realtà è che siamo stati cacciati dall’hockey».

A questo punto cosa farete?
«Andremo avanti con l’attività giovanile, inoltre chiederemo una wild card il prossimo anno per rientrare, altrimenti valuteremo anche alcune leghe private. Poi c’è sempre l’ipotesi di fare qualche ricorso».

Ci sta descrivendo un mondo dell’hockey su ghiaccio italiano davvero brutto. «Da anni si fanno soltanto errori. All’estero hanno lavorato bene, accelerando il processo di miglioramento degli atleti aumentando le squadre e liberalizzando il mercato. I tifosi assistono così a grandi partite, i palazzi si riempiono e i ragazzi si avvicinano a questo sport. Da noi invece hanno messo l’obbligo di avere 22 giocatori solo italiani. Soltanto tra Piemonte e Valle d’Aosta siamo cinque squadre: dove li troviamo 110 giocatori? Anche nell'AHL sono previsti solo 4 stranieri in rosa. La Federazione è miope, perché il livello è basso ma le spese aumentano, perché ovviamente se ho un mercato con pochi giocatori tra i quali scegliere, quelli a disposizione mi costano di più. In questa maniera le società si riempiono di debiti perché non si può attingere agli altri mercati e il livello crolla. Quando la Valpe giocava in serie B nelle stagioni 2007-2008 etc i roster potevano contare su diverse presenze di giocatori stranieri. Lo stadio contava quasi sempre il tutto esaurito e la passione per questo sport aumentava a dismisura. La gente faceva la coda fin dalle prime ore del mattino per accaparrarsi i biglietti delle partite di play off e l'entusiasmo era alle stelle. Adesso gli stadi sono mezzi vuoti e la Valpe, nell'ultima stagione della serie A, ha ottenuto il maggior numero di presenze per partita di tutto il Campionato.».

Ma a chi conviene tutto ciò?
«Non al movimento italiano, ma alle squadre del Nord Est che non vogliono l’ingresso delle grandi città nel mondo dell’hockey. Si fanno figli e figliastri, perché pensate che qualche anno fa la federazione pagò 20.000 euro di multa alla federazione austriaca perché aveva obbligato le squadre di serie B, che si erano già iscritte alla INL austriaca, a tornare in Italia per partecipare al campionato di serie A. Così gli austriaci avevano chiesto i danni alla Federazione Italiana, la quale versò i 20.000€ di multa.
Adesso la stessa Federazione consente all'Egna (che all'epoca era una delle formazioni iscritte al Campionato di B austriaco) di tornare in quel campionato, utilizzando una wild card che doveva essere spesa solo per i capoluoghi di provincia»
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Giorgio Capodaglio